I nemici della memoria

Ogni anno, il 27 gennaio, si celebra la Giornata della Memoria, evento ormai entrato nella coscienza collettiva italiana e internazionale. Oggi parlare di un evento come questo e, risalendo alla sua origine, di una tragedia come la Shoah, è più difficile che mai, perché ogni anno che passa ci allontana dagli eventi che hanno segnato il ‘900.

Il rischio è che la Giornata della Memoria diventi un automatismo, un evento sempre meno pregno del suo significato originario e vissuto solo come una data da segnare sul calendario, in modo impersonale, magari per la visita a qualche evento civico organizzato per l’occasione. Oppure, ancora peggio, che venga vissuto con fastidio, come un fardello, una colpa collettiva di eventi avvenuti in un passato sufficientemente remoto da non avere quasi più testimoni in vita, che ci viene rinfacciata ogni anno.

Ad aumentare il rischio contribuisce il fatto che, anche qualora questi sentimenti diventassero maggioritari, probabilmente non verrebbero espressi esplicitamente: perché rischiare di essere tacciati di antisemitismo quando basta non dire niente e magari postare il 27 gennaio su facebook qualcosa legato alla Shoah? Dunque, i nemici della Giornata della Memoria e, in generale, della vera memoria, sono il conformismo di facciata, l’assenza di discussione nella società, il rischio di coltivare silenziosamente ostilità verso chi ci ricorda periodi oscuri del nostro passato. Non è probabile che gli eventi vengano dimenticati, specialmente con i mezzi di comunicazione e diffusione odierni, ma è possibile che vengano privati del loro significato contestuale e universale, che siano vuoti e che non generino più riflessione e cambiamento, delle foto terribili che si guardano come immagini di un passato che non ci appartiene. Eppure oggi come non mai c’è bisogno di memoria. Viviamo un’epoca complessa, con poche certezze, caratterizzata da uno sviluppo esponenziale che rischia di sradicare i cardini della nostra società.

La memoria è l’unica cosa che può permettere all’umanità di proseguire in un percorso positivo di sviluppo. E tra le memorie, quelle dolorose sono le più preziose come lezione. Quindi, oggi, è fondamentale pensare alla Giornata della Memoria come un momento di riflessione collettiva, attiva, sentita, all’interno di una società ormai pacificata dal ricordo condiviso dei drammi del passato, un pensiero condiviso non soltanto su fatti specifici avvenuti negli anni ’40 del secolo scorso ma sulla ragione di ogni discriminazione e di ogni sopruso, su come superare le differenze per creare una società giusta, su quali leggi debbano essere condivise e rispettate da tutti, su come riportare la pace tra i popoli e le generazioni. Uno spirito nuovo per un evento che deve essere un patrimonio di tutti, non un’autoflagellazione, un’accentuazione delle differenze, un momento di separazione ma un’opportunità di condivisione, uno sforzo collettivo per migliorare, un’occasione pace.

E a questo dobbiamo contribuire tutti, le istituzioni e i cittadini, consapevoli che smettere di ricordare, pensare e condividere significa privarci del nostro patrimonio più grande.

Alessandro De Carlo, presidente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto