La storia di Francesco Seno; vince il tumore e corre i 10 km a Venezia

Ho avuto paura in questi mesi. Paura di non farcela, paura del male, paura di perdere tutto. Ma ho imparato a pensare positivo, a tenere duro, a non mollare mai. È con le mie gambe, domenica scorsa ho corso gli ultimi dieci chilometri del tracciato della Venicemarathon, con partenza dal Parco San Giuliano ed arrivo in Riva Sette Martiri a Venezia. Un percorso unico al mondo, lo splendido giro d’onore in Piazza San Marco e l’arrivo trionfale tra due ali di folla in Riva Sette Martiri.

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Il tutto con un unico comune denominatore: esorcizzare quel maledetto “mostro” che per 40 giorni ha radicalmente cambiato la mia vita. Si apre con queste parole, la storia di Francesco Seno, 42 anni, martellacense doc, tecnico audiometrista, che corre per i colori del Brema Running Team. Francesco ha vinto una partita importante, la più difficile, la più terribile. “Alla fine di agosto ho scoperto casualmente di avere un tumore al rene spiega Francesco. All’inizio sembrava più un dolore banale, percepito più come una botta intercostale. Ma i dolori iniziano ad aumentare progressivamente, cosi decido di entrare in ospedale, al San Giovanni e Paolo di Venezia. La mia vita improvvisamente cambia. Dai controlli emerge una situazione diversa e terribile. Si tratta in realtà di un tumore molto esteso al rene sinistro. Non so cosa mi stia succedendo, mi sento come dentro un vortice, tutto mi gira intorno. Mi ricoverano d’urgenza il 7 settembre, il giorno dopo entro in sala operatoria per rimuovere il rene sinistro, a causa di una massa molto estesa. Come ha affrontato la situazione? «All’inizio è stato molto dura. Pensavo che sarebbe stata una cosa di poco conto. In realtà non avevo capito la gravità della questione».

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E quando si è reso conto? Ho avuto molta paura. Stavo male e pensavo di non farcela. Poi guardando a quante persone stavano peggio di me ho reagito. A chi vorrebbe dedicare questa sua guarigione? Non posso non citare la mia famiglia, mia moglie e mio figlio, i miei amici, il dott. Milani, un maestro di professionalità e di umanità a cui debbo molto se non la vita. E poi tutto il reparto e tutte le persone professionali che ho incontrato: medici, infermieri. Con tutti ho avuto momenti veri e di profonda umanità, un’esperienza profonda sul significato della vita, dell’affetto, dell’amicizia e sui valori che contano. Nessuno nasce pronto per affrontare un tumore, ci si deve allenare come una maratona. Cosi è stato per me dopo l’intervento, affrontando i dieci chilometri di domenica scorsa, con tutta la mia volontà di arrivare al traguardo, alla guarigione. Ecco il significato di questa piccola e grande impresa.

di Giancarlo Noviello

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