Dalla Cina a Mestre con furore

Matteo Hu imprenditore cinese che recentemente ha aperto un suo ristorante in cima all’Hybrid Tower confida nelle potenzialità di una città come Mestre

L’A.C.Mestre vola e i paragoni si sprecano: “Mi ricorda il Milan di Sacchi” dichiara un tifoso, “Sembriamo il Barcellona” gli fa eco un altro al termine della gara vittoriosa di Noale. Accostamenti da tifoso – dicevamo – fin troppo azzardati, ma che rendono l’idea di cosa stia combinando il Mestre di Zironelli. Del resto le cifre riportano dati inconfutabili: primato in solitaria nel girone C della serie D, 11 vittorie su 12 partite, miglior attacco con 2,33 gol di media a partita, 8 vittorie consecutive e la migliore media punti/partita a livello nazionale. Dalla serie A alla D, appunto. Record che rimarrebbero negli annali di qualsiasi squadra, record assoluti per quella arancionera che mai prima nella sua storia era arrivata a tanto.

Prima o poi sarebbe dovuto succedere e pare davvero che stia accadendo: è una città che si sveglia, assopita o meglio anestetizzata da tempo. Un letargo sociale e culturale che in modo subdolo e silente ha avvolto negli ultimi anni la piccola metropoli veneta, togliendo la fiducia ai suoi abitanti. Può una squadra di calcio invertire una tendenza sociale? Certo non da sola, ma è anche vero che a Mestre la forte aggregazione creata dalle squadre di calcio e di basket negli anni ’80, è coincisa con una vivacità cittadina molto lontana dalla depressione degli ultimi anni.

Mestre ha grandi potenzialità, ma è fatta per gente coraggiosa” ha dichiarato Matteo Hu, imprenditore cinese dall’accento mestrino che recentemente ha aperto un suo ristorante in cima all’Hybrid Tower, il grattacielo sorto recentemente vicino a Corso del Popolo. Il presidente del Mestre Stefano Serena si è tanto riconosciuto in quella dichiarazione da fargli recapitare immediatamente una maglia con le firme di tutta la squadra.

Insomma, i colori arancioneri contribuiranno a destare definitivamente il gigante dormiente? E’ presto per dirlo ma è certo che qualcosa si muove: a Noale erano quasi 400 gli appassionati al seguito della squadra e domenica, per la sfida interna con l’Ital Lenti Belluno a Mogliano Veneto (inizio ore 14.30), si prevede un afflusso di tifosi importante.

E’ una città che ha voglia di riscatto, voglia di ritrovare la propria identità, di veder rinascere il centro storico, le attività, l’aggregazione. Una città che ha bisogno di gente coraggiosa, proprio come Matteo Hu e Stefano Serena. E se per ritrovare tutto ciò si dovesse passare (anche) per i successi di una squadra di calcio, che male c’è? In fondo, come disse una volta il già citato Arrigo Sacchi, non è forse vero che “Il calcio è la cosa più importante delle cose non importanti”?

Andrea Checconi Sbaraglini

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