Un Software unico tra medici sportivi per prevenire le morti improvvise

Giovani, sportivi e sotto stretto controllo medico, eppure uccisi inaspettatamente da problemi cardiaci: quella di Mattia Dall’Aglio è solo l’ultimo episodio di una lunga scia. In Italia si ricordano le vicende di Renato Curi o Piermario Morosini, o quella del pallavolista Igor Bovolenta e, prima ancora, del cestista Luciano Vendemini e molti atleti a cui, dopo molti anni di attività agonistica, sono stati diagnosticati problemi cardiaci. Tragedie come quelle di Dell’Aglio devono far riflettere in generale (sul suo sfortunato caso ormai può parlare solo l’autopsia). La normativa è vecchia (1982) e inadeguata (manca ad esempio un software unico) e ci sono troppe scappatoie e troppi occhi chiusi. La tragedia, la disperazione. Le imprecazioni. Il pianto. Lo sgomento. La rabbia. E con la rabbia arriva tutto il resto: soprattutto le accuse. Non si accetta la morte. Soprattutto se si è giovani e sportivi, come nel caso DI Mattia Dall’Aglio. Perché nel nostro Paese passa il concetto che chi è sportivo è automaticamente immortale. Ma non è cosi purtroppo. Quello che però prima dobbiamo chiederci è: quante vite sono state salvate prima di questa ennesima terribile tragedia? La medicina sportiva ha vinto tantissime battaglie, anche se ultimamente ne sta perdendo qualcuna di troppo.

Del resto del povero Dall’Aglio non posso assolutamente parlare, voglio però cogliere l’occasione per fare un ragionamento più ampio e generale sulle morti improvvise e sulle visite di idoneità che riguardano tanti cittadini e moltissimi ragazzi. La morte cardiopatica improvvisa nei giovani, apparentemente sani, è un fenomeno che colpisce ogni anno più di mille giovani di età inferiore ai 40 anni e 8 donne su 100mila tra i 30 e i 45 anni. Quindi si tratta di un fenomeno importante anche perché drammatico. L’antidoto vero e unico è la prevenzione. Per risolvere il problema dal mio punto di vista è necessario utilizzare l’informatica. Da anni, credo almeno cinque, molti professionisti propongono l’adozione di un software unico che venga utilizzato da tutti i medici dello Sport che in Italia rilasciano certificati di idoneità, sia in ambito pubblico che privato. Un unico software utilizzato in tutti i comuni, le Provincie e le Regioni e, pertanto, in tutti gli studi e gli ambulatori accreditati ad effettuare visite di idoneità. Un obiettivo del genere non sarebbe nemmeno costoso, e sarebbe interessante poter studiare, dal punto di vista statistico ed epidemiologico, tutte quelle patologie che possono, con la pratica delle attività sportive, portare ad eventi drammatici o comunque al peggioramento dello stato di salute dell’individuo.

Ci vuole una nuova legge in Italia. Occorre una presa di coscienza da parte dei cittadini/atleti e delle loro famiglie. Anche gli stessi medici devono pretendere di più e fare tutto il possibile per migliorare questo stato di cose. Poi, nel caso specifico delle morti improvvise, non bisogna mai trascurare l’aspetto ereditario (Morosini per esempio aveva un papà morto d’infarto): queste cose incidono profondamente. Ci vuole quindi un osservatorio epidemiologico di quanti eventi drammatici si sono verificati. I medici devono conoscere i nomi e cognomi del nostro nemico. Nel nostro Paese c’è ancora tanta approssimazione, è spero che questo “chiuso per lutto” imposto dal mondo dello sport in generale possa servire a qualcosa. Spero che la morte di Mattia Dall’Aglio serva a far fare un salto in avanti a tutti. Se questo avverrà, la morte di questo povero ragazzo sarà servita a qualcosa. Se non ne approfitteremo, sarà l’ennesima occasione persa, fino alla prossima morte improvvisa, che a molti potrà sembrare priva di senso, ma un senso ce l’avrà eccome.

GIANCARLO NOVIELLO