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Casarin. Intervista in esclusiva

Federico Casarin (Mestre, 22 settembre 1966) è un cestista e dirigente sportivo italiano, guardia della Pallacanestro Mirano e dal 30 giugno 2015, presidente della Reyer Venezia Mestre. Ha esordito in Serie A1 con la Lebole Mestre nel campionato 1982-83. Nel 1985 è passato alla Benetton Treviso. Dopo tre stagioni a Treviso ha giocato un anno a Roma e uno a Desio. Nel 1991 è passato al Banco Sardegna Sassari, in Serie A2, dove è rimasto fino al 1996. Ha militato in Serie A1 e A2 per tredici stagioni. Terminata l’attività agonistica professionistica ha continuato a giocare nella Pallacanestro Mirano in Serie C regionale. Già ds della Reyer dopo la nomina a sindaco del proprietario Luigi Brugnaro, viene nominato presidente e nel 2017 vince lo scudetto bissato quest’anno. Qui si racconta in esclusiva a http://www.ilsestantenews.it

L’intervista a Casarin

Casarin, due scudetti in pochi anni. Una squadra di provincia che riesce a vincere davanti alle cosiddette “grandi”. Se escludiamo il caso del Monte dei Paschi di Siena, a cui hanno poi revocato gli scudetti, voi e Sassari avete per prime sfatata i miti. «Non si possono definire Venezia e Sassari realtà di provincia. Non più almeno. Lo testimoniano i risultati ottenuti da Dinamo e Reyer in questi ultimi anni. Chi pensava un tempo che il basket si facesse bene solo in certe città ha certamente cambiato idea negli ultimi 5 anni. Dire provincia è limitativo. Credo che sia stata la progettualità di questi ultimi 13 anni a permettere di cogliere i successi che sono qualcosa di fantastico. Ma è strepitosa la continuità di risultati iniziati nel 2006 e testimoniati dalle varie finali disputate».

Il segreto per Casarin

Qual è il segreto dietro la Reyer? La managerialità, il gruppo o qualcosa che non si vede in campo? «Non ci sono segreti o meglio non ce n’è uno solo ma c’è una solidità di gruppo che comprende tutti i settori, un attaccamento a questi colori e un progetto anche culturale e sociale che coinvolge tutta la città metropolitana e non solo. È tutto un insieme. Il fare gruppo, il non essere “solo” una squadra ma un unico team che coinvolge tutti da dirigenza, staff e giocatori a partner e tifosi. Il sapere di essere uniti e di essere capaci di stare insieme sempre condividendo il progetto al di là di un ruolo».

La finale

Casarin, è stata una finale combattutissima e tiratissima fino all’ultimo. Lei ha anche giocato a Sassari entrando nella hall of fame della Dinamo. Che ricordi ha e che differenze ci sono? «È stata una finale emozionante perché quando si arriva a gara 7 vuol significa che le squadre si equivalgono pur giocando due tipi di basket diversi, penso sia stato un bellissimo spot per tutto il movimento. Sono stato 5 anni a Sassari ed ho un ricordo splendido. Ero capitano di una realtà fantastica dove sono cresciuto come giocatore e come uomo e per me è un onore essere nella hall of fame e quando penso a Sassari ho solo ricordi fantastici. Oggi la Dinamo è una realtà consolidata ai vertici, come testimonia il triplete della stagione 2014/2015».

L’ambiente

Quanto conta l’ambiente in una squadra vincente? E chi l’ha sorpresa di più quest’anno tra i suoi giocatori? «La forza di questa società è di far sentire tutti importanti a prescindere dal ruolo e la condivisione di vivere qualcosa di speciale insieme, facendo quadrato nei momenti più difficili e uscendone ancora più uniti, come dice il nostro motto “fino alla fine”. Questa è stata la forza che ci ha permesso di arrivare a un traguardo così importante e questa mentalità ci è stata trasferita da Luigi Brugnaro che 13 anni fa ha iniziato a costruire questo progetto. Poteva sembrare un visionario invece è stato lungimirante perché è riuscito a trasformare in una solida realtà ciò che un tempo sembrava solo un sogno: ha trasformato una squadra di pallacanestro in un’azienda di basket creando una vera “impresa” che permette ai ragazzi di vivere questo sport come un momento di aggregazione e con un’educazione che, al di là di quanto forti diverranno, se saranno i Gallinari del futuro o meno, li porterà a essere prima di tutto cittadini».

Una città, un cuore

Essere il cuore di una città così diversa come Venezia e Mestre che unisce acqua e terra, che effetto fa? «Era il nostro scopo principale affinché tutta la Città Metropolitana potesse tifare sotto un’unica bandiera e avere con noi oltre 5000 giovani partecipanti al progetto è un ulteriore scudetto che ci mettiamo sul petto».

Gli impianti

Scuola nuova di Santa Maria della Misericordia Cannaregio Venezia

La Misericordia ormai ridotta a un museo e un palazzetto da rifare. Su che basi vuole ripartire la Reyer per mantenersi in alto? «La Misericordia è un ricordo indelebile per i veneziani ma la proprietà con grandi sforzi l’ha restituita alla città facendole ritrovare lo splendore del passato. Per quanto riguarda il Taliercio la società si adopererà per effettuare le migliorie necessarie per continuare le attività, ma Venezia ha necessità di avere un contenitore, anche per la terraferma, che possa ospitare non solo eventi sportivi ma anche culturali e di tendenza. Venezia lo merita».

La sorpresa

Escludendo i suoi giocatori, ad esempio Daye giudicato Mvp delle 7 gare, chi l’ha stupita di Sassari? «Sassari è una squadra completa e forte in ogni reparto con un ottima dirigenza e staff, mi ha colpito la qualità del gioco di squadra con protagonisti sempre diversi come McGee, Spissu, Cooley e Thomas che forse è stato il più continuo tra tutto il roster della Dinamo».

Gli avversari per Federico Casarin

Cosa ne pensa di tutte le polemiche create ad arte da media e pseudo tifosi durante le gare? Alla fine anche il vostro coach e lei avete fatto i complimenti agli avversari in gara6…. «L’unica cosa che posso dire è fare un applauso a Sassari per tutta la stagione, per le 22 gare vinte, la prima coppa europea della loro storia e la capacità imprenditoriale di tutta la società presieduta da Stefano Sardara. Mi ripeto, Sassari mi emoziona sempre e quindi i migliori auguri anche per restare in alto anche nei prossimi anni.».

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