Una saga familiare veneta, color Raboso

Un vino che attraversa la storia.

Quando si dice “rosso Piave” si intende Raboso. Matura bene, quell’uva, sulle grave e sui campi sassosi accanto al fiume. Non sarà il più pregiato, magari, ma è il vino forse più veneto di tutti gli altri. Certamente il più trevigiano. Alle Tezze di Vazzola, poco sotto Conegliano, i Bonotto imbottigliano rossi del Piave da tempi immemorabili e il Raboso lì è assolutamente “el paròn de casa”: l’azienda lo fa in mezza dozzina di etichette, fino al rosé, al passito e all’”incrocio” che diventa spumante. Lo faceva con successo anche alla vigilia della Grande Guerra. Loro, i rurali della Sinistra Piave, sono l’espressione perfetta del mondo della piccola proprietà veneta di cento anni fa: cappello in testa, baffoni curati, mani da lavoratori, vestito buono. La foto scattata alle Tezze sta sulla copertina di un inconsueto libro del giornalista e saggista Edoardo Pittalis (“Rossopiave”) che intorno alla vicenda della Tenuta Bonotto intesse storie e aneddoti del mondo vitivinicolo trevigiano, allargando le citazioni e le riflessioni alla storia, alla sociologia e all’economia. “Una famiglia e un vino. Un fiume e una guerra”: così il sottotitolo. I Bonotto sono i protagonisti, dai (forse antenati) fratelli Michele e Piero che firmano un contratto nel 1580 all’Antonio che oggi impersona l’azienda, passando per il Giovanni sostenitore dell’onorevole nel 1913 e per i giovani tenenti Bonotto che qualche anno dopo sono sotto le armi nella Prima guerra mondiale. Ma è tutto un piccolo mondo imperniato sui campi e sulle vigne che viene raccontato. Sul ’15-18 Pittalis (che ha lavorato sugli archivi di Casa Bonotto, ma schivando il rischio di fare soltanto un’agiografia di famiglia e ditta) innesta una parte cospicua del suo saggio. E racconta la guerra più sotto l’aspetto socio-ambientale che nei dettagli bellici. Che pure, qui in riva al Fiume sacro alla Patria, sono abbondanti.

Si incontrano nelle pagine di “Rossopiave” i fanti resistenti dopo la rotta di Caporetto, gli inglesi corsi a dare un aiuto, gli austriaci arrivati a occupare tutto il Veneto Orientale, il popolo trevigiano profugo, i parroci che tengono cronaca degli avvenimenti.

Nel dopo-Prima guerra e fino a oggi le pagine scorrono più rapide. Dalla ricostruzione dei paesi distrutti al ritorno della buona economia agricola. Dall’entusiasmo padronale per il fascismo alle pene materiali e umane del secondo conflitto mondiale. Dalla ricostruzione-bis in tempo di democrazia agli anni dell’industrializzazione che cambiano radicalmente il volto socio-economico della Pedemontana. Insomma, un vino che attraversa la storia.

A cura della Cantina Bonotto