‘Torniamo a fare i cardiologi come una volta’

Potrebbero essere poco meno di un migliaio i cittadini affetti da qualche patologia cardiologica, qualcuno anche non sapendolo

“Dobbiamo tornare a fare i medici cardiologi come si faceva una volta, partendo da un primo approccio di tipo clinico (visita e anamnesi) e solo successivamente passare agli esami strumentali cominciando però sempre prima dall’elettrocardiogramma, che negli ultimi anni è stato un po’ trascurato per l’avvento di esami più moderni, anche ‘invasivi’, ma che oggi sta recuperando il ruolo che merita nella diagnosi di importanti patologie cardiache, anche nei bambini e negli adolescenti”. E’ questa la sintesi di un convegno tenuto recentemente a Dolo dal primario di Cardiologia Daniele D’Este, un evento che ha visto una importante partecipazione di cardiologi anche di elevato spessore scientifico come i professori Paolo Zeppilli e Pietro Delise: un momento di confronto tra esperti, ciascuno dei quali ha portato dei casi clinici e la propria esperienza sulla validità ancora oggi dell’elettrocardiogramma come importante metodica che accompagna quotidianamente il cardiologo nella sua difficile professione.

“Per capire l’importanza di questa semplice ma utilissima indagine – ha spiegato il dottor D’Este – basta pensare che varie malattie cardiologiche (cardiomiopatia ipertrofica, sindrome del QT lungo congenito, sindrome di Brugada, displasia aritmogena, miocardite) possono essere sospettate o diagnosticate, anche in tenera età, con un semplice elettrocardiogramma. Non solo l’elettrocardiogramma può essere adottato come strumento di screening nei bambini e adolescenti, ma anche è essenziale, sempre insieme alla clinica, per aiutare il cardiologo a individuare patologie minacciose in giovani apparentemente in perfetta salute e con sintomi banali. E qui compare uno dei casi clinici presentati al convegno: un ragazzo di 15 anni che, mentre svolgeva una pratica sportiva, sviene. Si potrebbe sottovalutare questo evento, ma non si deve farlo: infatti, la sincope in caso di sforzo non è fisiologica. E allora? Ecco l’importanza di una visita al ragazzo in cui il medico indaga anche la storia famigliare (anamnesi), ed esegue un elettrocardiogramma.

L’esame mostrerà delle anomalie fortemente sospette per la presenza di una cardiomiopatia ipertrofica, che verrà poi confermata dall’ecocardiogramma. La cardiomiopatia ipertrofica è una delle malattie cardiache genetiche più diffuse tra i giovani insieme alla, meno frequente, sindrome del QT lungo congenito. Entrambe, in alcuni casi e a seconda della loro gravità, possono anche essere rischio di morte improvvisa. “Le cardiologie di Dolo e Mirano – ha continuato D’Este – seguono varie decine di giovani pazienti con patologie cardiache di vario tipo. Nel territorio del Distretto di Mirano Dolo si può stimare che vi siano circa 400-500 soggetti con cardiomiopatia ipertrofica, alcuni dei quali anche non a conoscenza della propria condizione, visto che nelle forme più leggere i sintomi sono assenti o modesti (talora solo delle lievi palpitazioni), e altri 100-150 tra le sindromi del QT lungo e di Brugada, la displasia aritmogena e le miocarditi”.

Lino Perini