Professioni sanitarie solo a Roma?

Zaia e Coletto dicono di no

“Assurda ripartizione dei corsi universitari per le professioni sanitarie, ancora una volta facendosi beffe della equa divisione e favorendo gli atenei romani”. Con queste poche parole, il governatore del Veneto Luca Zaia apre un nuovo fronte autonomista con il governo annunciando la sua determinazione ad agire legalmente in assenza di ripensamenti del Palazzo romano.

Ma cosa è successo? Lo spiega lo stesso presidente regionale: “Stando al decreto del ministero dell’Università e Ricerca sembra che le professioni sanitarie si possano imparare solo nelle università romane. Cinquemila posti (a numero chiuso!!!!) su un totale di ventiquattromila, secondo questo decreto vengono tagliati a quasi tutte le Regioni e Province Autonome e spostati con la bacchetta magica sugli atenei del Lazio. Spero sia un errore o un eccesso di zelo di un burocrate romano, in caso contrario il Veneto è pronto a impugnare questo atto perlomeno incomprensibile”.

Il decreto si prefigge la programmazione 2017-2018 per l’accesso ai corsi universitari per la formazione delle professioni sanitarie come infermieri, ostetriche, tecnici di radiologia, tecnici di laboratorio: in tutto ben ventidue professioni sanitarie non mediche. Si capisce come sia un settore delicato e fondamentale per il buon funzionamento della sanità.

Il metodo scelto dal governo non soddisfa affatto Zaia. Per questo, dice il governatore, “il nostro assessore alla Sanità ha posto con forza la questione al tavolo della Commissione Salute delle Regioni, chiedendo la modifica del decreto a firma della ministra Fedeli, formalizzando, in caso contrario, l’intenzione del Veneto di impugnarlo e trovando ampia condivisione da parte dei colleghi di quasi tutte le altre Regioni”.

Con l’accordo Stato-Regioni del 25 maggio era stato elaborato e presentato al ministero della Salute il fabbisogno formativo. Solo che, a differenza che nelle assegnazioni precedenti, dell’Accordo Stato-Regioni non faceva parte il fabbisogno formulato dalle singole Regioni e Province Autonome. In un successivo incontro al ministero, ricostruiscono i tecnici del Veneto, sono stati discussi i numeri complessivi a livello nazionale dei potenziali posti da autorizzare per singola professione, anziché i posti da destinare ai singoli atenei per ogni corso di laurea. “Al riguardo – annota ancora il presidente del Veneto – il ministero si è riservato di decidere successivamente e in autonomia la ripartizione per ogni Università. E qui è cascato l’asino, perché per fortuna i nostri tecnici le carte le sanno leggere bene e hanno scoperto l’inghippo: un diluvio di posti nelle università romane, tagli a raffica dei posti in quasi tutte le altre Regioni”. In effetti il decreto Fedeli parla di “posti provvisori disponibili per i candidati… da perfezionare con successivo Decreto”. Dunque, concede Zaia: “Se per caso qualcuno avesse pensato: proviamoci e semmai con questo passaggio facciamo in tempo a cambiare, allora si metta al lavoro e cambi. Con l’attuale formulazione il decreto noi lo impugniamo”.

Se invece, ipotesi infausta, tutto dovesse restare così, per il Veneto si aprirebbero non pochi problemi, con il rischio di dover chiudere alcuni corsi. Un esempio calzante è quello dei tecnici di radiologia: il fabbisogno del Veneto è di 80 posti, ma ne vengono assegnati solo 51. Non va meglio per i tecnici di laboratorio (fabbisogno 50, assegnati 31) e per i tecnici della prevenzione (fabbisogno 30, assegnati 20). “E’ un meccanismo che sfiora l’assurdità – dice l’assessore regionale alla Sanità Luca Coletto, ieri all’uscita dalla riunione a Roma – anche alla luce del paradosso che questi corsi se li pagano le Regioni, alle quali viene però di fatto tolto il diritto costituzionale della programmazione in generale e di quella della formazione del personale sanitario in questo caso, secondo le reali loro esigenze”. Stesso giudizio anche sul meccanismo operativo che ” lascia increduli, con un programma informatico sulla base del quale, inserendo una semplice spunta, un’Università del Sud può accaparrarsi un corso in una del Nord. Non faccio nomi, ma è successo anche questo”.

In allegato le tabelle indicate da Zaia e Coletto

TABELLA CORSI SANITA’ 2 TABELLA CORSI SANITA’ 1

Giorgio Gasco