“CULTURE CHANEL, La donna che legge”

“Donna che legge” è il titolo di un dipinto di Pablo Picasso ma è anche il titolo di una mostra promossa da “Culture Cha­nel” con la collaborazione della Fondazione Musei Civici Ve­ne­­­ziani e ­visitabile al Museo di Ca’ Pesaro fino al giorno 8 gen­­­naio 2017. Questa di Venezia – dopo quelle di Mosca, Shan­­­ghai, Pe­chi­­no, Canton, Parigi e Seul – è la settima ma­ni­festazione ideata e curata da Jean-Louis Froment per quel­la, ch’egli stes­so ama definire “una collezione di mo­stre”, cioè per “Cul­ture Chanel”. Ogni mostra è un evento uni­co e ir­­ri­pe­ti­bi­le, con un tema diverso, che intende in­da­ga­re sui mol­­te­pli­ci aspetti, anche quelli più segreti e ine­di­ti, del­la com­plessa personalità di Gabrielle Chanel, la gran­de crea­trice di moda francese, univer­sa­l­men­te cono­sciu­ta come Co­co Cha­­nel. Gli oltre trecento oggetti esposti a Ca’ Pe­sa­ro nel­la mostra “CUL­TURE CHA­NEL. La donna che legge” (dipinti, di­segni, fo­to­­grafie, de­di­che), provenienti dalla mitica di­mo­ra parigina di Coco, ri­velano al pubblico un personaggio di­verso dal­l’im­magine con­venzionale trasmessaci dalla stampa e dalla let­teratura po­polare. In realtà Gabrielle Chanel era un’as­­­si­dua let­tri­ce: nella sua ricchissima biblioteca tro­va­va­­no po­sto opere di autori classici e moderni, da Ome­ro, Pla­tone, So­focle e Vir­gilio a Dante, Montaigne e Cer­van­tes fi­no ai con­­tem­po­ra­nei come Mallarmé, Max Jacob, Pierre Re­verdy, Jean Coc­teau e Tri­stan Tzara, alcuni dei quali erano suoi amici. Una vo­ca­zio­ne alla lettura e alla me­di­ta­zio­ne, che Gabrielle aveva ma­turato nei tristi anni del­l’in­fanzia, tra­scorsa nel­l’or­­fa­no­trofio di Aubazine con le suore della Con­gregazione del Sa­cro Cuore. Ma molti anni dopo sarà  l’af­fascinante Boy Ca­pel, l’unico grande amore della sua vi­ta, a iniziarla ve­ra­men­te alla lettura e fare di lei una gran­de lettrice. Dopo la tragica morte di Boy, avvenuta nel 1919 per un incidente au­tomobilistico, Gabrielle conserverà per sempre, come un pre­zioso ricordo, i libri che lui le ave­va regalato. Che co­sa spingeva Gabrielle, donna abituata al­l’azione, a im­mer­gersi nella pratica distensiva della let­tu­ra? Il bisogno – secondo Froment – del­la ricerca mistica del­l’invisibile. Ma la risposta si tro­va forse in una frase del­la stessa Coco Cha­nel: «La vita che conduciamo è poca co­sa, la vita che so­gnia­mo è invece la grande esistenza, per­ché la continueremo ol­tre la morte».

di Aldo Andreolo

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