Vaccini antinfluenzali: in Veneto aumenta la copertura over 65

Una copertura vaccinale sensibilmente in aumento (+50mila vaccinati, di cui 42mila tra gli over 65, rispetto alla stagione scorsa) anche se complessivamente ferma al 56,4% (+2,4), dunque ancora lontana rispetto agli standard di obiettivo (75%) richiesti a livello nazionale e internazionale. La necessità di una maggiore azione sinergica tra professionisti sanitari in una più evidente logica e azione di sistema. Una migliore comunicazione ai cittadini che ancora in grande misura confondono la sindrome influenzale con altre patologie dalla sintomatologia simile con relativo abbassamento della percezione della gravità di possibili complicanze, soprattutto negli anziani e nei cosiddetti soggetti fragili.

Sono questi alcuni dei punti salienti condivisi nel corso dell’incontro che ha visto discutere sul tema, la scorsa settimana a Mestre, Domenico Scibetta, Direttore generale Aulss 6 Euganea, Vincenzo Baldo, Ordinario di Igiene Padova, Sandro Cinquetti, Direttore Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della Ulss 2, Vittorio Selle, Direttore Servizio di Igiene e Sanità pubblica della Ulss 12, Giuseppina Napoletano e Filippo Da Re del Servizio di Prevenzione della Regione Veneto, Giuseppe Greco, Fimmg Veneto, Monica Marchi, Vicepresidente Auser Veneto e Renata De Candido di Cittadinanzattiva Veneto.

Il workshop di Mestre è stato il secondo di cinque incontri in altrettante regioni organizzati da Sics (Società italiana di Comunicazione Scientifica e Sanitaria) e sostenuti incondizionatamente da Sanofi Pasteur, nell’ambito del progetto “Influenziamoci, la prevenzione è contagiosa”.

Il progetto ha lo scopo di approfondire le problematiche della vaccinazione antinfluenzale negli over 65 e negli operatori sanitari. Alla luce dei dati estremamente bassi di copertura nazionale, intende anche offrire spunti programmatici concreti per il miglioramento della governance di questa importante azione di sanità pubblica che ogni anno vede impegnati migliaia di operatori su tutto il territorio nazionale. Importante, in tal senso, la presenza delle associazioni dei cittadini (Auser e Cittadinanzattiva) che anche in Veneto si sono rese disponibili a supportare, attraverso le proprie articolazioni sul territorio, le istituzioni regionali in tutte le azioni volte ad implementare una maggiore informazione dei cittadini in questo ambito.

A giudizio di Domenico Scibetta, Dg della Ulss 6 del Veneto “bisogna apprezzare i segnali confortanti rappresentati della ripresa del numero di vaccinazioni allo scorso anno. Per quanto riguarda gli operatori sanitari” ha però sottolineato “le percentuali sono ancora troppo basse, il che significa che bisogna ancora lavorare molto su questo fronte tenendo conto però che non si parla soltanto di medici. L’azienda che dirigo,” ha esemplificato Scibetta, “ha quasi 8mila dipendenti di cui i medici sono poco più del 10%. Tutti altri sono rappresentati dalle tante professioni sanitarie che lavorano in azienda, in ospedale come sul territorio. Senza dimenticare, poi, che fuori dalle strutture di ricovero tradizionali, un’azienda come la nostra ha tre volte tanto il numero di posti letto in strutture residenziali, dove i pazienti over65 sono la maggioranza. Dobbiamo quindi impegnarci su molti fronti, anche in maniera diversificata, per far capire che la vaccinazione antinfluenzale non serve tanto e solo ad evitare la malattia, ma piuttosto le tante complicanze della stessa che molto spesso negli anziani sono mortali”.

Dunque se da un lato le azioni di comunicazione e sensibilizzazione dovranno essere certamente implementate, un capitolo a parte riguarda le evidenze scientifiche che dovranno guidare la scelta del singolo vaccino per ciascuna persona a cui è destinato.

“Attualmente” ha sottolineato Vincenzo Baldo, Ordinario di Igiene a Padova “abbiamo la disponibilità di più tipologie di vaccini efficaci contro l’influenza ma con specificità diverse. Ed anche in questo campo bisognerebbe cominciare a costruire una politica vaccinale “taylor made” che tenga quindi conto della persona che ho di fronte. Abbiamo vaccini trivalenti, quadrivalenti e adiuvati. Tutti e tre hanno efficacia, ripeto, ma bisogna somministrarli a seconda dello specifico bisogno della singola persona che vacciniamo. Sono scelte basate sulle evidenze scientifiche che meriterebbero una traduzione a livello di politica nazionale, ma sin da subito le regioni possono, in qualche misura, operare in tal senso attraverso le gare di acquisto tenendo conto della condizione e tipologia della propria popolazione. In poche parole, dare il vaccino giusto alla persona giusta, proprio come si fa con un qualsiasi altro farmaco”.

Peraltro, criteri e valutazioni sono ormai ampiamente disponibili, come per esempio quelli forniti nell’ambito delle analisi di health technology assessment che hanno “certificato” l’efficacia e l’efficienza sanitaria ed economica del vaccino quadrivalente nella fascia di età 65/75 anni, profilando l’opportunità, in Regione Veneto, di compiere scelte vaccinali innovative e ben chiare soprattutto alla luce del riconoscimento cost-effectiveness dell’HTA (Hta del vaccino antinfluenzale quadrivalente). Un approccio, un auspicio, sostanzialmente condiviso da tutti partecipanti all’incontro di Mestre.

Le ragioni del “successo” del Veneto nella ripresa delle vaccinazioni sono da ricercarsi in primis nell’organizzazione (e nella volontà) degli operatori sanitari. Anche se tutti i convenuti hanno espresso piena consapevolezza che molta strada resta da fare, soprattutto in termini di collaborazione e coinvolgimento dei medici di famiglia.

“Il medico di famiglia” ha osservato Sandro Cinquetti, Direttore Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della Ulss 2 “rimane un protagonista fondamentale perché la vaccinazione abbia successo ma serve anche un’organizzazione sul territorio rigorosa e impegnata. E lo dimostra la nostra esperienza appena conclusa. Abbiamo semplicemente condotto un esperimento organizzativo,” ha spiegato Cinquetti. “Finito il lavoro tradizionale della campagna vaccinale, quindi sostanzialmente dopo Natale, siamo tornati a chiamare tutti coloro i quali non si erano presentati alla prima chiamata, né dal medico di famiglia né presso le strutture del territorio, recuperando in tal modo almeno un 10% di persone. Il che significa, che se il cittadino è raggiunto con un invito convincente e organizzato, in qualunque momento è disponibile ad aderire per tutelare la propria salute. Con queste premesse,” ha concluso Cinquetti, “credo che il 60% di copertura sia alla nostra portata per la prossima stagione”.

E di cambiamento di strategia (e di passo) ha parlato anche Vittorio Selle, Direttore Servizio di Igiene e Sanità pubblica della Ulss 12, secondo cui, sebbene il Veneto sia molto vicino al 60% di copertura degli over 65, “c’è ancora una parte di popolazione che si fa molta fatica a raggiungere. Per costoro credo che vada un po’ cambiata la strategia di proposta. Dovrebbe avere più appeal ed essere maggiormente informativa. Questo è possibile farlo anche, per esempio, descrivendo in maniera più approfondita e partecipata i corretti contorni della valenza di questa vaccinazione. Se poi riuscissimo anche a misurare maggiormente le tipologie di ceppi circolanti, comunicando ai cittadini i risultati della vaccinazione stessa e aiutandoli a comprendere cosa è stato evitato e in che misura, forse aumenteremo l’adesione. Con i dati Oms o del Ministero,” ha esemplificato Selle, “noi sappiamo bene quali ceppi sono in circolazione. Ma avere una maggiore cognizione di cosa accade in un determinato territorio è certamente di stimolo sia per gli operatori sanitari sia per la Regione per individuare con sempre maggiore appropriatezza la tipologia di vaccini che debbono essere acquistati”.

Peraltro, ha sottolineato in proposito Giuseppina Napoletano in rappresentanza della Regione, “il Veneto non ha mai registrato problemi di carattere economico-finanziario nell’acquisto di vaccini antinfluenzali. La quantità di vaccini che viene ordinata è quella presumibilmente necessaria a coprire la popolazione suscettibile. Se nel corso della campagna ci accorgiamo di una qualche carenza abbiamo peraltro la possibilità di acquistarne fino a un 20% in più. Di certo,” ha concluso Napoletano, “ci sono ancora molti margini di miglioramento nell’incentivare la vaccinazione sia della popolazione sia degli operatori sanitari, che dovrebbero avere una sempre maggiore consapevolezza”.

A giudizio di Giuseppe Greco della Fimmg Veneto “il ruolo del medico di famiglia è sicuramente fondamentale e le sinergie con gli altri operatori del territorio rappresentano un campo tutto da esplorare. Dobbiamo però scrollarci di dosso, Mmg e professionisti del territorio, tutta una serie di “incrostazioni” sedimentatesi nel tempo, guardando tutti al comune obiettivo”.

Matteo Venturini