"Si dice che ..."

… chi tocca il fondo poi risale

Si dice che chi tocca il fondo poi risale. È un vecchio modo di dire e ne ho ricordo dai tempi del liceo. L’ho sempre inteso come il fatto che le cose possono andare male e poi c’è qualcosa che, d’improvviso come una specie di colpo di reni, fa cambiare stato.

Immagino un fluttuare in acque profonde e scure, in balia di correnti ed eventi. Immagino un corpo che, a occhi chiusi, sprofonda in quelle acque e va, inerme, sempre più giù. Va giù fino a quando non tocca con i piedi un fondo fatto di terra e sabbia. L’acqua diventa ancora più torbida. Gli occhi si aprono.

Quel corpo si rende conto di quello che sta accadendo, si desta e si rianima. I piedi si piantano sul fondo. Le ginocchia si piegano e, con una grande spinta, il corpo inizia a risalire le acque scure.

Capita a tutti, nella vita, di trovarsi in situazioni in cui la tentazione di sprofondare diventa forte. C’è il desiderio di chiudere gli occhi e di lasciarsi andare, di lasciarsi cedere e andare giù.

Rifuggiamo dal dolore e cerchiamo la felicità …

Rifuggiamo il dolore e cerchiamo la felicità. “L’accettazione del dolore è un passaggio obbligato verso la felicità” ha detto una volta un’amica psicologa. Duro passaggio questo, per chi cerca la felicità rifuggendo il dolore.

Ma – si dice che – chi non accetta e si fa trapassare dai propri dolori non può essere felice. Blocca un flusso di sentire buio che non consente il passaggio della luce della felicità. Si dice anche che essere felici sia una scelta.

Si sceglie di comprendere se stessi per quelli che si è. Si fanno i conti con le proprie zone d’ombra e di luce. Si diventa compassionevoli.

Si decide per un colpo di reni e risalire dopo essersi fatti attraversare dal proprio buio.

Si sceglie di rimanere sul fondo, come corpi inermi, fino a diventare tali.

Si sceglie di andare ancora più giù, rispetto ad un fondo che sembrava finito e in cui si può ancora scavare, fino a ricavarne una buca da cui diventa difficile risalire.

toccare il fondo

C’è chi nei momenti di buio tende la mano

C’è anche chi nei momenti di buio tende una mano. C’è chi incoraggia la risalita e invita ad afferrare quella mano la cui stretta può far ricordare chi si è e il motivo per cui ci si trova sul fondo. Vale la pena sdraiarsi sul fondo?

Allora toccato il fondo si risale, trapassati dalle proprie emozioni e una nuova consapevolezza di sé. Il buio è solo assenza di luce. Una luce che ancora esiste e si può ritrovare risalendo in superficie.

E, una volta usciti, si riscopre che la luce del sole è calda e c’è un’aria fresca che dà ossigeno a un cuore che ha sofferto.

di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.www.78srl.it/78pagine

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