Vincenzo Lovino risponde

La fatturazione elettronica: ma, di fatto, a che serve?

In questo periodo, giornali, riviste ed esponenti culturali stanno discutendo della prossima entrata in vigore della normativa sulla fatturazione elettronica, prevista per il primo gennaio 2019. Mai come in questo caso, un argomento comune sta tenendo scacco e in tensione gli italiani e i liberi professionisti con Partita IVA. Ma ciò si preannuncia come un vero e proprio disastro.

Nello specifico, a cosa serve la fatturazione elettronica?

E’ semplicemente uno strumento per dare la possibilità all’Agenzia delle Entrate di controllare e controllarci meglio, limitando la libertà d’iniziativa d’impresa, aggiungendo ulteriori sanzioni pecuniarie (e incrementando, quindi, le tasse), aumentando la burocrazia per le imprese (coi relativi costi diretti e indiretti).

In questo periodo, stanno proliferando i vari emendamenti al Decreto Fiscale sulla fatturazione elettronica; vi sono già parecchie esenzioni, che riguardano essenzialmente le farmacie, i medici e coloro che hanno Partita IVA forfettaria. Una domanda sorge spontanea: ma se vi sono già esenzioni, il sistema funziona? La risposta è no.

 

Ho intervistato personalmente due impiegate di due mie clienti che hanno partecipato al corso di formazione sulla fatturazione elettronica; tra gli imprenditori partecipanti regnava lo sconcerto. Le reazioni sono state diverse: chi vorrebbe chiudere la Partita IVA, chi vorrebbe evitare le fatture e fare solo scontrini, chi si troverebbe a dover assumere una persona in più. Il risultato? Grande caos e costi in più per le aziende.

Onestamente, mi dispiace molto mettere in evidenza come il Parlamento, eletto democraticamente da più di un anno, non abbia pensato a tutelare il vero motore, l’ossatura dell’economia italiana: le piccole e medio imprese. Nulla si è fatto per aiutare le piccole e medio imprese; siamo stanchi di vedere proclami populisti che prevedono vantaggi solamente per certe parti di popolazione (un esempio è il Reddito di Cittadinanza), e siamo stanchi di vedere altrettanti proclami di gite in elicottero e video su muletti e ruspe.

Qualcuno, forse, si è dimenticato che oltre alla vita di Facebook e dei social, c’è una vita reale, in cui è necessario intervenire il prima possibile.

 

Vincenzo Lovino 

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