San Donà, vaccini: “una cosa è la sanità, un’altra la politica”.

SAN DONA’. “Una cosa è la sanità, un’altra è la politica”. Dopo il clamore di Roma, e il caso di Vigonovo, sulla questione vaccini il medico di medicina generale Giuseppe Gelli Fabris interviene separando nettamente gli argomenti sul tappeto e con le debite distinzioni da evidenziare.

“Da un punto di vista sanitario”, spiega il medico, che nella sua vasta esperienza professionale ha visitato migliaia di bambini nell’ambulatorio di San Donà, “io che sono un medico non posso che dire che i vaccini sono fondamentali. Dopo il caso di Roma, ora il dibattito rimbalza e arriva fino a noi, ma questo era inevitabile. I vaccini sono importanti ed è bene che le famiglie lo comprendano senza paure o riserve. Bisogna però vedere se non ci siano in realtà problemi di ordine burocratico che poi la politica deve saper risolvere. Dobbiamo capire quali siano le difficoltà che attraversano le famiglie italiane e venete in questo caso, ad esempio nel rilascio del certificato. Ecco, non vorrei che la polemica nascondesse altro, magari quello che la politica non è riuscita a fare”.

“Allora un bambino che non è vaccinato non dovrebbe in linea teorica andare a scuola”, aggiunge il dottor Fabris, “perché mettere in pericolo gli altri bambini. Ma bisogna accertare se magari la famiglia non sia in realtà venuta in possesso del certificato per altri problemi, oppure se magari non erano più a disposizione i vaccini o ancora se ci fossero altri ostacoli presso gli uffici interessati che hanno provocato una carenza di documentazione. Insomma, va analizzato tutto nella sua globalità.

“Dietro il problema burocratico allora cosa si nasconde?”, si chiede ancora il dottor Fabris, la politica deve intervenire e risolvere i problemi, questo sì. Poi i vaccini devono essere fatti, perché sono sicuri, proteggono tutti, in questo caso i bambini di una classe scolastica. Non è una scelta personale, in questo caso, come può essere una decisione su una determinata prestazione sanitaria legata al proprio credo religioso o altro. Qui si tratta della salute di tutti i bambini che deve essere garantita”.

Giovanni Cagnassi