Sigmar Polke

Giganteschi dipinti in mostra.

Sette grandi tele, che occupano tutto il piano terra di Palazzo Grassi, accolgono i visitatori della mostra di Sigmar Polke, che si chiuderà il 6 novembre 2016. Realizzati tra il 2005 e il 2007 e già esposti alla 52a Biennale e poi in due mostre a Punta della Dogana, i giganteschi dipinti del ciclo “Axial Age” costituiscono la summa delle molteplici e complesse sperimentazioni pittoriche dell’artista tedesco, scomparso sei anni fa. “Axial Age” ha ascendenze lontane e un nome, che evoca sortilegi e riti esoterici: “Athanor”, cioè il forno, in cui avviene la trasformazione alchemica. Ma “Athanor” è anche il titolo del progetto realizzato da Polke nel padiglione della Repubblica Federale di Germania alla Biennale del 1985, che in quell’occasione gli assegnerà il Leone d’Oro come migliore artista. In quell’allestimento spettacolare s’intravedevano già i prodromi delle ricerche  degli anni successivi, che possono identificarsi in due grandi filoni tematici: la sperimentazione alchemica e la critica sociale (i “Rasterbilder”).

“Athanor” non è l’unico termine esoterico, che s’incontra nella titolatura delle opere di Polke. Anche “Axel Age” si richiama a quel mitico periodo di fervore intellettuale d’estensione intercontinentale, ipotizzato dal filosofo Karl Jaspers. Ma tra i personaggi della personale mitografia di Polke non poteva mancare Ermete Trismegisto, patrono degli alchimisti e padre della filosofia ermetica, al quale l’artista ha dedicato nel 1995 un importante ciclo di dipinti, che figura ora in mostra.

Il percorso dell’esposizione, curata da Elena Geuna e Guy Tosatto in collaborazione con The Estate of Sigmar Polke, inizia al piano terra con il già citato “Axial Age” e prosegue, cronologicamente a ritroso, nei due piani successivi, terminando con le opere degli anni Sessanta. È il periodo del “realismo capitalista”, versione ironica del “realismo socialista”, filtrato attraverso la pop art americana. Nei suoi “Rasterbilder”, immagini della vita quotidiana ricavate dai giornali, la lezione di Roy Lichtenstein è evidente. Sono esiti fra i più alti, a cui approda la pittura di Polke, prima della sua conversione ai riti alchemici ed esoterici.

Aldo Andreolo