Bentornato Baracca

Festa doveva essere e festa è stata. Come ha dichiarato mister Zironelli alla fine delle sfida con l’Altovicentino (2 a 1) per gli arancioneri: «Non è stato facile cambiare sempre campo e fare i giramondo ma oggi siamo almeno tornati a casa. Abbiamo avuto qualche buona occasione e dominato il primo tempo. Ho tremato al 5’ di recupero. Ma non è la stessa squadra trovata all’andata; il loro attacco è pesante e forte e la loro classifica non rispecchia la loro vera capacità. Noi dobbiamo pensare solo a noi stessi. Sono contento. Certo potevamo chiudere prima la partita ma abbiamo centrato tutti gli obiettivi: vittoria, ritorno al Baracca e festa del papà. Mi sono emozionato per i tifosi. Ringrazio Mestre e i miei ragazzi che hanno capito quanto importante sia il Baracca ma ora il ghiaccio è rotto e si torna a parlare solo di calcio. C’è un campionato da vincere».

Foto di Michela Vitella

Sulla stessa linea il presidente Stefano Serena «L’A.C Mestre è oramai diventata una squadra della città. Ringrazio la squadra e i tanti tifosi accorsi calorosamente allo stadio “Baracca” colorandolo di arancione e sostenendo i giocatori per tutti i ’90 minuti. Questo dimostra come l’A.C Mestre sia entrata nei cuori dei cittadini». Stefano Serena dopo la vittoria ci crede e vuole il salto di categoria. Un piccolo dispiacere è stato quello di  non aver riempito, vista la poca presenza di pubblico ospite, la tribuna “Oberdan” (riservata agli ospiti) con le squadre giovanili come era stato previsto, ma per motivi di sicurezza si è dovuto fare dietrofront.

Foto di Michela Vitella

Ma la città ha risposto con 2000 tifosi presenti, coreografie degne di categorie superiori, giocatori emozionati ma che, come Beccaro, hanno saputo trasformare l’emozione in voglia di vincere e ora Mestre sogna, legittimamente, la Lega Pro. In mezzo anche la benedizione al campo di Don Trevisiol, la premiazione di 25 vecchie glorie arancionere e il pittore mestrino  Marco Marcassa e la sua compagna Giovanna Luzzi che hanno omaggiato il Presidente Stefano Serena di due quadri, uno raffigurante Casa Mestre in un’inedita versione artistica e uno con uno stemma del Calcio Mestre.

Foto di Michela Vitella

Per concludere Serena ora, a mente fredda, mira in alto. «Abbiamo una partita in meno da giocare e ci aspettano 7 finali dove ci giochiamo la stagione. Ci vorranno determinazione e cattiveria. Sarebbe un suicidio non avere questo atteggiamento visto che la Triestina non molla di un centimetro e noi non dovremo mollare di un millimetro. Già la sfida di domenica prossima col Tamai sarà temibile visto che da 17 anni non scendono di categoria ma noi abbiamo i giocatori e la rosa per fare bene. Con la Triestina penso arriveranno tutti i 250 tifosi ospiti della curva ma molti andranno anche nella tribuna laterale o coperta. Ci aspettiamo il tutto esaurito. E per quanto riguarda il futuro, la federazione, solo se vinciamo il campionato, ci permetterà un anno in deroga per giocare in Lega Pro al Baracca ma, intanto, ci attrezzeremo per fare un secondo intervento di lavoro ma quello sarà solo un adeguamento e non ci sarà da ridare agibilità ad un impianto che l’aveva persa e questo è un discorso completamente diverso. La verità è che lo scoglio maggiore l’abbiamo già superato».

Gian Nicola Pittalis