A.C. Mestre: i successi di un gruppo di matti che tanto matti non sono

Che sia un’annata particolare oramai lo si è capito. I record che di settimana in settimana si incrementano danno a tutti gli appassionati la sensazione che l’annata sportiva 2016/17 resterà – comunque vada a finire – nell’annuario ultracentenario della società, al pari di quelle del 1946/47, quando gli Orange conquistarono la serie B.

In tempi più recenti tanto buio, con qualche sprazzo di luce solo in rare occasioni a cavallo del nuovo secolo.

I tifosi mestrini quindi si lustrano gli occhi, consapevoli di vivere un momento davvero magico, mai vissuto prima e che difficilmente potrà ripetersi in futuro, almeno in questi termini e con questi risultati.

Ma c’è qualcosa di più, che davvero non si è mai visto prima: un’unità di intenti, un’amicizia che va oltre i risultati e che indubbiamente contribuisce – almeno in parte – al successo. Amicizia e stima fra i giocatori e allenatore, pur nel rispetto dei ruoli. Amicizia che si sta instaurando anche con i tifosi, amicizia e rispetto all’interno delle componenti societarie. Il tutto con la supervisione del cervello, quindi con l’intelligenza di capire che il calcio è un gioco, ma pur sempre il più serio che esista.

Per scovare i meriti di questa prerogativa si deve tornare indietro di circa sette mesi, quando in un ufficio al secondo piano di Casa Mestre (la sede del club arancionero), il Presidente Serena e i suoi più stretti collaboratori, il DS Busolin e il TM Benedetti incontravano il primo artefice del miracolo mestrino: Mauro Zironelli, che da quel momento in poi plasmò una squadra ripartita da zero, a sua immagine e somiglianza, scegliendo certo i suoi giocatori in base alle singole qualità tecniche e alla predisposizione verso i suoi moduli di gioco, ma tenendo ben presente anche le qualità umane di questi ragazzi, la “fame” e le motivazioni di ognuno di loro.

Una scelta che si sta rivelando vincente, un nuovo modo di vedere il calcio, basandosi e contando sulla professionalità dei suoi ragazzi e dei suoi collaboratori a 360 gradi. E la squadra ricambia pienamente.

Un gruppo di matti, si dice. No. Una squadra che sa bene scindere il divertimento dall’impegno o ancor meglio, si impegna divertendosi, anche nei ritmi di allenamento che non hanno nulla di dilettantistico. Alla faccia della categoria.

Perché nulla succede per caso. E quando al raduno le prime parole del mister a questo gruppo di giocatori furono: “Ora giocherete nel Mestre, dovrete sempre onorare questa maglia e questa città”, i più attenti avevano già capito che non si sarebbe trattato di una stagione qualsiasi.

Comunque vada a finire, ovviamente.

Andrea Checconi Sbaraglini