Polemica su raccolta farmaci non scaduti, Federfarma Verona si chiama fuori

La raccolta dei farmaci validi non scaduti, iniziativa avviata due anni fa a Verona dalla Fondazione Banco farmaceutico in collaborazione con la Federfarma locale, perde per strada proprio la sigla sindacale delle farmacie private della città scaligera, 15 delle quali erano coinvolte nella raccolta di medicine ancora utilizzabili da destinare ai cittadini più bisognosi.

Il sindacato provinciale dei titolari ha infatti deciso ieri di non rinnovare l’accordo con il Banco farmaceutico. Motivo, il coinvolgimento ufficiale nell’iniziativa di Farmaciunite, sigla sindacale nata proprio in Veneto, a Treviso, circa tre anni fa. Una presenza evidentemente vissuta come un’intrusione e decisamente non gradita, come spiega in un comunicato stampa la vicepresidente di Federfarma Verona Arianna Capri.

“Durante l’incontro con i soggetti preposti all’ampliamento dell’accordo analizzato e approvato in via preventiva tramite una bozza condivisa nei mesi scorsi, Federfarma Verona si è vista suo malgrado costretta ad astenersi dalla sottoscrizione in oggetto poiché ha visto riconosciuta e legittimata alla sottoscrizione di un nuovo e non previsto accordo “Farmacie Unite”, un’associazione che rappresenta sul territorio scaligero solo due farmacie” si legge nel comunicato.

“Federfarma Verona non può dichiarare legittima la partecipazione ai tavoli di lavoro istituzionali l’associazione in oggetto in quanto non ritenuta numericamente rappresentativa delle farmacie sul nostro territorio provinciale” afferma ancora Carpi “ed è quindi con grande rammarico che si troverà costretta ad abbandonare il progetto. La delusione nasce anche dal fatto di non vedere riconosciuto il proprio contributo numericamente e qualitativamente fondamentale per l’operatività dell’attività”.

Per questo, Federfarma Verona afferma di essere costretta a chiamarsi fuori, sia pure a malincuore. “La delusione” spiega Capri “nasce anche dal fatto di non vedere riconosciuto il proprio contributo numericamente e qualitativamente fondamentale per l’operatività dell’attività”.

Il sindacato, libero ovviamente di fare le scelte che meglio crede, nel caso di specie sembra tradire la pretesa di dettare regole e condizioni in un’iniziativa che, pur vedendolo protagonista, nasce dalla Fondazione Banco farmaceutico. Che, nella sua qualità di padrona di casa e titolare di un’iniziativa che ha finalità solidali, non può ovviamente che ragionare in termini di un allargamento del progetto, attraverso l’inclusione di tutti i soggetti di buona volontà che possono utilmente contribuire a perseguire gli obiettivi benefici.

All’origine della decisione di “autoesclusione” di Federfarma Verona, dunque, alla fine non sembra esserci altro che un presunto delitto di lesa primazia, o meglio di mancato riconoscimento di esclusività.

 

Dott. Lucio Zanetti