I Campioni a volte non sono persone speciali, non si può sempre essere Usain Bolt o Jesse Owens

Parla Giancarlo Noviello, giornalista e mezzofondista di buon livello

Il concetto di atletica in sè ci mette di fronte a un paradosso; è infatti il Goat dello sport, la disciplina regina delle Olimpiadi, il più praticato al mondo e base di ogni altra disciplina; ma, al tempo stesso, ha un seguito risibile in confronto a molte altre. Un grande, grandissimo sport, ma poco vincente. L’atletica, come anche il nuoto, presenta un “problema”: alcune discipline sono fra loro sufficientemente simili da poter essere dominate dallo stesso atleta. Un centista, con un po’ di applicazione, potrà essere anche un gran duecentista. Stessa cosa dicasi per il fondo, dai cinquemila alla Maratona.

Un saltatore con l’asta, invece, non potrà mai primeggiare in alcun’altra disciplina. Occorre quindi pesare quanto, nel determinare il valore di un atleta, conti la sua polivalenza, e quanto questa sia difficile da raggiungere. Chiedendo all’utente medio di nominare alcuni grandi atleti, i nomi più gettonati saranno sicuramente quelli di Jesse Owens, Emil Zatopek, Carl Lewis e Usain Bolt. Atleti indubbiamente vincenti, ma c’è chi ha dominato più di loro. I campioni a volte non sono persone speciali.  Con le loro paure, i loro dubbi e le loro incertezze. Quello che fa la differenza, è la determinazione.

Mi è capitato di parlare con campioni mondiali, oro alle olimpiadi, atleti veri, oppure atleti meno conosciuti ma comunque famosi nella loro regione. Gente comune, quelli che per strada non li riconosce nessuno. Gente che passa inosservata non perché non sia brava, ma semplicemente perché ha scelto uno sport che non è il calcio. Magari uno sport dove si sputa l’anima, ma che non crea abbastanza audience. E ognuno di loro ha qualcosa da raccontare. Al di là delle vittorie e delle conquiste più che meritate, racconta delle sconfitte, delle difficoltà. Proprio pochi giorni fa mi sono confrontato con atleti che si alzano alle 5 – o anche addirittura alle 4 – del mattino per il primo allenamento, poi una doccia veloce e via al lavoro. Operai, giornalai, macellai…e campioni! Quelli che arrivano al podio e rimangono fortunatamente persone comuni, proprio loro. Ci siamo confrontati sui nostri problemi in gara, sulle nostre paranoie, sulle paure, sulle fatiche.

È buffo come spesso molti pensino che questi campioni siano forti e sempre vincenti, che niente e nessuno possa scalfirli. E invece hanno anche loro paura di non farcela, hanno dubbi, subiscono infortuni, si sentono insicuri sull’allenamento, e su quello che è meglio fare o non fare. Spesso tendiamo a mitizzare chi è più forte di noi, chi ce la fa, chi arriva al podio. Spesso pensiamo che gli altri siano meglio di noi. A volte è vero, ma non si creda che queste persone non siano umane. Mi capita di parlare con gente che mi fa mille complimenti, come se fossi forte, sempre vincente. In realtà anche io spesso mi sento insicuro e debole e non mi vergogno a dirlo. Siamo tutti uguali, tutti abbiamo paura, tutti facciamo fatica, una terribile fatica. Anzi: più si è allenati, e più si fa fatica. Cos’è allora che cambia? Cos’è che fa la differenza tra il farcela e il non farcela? La determinazione, credo, gioca un ruolo fondamentale, questa è la differenza. La voglia di farcela, senza porsi dei limiti.

I limiti arrivano da soli, e non è il caso di crearseli prima del dovuto. Ho seguito le paraolimpiadi, ed è un peccato che la nostra tv nazionale non abbia dato la visibilità che meritavano a questi atleti. Che nonostante i deficit, riescono a raggiungere risultati impensabili. Cos’è che li spinge a correre, a saltare con una gamba sola, a nuotare al buio? La voglia di farcela. Nessuno è invincibile, siamo tutti uguali. Tutti noi abbiamo i nostri problemi, tutti abbiamo (se siamo fortunati) due polmoni, due gambe, due braccia, una testa… L’importante è essere convinti di non essere meno bravi degli altri. Anche se con umiltà, dobbiamo renderci conto che le opportunità non ci mancano.

Forse è proprio con questa parola che ci dobbiamo confrontare tutti i giorni: opportunità. Ogni giorno che passa dobbiamo pensare che sia una buona occasione per fare meglio, per crescere, per conquistare un piccolo gradino della nostra scalata verso l’obiettivo. Le difficoltà che si incontrano devono diventare una spinta a fare meglio per raggiungere la nostra gratificazione. Se ogni giorno si dà tutto quello che si può, non si sarà mai dei perdenti.

Giancarlo Noviello