Dietro l’uomo e dietro l’allenatore

Sogni e racconti di Mauro Zironelli, attuale allenatore dell'AC Mestre

Mister che ricordi hai del tuo passato calcistico? «Innanzitutto la Fiorentina e Firenze con la Finale di Coppa Uefa persa con la Juventus ma non posso certo dimenticarmi le vittorie di campionato con Fiorentina e Modena ma ho bellissimi ricordi anche della mia esperienza nel Chievo che adesso è per molti un esempio di società che guarda sui giovani».

 

Veneto e vicentino con un passato con la magia biancorossa un tempo famosa con il nome Lanerossi Vicenza. Con un secondo posto e al centro dell’attacco un giovanissimo Paolo Rossi. «Ho un ricordo fantastico. È stato vivere e realizzare un sogno quello del Vicenza. Ho esordito a 17 anni con la maglia della mia città, con i colori per cui tifavo ed ero già comprato dalla Fiorentina per 3 miliardi delle vecchie lire. Ero un ragazzo che stava per diventare professionista. Chiunque giochi a pallone sa che solo uno su 10.000 arriverà in Serie A se è bravo, fortunato ma anche intelligente e io ero uno di quei 10.000 ragazzi. Ho vissuto un sogno che tutti vorrebbero vivere. A quel tempo, poi, in serie C il Vicenza faceva 20/30 mila spettatori a partita ed è stata un’infanzia calcistica meravigliosa; avevo persino i professori e i compagni di classe che venivano in curva a tifare per me; l’unico mio rammarico è stato non potermi far vedere con quella maglia da mio nonno che è stato abbonato al Vicenza per 30 anni. Se ne è andato via prima di vedermi esordire».

139_001Come reputi la tua carriera? «Mi ritengo fortunato nonostante i due crociati rifatti perchè la carriera è andata avanti. Ho giocato nelle serie migliori e in alcune delle squadre più forti d’Europa e mi sono anche tolto la soddisfazione di vestire la maglia della Nazionale Under 21 e di andare pure a segno con la casacca dell’’Italia. A 20 cosa potevo chiedere di più? Mi sentivo a tutti gli effetti un calciatore e ho subito capito che il calcio sarebbe stata la mia vita».

Quando hai smesso cosa hai pensato? Meglio una scrivania o un campo? «Appena appese le scarpe al chiodo ho subito deciso di diventare allenatore amando troppo lo spogliatoio e il campo. Certo, ho fatto anche un po’ il dirigente quando avevo una mia società l’ SD Zanè 1931 e mi occupavo di tesseramenti, seguire il settore giovanile, persino pulire gli spogliatoi. Nel frattempo seguivo le giovanili del Vicenza e del Bassano. Studiavo, imparavo e mi mettevo alla prova finchè un giorno con la Beretti del giovanili Bassano abbiamo vinto il campionato e il presidente mi ha spedito a fare il corso a Coverciano dove ho rivisto tanti ex compagni e imparato cose nuove. Quel corso mi ha dato la spinta per fare cose diverse perché ho nel carattere la voglia di distinguermi dagli altri. Oggi alleno con grande soddisfazione in Serie D ma c’è sempre il sogno di diventare un allenatore di grado più alto».

Possibile che visti i successi a Sacile, Valdagno e ora Mestre nessuno ti abbia mai contattato per un salto di categoria? «A onor del vero ho avuto proposte ma non ho accettato perché erano delle vere e proprie scommesse e spesso erano scommesse perse in partenza. Anche il Messina mi aveva proposto un contratto già quest’anno ma la storia racconta che, ad oggi, ha già cambiato 3 allenatori. Chi me lo faceva fare? Mestre ha una potenzialità enorme e ne sono convinto. Per questo non ho avuto dubbi nella scelta».

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Chi ti ha dato di più dal punto di vista tecnico e umano? «Il compagno che mi ha dato più di una mano (forse anche quattro) è stato Edy Bivi, ma ho imparato molto da Dunga in quanto a tecnica e tattica, non a caso parliamo di uno che ha sollevato al cielo la Coppa del Mondo. Lui a livello tecnico e tattico era una spanna sopra tutti mentre la caparbietà e la tenacia li ho appresi da Batistuta, forse il più grande centravanti moderno e non dimentico Roberto Baggio, persona positiva e umile dai piedi fantastici. Quello che faceva lui con il pallone, il 90% può solo sognarlo».

Come ti vedi tra 10 anni? «Sarebbe più giusto dire come “non” mi vedo. Io vivo alla giornata e non mi faccio troppi pensieri. Alla fine conta sempre e solo il risultato di domenica in campo. E io mi concentro su quello e basta e non faccio programmi. Non voglio sentire parlare di programmi per 3/4/5 anni. La domenica si gioca una partita. Ci sono in palio 3 punti e vanno presi. Il resto non conta nulla. Sbaglierò, forse, ma questa è la mia mentalità».

Eh no caro mister. Questa non è la realtà. Questo è Mauro Zironelli!

Gian Nicola Pittalis

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