Giuseppe Mioni, una 100 Km del Passatore piena di emozioni.

La corsa è sacrificio, passione, sudore, gioia e qualche volta anche dolore, ma la corsa per chi la pratica è soprattutto vita, è un riscoprirsi giorno dopo giorno, guardarsi dentro, sfidarsi fuori. E l’ultima impresa di Giuseppe Mioni, 50 anni, di Maerne, maratoneta del Brema Running Team di Martellago, è di quelle da raccontare al figlio Davide e alla moglie Daniela, anche lei maratoneta. “E’ il classico sogno del cassetto che si è riusciti a tirare fuori esordisce con un filo di emozione Giuseppe Mioni. Bello perché sofferto, grande perché essere riuscito a portarlo a termine quasi non mi sembrava vero. Se poi l’impresa si chiama “100 km del Passatore” ecco che tutto si amplifica, sia per la difficoltà della gara, ma anche per il pathos e le immense emozioni che può regalare il tragitto da Firenze a Faenza. Correre il Passatore è stato un sogno che ho custodito per un intero anno.

Una gara preparata dopo mesi di sacrifici, allenamenti, sudore e rinunce. Per quale motivo si è cimentato su una distanza cosi impegnativa? “Si trattava dell’esordio assoluto ad una competizione caratterizzata da una distanza cosi impegnativa. Ma grazie alla piacevole compagnia di due amici runner, Luisa e Andrea, entrambi veterani di questa manifestazione, che mi ha accompagnato durante il preludio, il giorno prima e la mattina del sabato, ma che si dipana subito dopo lo sparo della partenza in quanto su questa distanza è davvero difficile trovare un compagno che ti segua per tutto il percorso. La corsa in solitaria e in completa autonomia, nonostante la partecipazione di 2700 ultra maratoneti, rappresenta sempre un certo fascino”.

Ci spiega un po’ l’esperienza della gara ? “Lungo via dei Calzaiuoli a Firenze, nel rettilineo di partenza c’era una ressa incredibile. La giornata era caldissima, e non aiutava di certo l’attesa della partenza. Alle 15 si parte, e ci si perde subito di vista. Arrampicarsi per le irte salite di Fiesole e della Vetta Le Croci risulta davvero faticoso. Per fortuna durante il percorso incrocio amici comuni, con i quali sono riuscito a condividere alcune passioni (vedi vigili del Fuoco di altri comandi). La tattica che mi ero prefissato, in quanto calcolatore, era quella di camminare lungo le salite per poi correre sul piano e in discesa. In discesa lascio andare le gambe e la velocità in alcuni tratti diventa davvero sostenuta, ma corro con il freno inserito, non voglio dare troppo, i km sono ancora molti. Si susseguono paesi noti sulla carta del percorso, Polcanto e Faltona. Controllo la mia tabella di marcia e sono in anticipo. Questo aspetto mi rasserena in quanto la mia preoccupazione sono sempre stati i cancelli orari. Tutto prosegue fino a Borgo San Lorenzo (31,5km) dove, scatto un mio primo “selfie” da inviare a casa per rasserenare gli animi. Fino a Panicaglia (35,3km) si sale in falsopiano e corro nei tratti in discesa, poi la strada inizia a salire sul serio e impostando la mia camminata in maniera ritmata ed energica, inizio a recuperare diverse posizioni; dopo il ristoro di Ronta (38,7km) mi fermo per indossare i manicotti, consigliati dal mio grande amico Marco Boffo, il fondista mestrino con una navigata esperienza nelle gare di “endurance”, con alle spalle sette convocazioni nella nazionale italiana della 100 Km. Si prosegue fino a Razzuolo (43,7km) e con il susseguirsi di ristori, si inizia ad accendere la frontale per proseguire fino al Passo della Colla (48km); qui la temperatura è decisamente rigida, circa 13 gradi con un vento battente … nuovo selfie di avviso a casa e poi a cambiarsi nella tenda dove trovo la mia borsa di cambio con gli indumenti asciutti e leggermente più pesanti, sosta per mangiare e tentativo di connettersi con la rete, ma senza alcun risultato. Nella discesa verso Casaglia (52,5km) riprendo a correre senza esagerare, ed arrivo al paese di Crespino (55,9km).

A correre non solo le gambe, ma anche le emozioni, quelle corrono dentro, si fanno spazio fra preoccupazioni e paura di non farcela. E poi la strada che scorre, l’asfalto che divori passo dopo passo e tutto quello che c’è attorno che ti scorre accanto quasi a sfiorarti. Al posto di rifornimento di Sant’Adriano poco dopo Marradi (75 km) ho scattato un’ulteriore selfie, e dopo aver contattato la moglie in piena notte per tranquillizzarla, mi sono fermato a bere e mangiare perchè la fatica si faceva sentire nonostante la temperatura fosse ideale per correre. Il clima è fresco, le gambe girano a meraviglia. Un controllo veloce alla tabella oraria, e mi trovo in perfetto orario con un ritardo di soli 4 minuti!! Prima di San Cassiano (76,1km) inizia una leggera crisi, incontro Andrea e Giordano che mi passano senza accorgersi di me, mi invitano a seguirli, ma sono decisamente più veloci. Essendo la mia prima “ultra”, cerco di amministrare le energie, e approfitto del ristoro per fare un massaggio. Un grande consiglio di Andrea mi salva dalla nausea della troppa acqua e mi svela un trucco che l’anno prima lo aveva salvato: bere del succo di frutta e aspettare che entri in circolo lo zucchero, poi mangiare qualcosa di solido, e così faccio”.

Ha avuto momenti di crisi ? “Il massaggio dal personale della CRI, mi ha permesso di rimettermi in strada. Inizio a valutare con attenzione l’idea del ritiro. Complice la stanchezza e la temperatura, inizio a tremare dal freddo. Non sapevo che fare…mancavano 24 chilometri. A quel punto ho indossato i guantini da corsa ed ho cominciato a camminare in stile marcia per poter scaldare la parte superiore del corpo, l’uovo di Colombo, è stata una scelta azzeccata che mi ha permesso di ripartire. Raggiungo così Strada Casale (80,1km) ma la velocità di passo va decisamente scemando. Non riesco più a mantenere il ritmo costante, ma a questo punto la parola d’ordine era “arrivare”; si procede nella notte tra Fognano e Brisighella (88,5km), e mi fermo per farmi applicare un compeed, causa una vescica. Errano (94,5km) un piccolo gruppo si attacca, siamo in attesa di vedere la numerazioni dei chilometri che invece di andare di cinque in cinque , inizia di uno in uno, segnale che si sta arrivando al traguardo., si chiacchiera con gli altri e ci si prende una sosta in un ristoro improvvisato con biscotti e ciliegie, l’alba è passata e la temperatura inizia ad alzarsi nuovamente”.

L’emozione più grande che ha provato ? “Sul rettilineo finale che porta verso il centro di Faenza. riesco a riprendere un buon ritmo e passo un gruppo di ragazzi milanesi che mi incitano e fanno i complimenti. Ma ecco che arriva il cartello dei 99 km, la foto è un rito, era il momento che attendevo, anche se perdo qualche minuto non importa. Ne approfitto per abbeverarmi un pochino, in maniera di arrivare decentemente per le foto del traguardo. Poi la curva, si entra in centro storico… si iniziano a sentire i rumori, la gente, la magica atmosfera di quella piazza di primo mattino… via a tutta corro in maniera incredibile, non credo alle mie gambe, taglio il traguardo con il tempo di 16 ore e 43 minuti. Davvero contento, non mi interessa chi ha fatto meno, quello è il mio tempo !!! WOW!”
La ripeterebbe come esperienza ? “Davvero una gran bella esperienza. Una di quelle da ricordare e da raccontare ai nipotini tra qualche anno, ma soprattutto per l’esperienza molto intensa. La frase all’arrivo che mi balenava per la testa ”Ok fatta bellissima esperienza, ma mai più” ora ci sto ripensando … vorrei che fosse già passato un altro anno per poterla correre ancora una volta, e magari stavolta riuscirei anche a fare meglio….pronto per la prossima sfida, sempre con il sorriso tra le labbra, perché la corsa è gioia, e ogni traguardo raggiunto è solo un punto da dove ripartire”.

 

Giancarlo Noviello