480 Km nei ghiacci dell’Alaska

È una di quelle imprese che passano alla storia dello sport, almeno locale. Davide Lugato, 48 anni, agente di commercio di Martellago e ultramaratoneta per passione, portacolori del Brema Running Team, protagonista la settimana scorsa della gara più blasonata nel panorama delle corse in ambiente artico, la Arctic Ultra nello Yukon, con partenza da Whitehorse. Una corsa estrema di 300 miglia (480 km) dove tutto è difficile ed i grandi spazi diventano infiniti.

Lugato non è nuovo a questo genere di sfide, avendone già affrontate attraversando i deserti più estremi della terra, prima in Nepal, poi il Wadi Rum in Giordania e numerosi trail in Italia. Stavolta ha affrontato il gelo, temperature che oscillavano tra i -25 e -40 gradi, la fatica e le notti all’adiaccio per molti giorni potendo contare solo su punti di assistenza primaria e medica situati anche a 50 chilometri l’uno dall’altro. Una pazzia, dice qualcuno, accompagnata però da una gran voglia di avventura e di emozioni. Se non lotti per qualcosa hai già perso.” Con questa frase è iniziata la sfida personale per l’atleta martellacense dopo un anno di preparazione, condito di sudore, fatiche e rinunce. “La mia era diventata un’ossessione ma anche una determinazione per raggiungere un obiettivo che rincorrevo da due anni consecutivi. Quest’anno ho voluto cambiare strategia, e ciò mi ha permesso di attraversare i ghiacci nelle terre estreme ed ostili dell’Alaska percorrendo 370 Miglia in completa autosufficienza, trainando a piedi una slitta di 25 kg.

Una competizione storica dell’Alaska la famosa (inditasport) dove la si può affrontare sia in bicicletta che a piedi oppure con gli sci. Siamo partiti tutti da Big Lake il giorno 19 febbraio a nord di Anchorage alle due del pomeriggio. Sulla “start line” una serie di partecipanti dalle più svariate parti del mondo, tra cui anche cinque italiani, tutti con un un’unico denominatore comune: arrivare fino in fondo alla finish line. Ho raggiunto il primo check point dopo 25 miglia a Flat Horn Lake in compagnia con altri due amici italiani, un giorno vissuto assieme ammirando con stupore la natura circostante. Alla partenza del check point continua Lugato, ho subito voluto cambiare il passo, e dentro di me e’ immediatamente scattata la competizione staccando così da subito i due italiani per andare a prendermi i due di testa ( l’americano Jan e lo spagnoloJorge) avanti di cinque ore. Ho spinto tanto al punto di raggiungerli e senza lasciarli di un metro li ho tallonati per tanti kilometri fino ad arrivare al 2* check point “Yetna Station” dopo 40 miglia e così anche al 3* Skwentna dopo 70 miglia.

Qui per fortuna ci siamo riposati, alimentati, ed una recuperate le energie, siamo ripartiti . Stessi ritmi stesse procedure e via così costanti fino al 4* point Shell Lake dopo 86 miglia. In questo tratto io e l’americano Jan abbiamo aumentato il ritmo staccando così lo spagnolo Jorge, non più in grado di mantenere costantemente la nostra andatura. Arrivati a “Shell Lake” la solita procedura: riposo, recupero con l’alimentazione, e ripartenza conservando gli stessi ritmi e le stesse strategie fino al 5° point “Finger Lake” dopo 105 miglia, ancora assieme all’americano Jan. La strategia per attaccarlo non era semplice, rischiavo di saltare se cambiavo ritmo, era ancora troppo presto per superarlo. Così aspettai ad arrivare a “Puntilla Lake” dopo aver corso 130 miglia, qui il check point 6° e’ stato abbastanza veloce, il tempo necessario di riposare, alimentarmi e ripartire subito cambiando così il ritmo, e aumentando l’andatura; ho rischiato di saltare , ma ho pensato o qui o mai più, e così fatto.. Qui subito il distacco, e in breve tempo mi trovo da solo a comandare una gara piena di difficoltà ed ostacoli. Vado avanti a testa bassa come un bufalo, così mi definì Jan l’americano, andatura troppo veloce per lui; cosi decido di mantenerla per più giorni accumulando un gran distacco dal secondo circa 8 ore.

Raggiungo la località di “Rohn Roadhouse” check point 8° dopo quasi 200 miglia. Qui ho riposato, mangiato, e sono ripartito nel cuore della notte. Da lì in poi il calvario, la sofferenza , giorno e notte avvolto da bufera di neve con venti frontali che soffiavano a 100k/h, il tutto con temperature di -40, ad ogni chilometro percorso diventava una salita quasi insormontabile, tale era la difficoltà nel continuare a correre. Entravo spesso in crisi, ma la consapevolezza di non dover gettare al vento un anno di intensa preparazione, mi ha dato il coraggio di affrontare le situazioni più difficili e continuare. Ho passato giorni di vero inferno e solitudine difficili da descrivere, ma dentro di me conservavo solo un obiettivo: arrivare fino alla fine il prima possibile anche se avevo un gran margine di vantaggio dall’americano Jan. Dopo tanta sofferenza arrivo finalmente al check point 9° Nikolai , stremato, e decido di entrare nella cabina per fare un meritato riposo. Ciò che mi aiutava a livello psicologico era il fatto che mancavano solo 75km alla gloria…..Ero al settimo cielo, a tal punto che decisi di aspettare il mio amico americano Jan nonostante avessi già riposato e quindi pronto per ripartire, per altre cinque ore. Ci facciamo coraggio e ripartiamo assieme per l’ultimo step 10° direzione Mc Grath, la fine…Ultimo giorno, ultima notte, le energie, chilometri dopo chilometri sono ridotti al minimo, spingiamo più di noi stessi e questo per gli ultimi 75 chilometri.

Dopo 8 giorni e 10 ore e quasi 700km, finalmente a Mc Grat vedo l’arrivo , l’americano Jan si congratula con me e mi fa arrivare all’arrivo , il nostro abbraccio diceva tutto, la pelle d’oca mi assaliva in tutto il corpo , e li ad aspettarmi l’organizzazione a braccia aperte che mi urlava con felicità: Congratulations Davide. Per me la liberazione di tanta fatica, ma un forte orgoglio per me stesso portando a casa un gran bagaglio di esperienza e forti emozioni!!!! «So di aver fatto un’impresa eccezionale, che solo la tenacia e la preparazione maniacale, ma doverosa dell’equipaggiamento mi hanno consentito di raggiungere.

Giancarlo Noviello