Ilaria Muresu futura stella della scherma

La storia di Ilaria Muresu consente di capire molte cose, dell’atleta e della donna, del suo modo di interpretare lo sport e la vita. Diciotto anni il prossimo 25 maggio, studentessa all’ultimo anno di Liceo Scientifico, Ilaria Muresu, originaria di Dolo ma con un cognome di chiare origini sarde, è una effervescente ragazza del suo tempo che ha trasformato il suo ottimismo e la sua brama di vita in un manifesto applicabile tanto allo sport quanto al quotidiano. Abile e scrupolosa nel sacrificio dell’allenamento ma disposta a fare e disfare, attimo per attimo, una volta dismesso il corpetto della scherma. Pronta a far programmi ma anche ad adattarsi al cambiamento, a condividere emozioni ed affetti soffocati dallo sport.   Semplicemente una ragazza libera, che asseconda le sue curiosità con entusiasmo e una passione che la fanno apparire speciale. Ha il pregio di saper vivere il momento, sfoggiando spontaneità e sorrisi, parlando a ruota libera, riuscendo ad aprirsi senza curarsi di “parare” le domande ma capace di piazzare stoccate, sempre attenta e..in partita, con quel cuore e quel carattere che tante volte l’hanno fatta vincere in pedana.

 

Quando hai iniziato a praticare la scherma ? “Ho iniziato a praticare la scherma nell’anno del 2013, tutto questo grazie a un cugino francese a cui tengo molto. Ho coltivato la mia passione della scherma grazie a lui. Ora lui ha mollato, per gli impegni scolastici”.

Il momento più bello che hai assaporato nella tua carriera sportiva? “Sicuramente conoscere gente nuova da diverse parti d’Italia. Anche perché ero l’unica portavalori della Sardegna e penso di esserlo ancora oggi.. Detto questo, ne vado fiera.. Ho ottenuto diversi riconoscimenti dal Coni. Nel mondo della scherma per me è stato molto difficile rimanere competitiva, perché mi stancavo facilmente anche da un punto di vista psicologico. Piangevo senza motivo, però allo stesso tempo mi dava grandi soddisfazioni. Nello sport, nella scherma si è sempre soli contro tutti. Prendi tu la decisione finale, in tante occasioni hai la testa che va a duemila e devi combattere con i mostri interiori, con i limiti che ti dai. Sono quelli i veri rivali”.

Hai una atleta di riferimento? “Valentina Vezzali. È stata da sempre il mio idolo. E non capisco perché molte persone dicono che sia antipatica, per me è sempre stata gentile. L’ho conosciuto in gara, ed è stata un fenomeno. Simpaticissima”.

L’angolo dei ricordi: qual è stato il momento più brutto ? “Momenti brutti ne ho avuti troppi, tra qualche giorno proprio il 15 marzo, festeggio la mia seconda vita (6 anni oggi), da quel maledetto incidente. Un intervento durato diciotto ore, con un arresto cardiaco di 90 minuti e due paralisi. Insomma, all’inizio si pensava ad una morte cerebrale. Infatti, da lì tutto è cambiato. È cambiata la mia vita, sempre in graduale peggioramento”.


Ti pesa mai ciò che fai? 
“Purtroppo al momento mi pesa il fatto di non riuscire a fare scherma per via dei problemi respiratori”.

Con la scuola come procede? “Con la scuola diciamo bene al momento, devo affrontare un percorso davvero lungo: la maturità che si terrà tra quattro mesi. E posso dire addio liceo. Sempre se miglioro in italiano”.

Il tuo sogno nel cassetto? “Il mio sogno è scrivere un libro sulla mia vita e sulla scoliosi del mio tipo che a quanto pare è diventato un caso internazionale. Poi, ho tanti progetti per il futuro che non voglio dire. Perché preferisco non sia il momento giusto”.

Quali sono i valori che trasmette il mondo della scherma ? “La passione. La voglia di spaccare il nemico che è la tua malattia, ed è lì davanti a te. Che ti aspetta a combattere, e così funziona anche nella scherma. Devi metterci fuoco, ma fuoco davvero. Un odio anche se tra di noi in realtà  siamo tutte amiche fuori dalla pedana, ma quando siamo avversarie è diverso. Dobbiamo usare la grinta. L’adrenalina. In pedana vedo l’avversaria ma dentro ho una miriade di sensazioni, di emozioni. Tra questi c’è però anche la voglia di combattere. Poi entri in trance agonistica e non senti né vedi più nulla”.


Cosa fa Ilaria nella vita quotidiana? 
“Nella mia vita quotidiana, faccio molte cose. Ho una vita frenetica come molti atleti paralimpici. Vado a scuola, mangio, faccio fisioterapia che finalmente sono riuscita ad ottenere perché in Sardegna ci sono stati molti tagli nella Sanità, ed io ho lottato con tutti i miei denti per ottenere ciò che mi spettava di mio diritto. Poi, niente torno a casa e qualche volta partecipo ad eventi sportivi. Ultimamente vado a quelle del basket perché mi sta piacendo molto. Però a giocare non posso per via della scoliosi che ho”.

Quali sono i pregi, i punti di forza, motivi per cui sarebbe bene praticare questo sport? “La scherma diciamo che ha più difetti che pregi, e di questo preferisco sinceramente non parlarne. Però posso dire che finora mi sono sempre trovata bene e ho sempre cercato di andare d’accordo con tutti”.

Secondo il tuo punto di vista, cosa si potrebbe fare per rendere ancora più visibile il concetto di “disabilità” nello Sport? “Io penso che sarebbe bello se a scuola si parlasse di interazione sociale e di coinvolgere la disabilità in modo positivo. E soprattutto nelle scuole elementari, affinché i bambini possano capire che la disabilità non è una barriera insormontabile. Lo sport è davvero per tutti, disabilità ed handicap non sono certo un ostacolo. L’attività fisica dà ai ragazzi diversamente abili la possibilità di socializzare, viaggiare ed essere più indipendenti.

A chi devi essere riconoscente per i successi che hai conseguito nel mondo della scherma? Devo tutto alla scherma di Nuoro, che mi ha fatto crescere come sportiva e come persona”.

Giancarlo Noviello