Ritrovarsi nel periodo delle festività

Psicosi ferie natalizie?

Natale, Capodanno, Epifania: un trittico che ogni anno tocca profondamente la vita di tutti noi. Già nei giorni precedenti le festività, le normali attività quotidiane sono messe a dura prova dalla necessità di preparativi e acquisti, dalle cene per gli auguri, dal fatto che in quasi tutti gli ambienti lavorativi si diffonda una sensazione tipo fine del mondo per cui se non si riesce a terminare le attività entro il 24 non se ne avrà mai più la possibilità. Nel periodo che va dal 25 dicembre al 6 gennaio, poi, la normale routine è completamente stravolta, spesso a tal punto da farsi rimpiangere, tra ulteriori cene e pranzi, visite, eventuali giornate fuori porta e ozio a volte forzato.

Le festività, dunque, sono una potenziale fonte di stress. Alcuni lo combattono sostituendo la routine quotidiana con una routine specifica delle feste che si ripete ogni anno. Altri, se possono, cercano la fuga, magari già la sera del 25. Altri ancora trovano nel relax più estremo o nell’iperattività la soluzione per gestire i picchi di stress, specie quelli legati all’individuazione dell’attività per la serata di Capodanno.

Ma le festività, allora, sono davvero un turbinio a cui non ci si può e non ci si deve sottrarre?

In effetti avrebbero un valore fondamentale per un vivere sano. Esistono infatti momenti ritualizzati fin dall’inizio della storia umana in alcuni momenti dell’anno. Il Natale si sovrappone a feste pagane, sempre nel periodo del solstizio d’inverno, allo stesso modo di altre festività religiose o civili contemporanee che riprendono celebrazioni più antiche.

Il periodo con meno luce dell’anno, lo stesso che però volge al cambiamento proprio nei giorni di fine dicembre ha sempre richiamato un momento di pausa, riflessione, rigenerazione. E questo, indipendentemente dalla fede religiosa di ciascuno, può ancora essere il significato condiviso delle festività Natalizie. Chi è cattolico può trovare nel mistero della nascita di Gesù un significato per le proprie azioni nell’anno che sta per iniziare. Chi crede ad altro può trovare un periodo di pace e di incontro.

Per questo è fondamentale recuperare il valore della festività, un valore che trascende la singola credenza religiosa e deve diventare condiviso e, anche, “laico”. L’importanza degli oggetti, dei regali, del cibo e delle spese natalizie in generale non è in discussione, ma è fondamentale che sia accompagnata dalla volontà di prendere un ampio respiro dalla vita di tutti i giorni, dai problemi quotidiani che – come spiega la “psicologia dell’azione” – rendono difficile l’elevarsi a pensieri di più ampio respiro e profondità rispetto a quelli strettamente contingenti. Ed è questa la differenza tra una società evoluta e i barbari, o anche tra gli umani e gli animali, la possibilità di avere dei principi che guidano le azioni e i pensieri di tutti i giorni, dei valori, delle aspirazioni. Ma questi devono essere coltivati, altrimenti si atrofizzano lasciandoci in balia delle questioni contingenti e di una infinita successione di piccoli grandi problemi ciascuno dei quali necessita una soluzione rapida.

Dunque, nella speranza che le festività possano portare a tutti un po’ di ristoro da una quotidianità che oggi è difficile, un po’ di tempo per pensare, riflettere e anche sognare, un po’ di serenità e condivisione con i propri cari, buone feste a tutti.

Alessandro De Carlo, Presidente Ordine degli Psicologi del Veneto