"Si dice che ..."

… errare è umano

Rubrica a cura di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE. www.78srl.it/78pagine

Quella dell’errore è una vecchia storia.

Si dice che errare è umano, perseverare è diabolico.

Si dice anche che dai propri errori si può imparare (purché l’errore non sia fatale).

L’errore ha con sé il richiamo all’essere umano come essere fallibile e fragile nelle sue azioni.

Alzi la mano che non ha mai commesso un errore …

Una delle cose più difficili da imparare, forse, per un essere umano adulto è la capacità di ammettere il proprio errore e mostrarlo ad altri e a sé.

Siamo cresciuti a segni di matita blu e rossa. Ogni segno abbassava il voto. Alcune volte la traccia lasciata dalla matita non era legata a una correzione dell’errore. Altre volte ancora “hai sbagliato” si tramuta in “sei sbagliato” e prende piede nella testa la voce che trasforma ogni singolo “ho sbagliato” in “sono sbagliato”.

Si sbaglia senza essere sbagliati.

Si sbaglia perché si è umani. L’onnipotenza è caratteristica divina (e c’è chi ha messo in discussione anche questa, intervenendo in qualche dibattito sulla teodicea).

L’azione non è la persona ma una sua manifestazione parziale.

Ammettere di non essere infallibili, perfetti bensì vulnerabili consente di portare l’errore a una dimensione accettabile e riconoscibile come diversa da sé.

L’errore è ammissibile.

Si può sbagliare.

Il ripetere continuamente gli stessi errori è un’altra questione ancora.

Si sbaglia in modo involontario. Se ci si muove con cognizione di causa non si può parlare di errore.

Il termine “errare” porta con sé anche un altro significato: vagare. Errare può rappresentare l’andare qua è là senza direzione certa.

Se dall’errore si può imparare, non è detto che tutti lo facciano.

C’è chi erra continuando a errare.

Alessandra Marconato 

 

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