L’AC Mestre come il Leicester

Una città intera in festa. Un sogno che si realizza e se qualcuno pensava fosse impossibile, a 123 km da Mestre, si è dovuto ricredere. Dopo anni di anonimato (dal lontano 1995) i colori arancioneri tornano tra i professionisti. È la Lega Pro che nessuno osava pronunciare per scaramanzia ma che ora è certezza matematica. Bastano due colpi di testa, un autogol e un pezzo di bravura ai ragazzi di Zironelli per piegare un Vigasio che aveva lottato per restare in partita. Micidiale Sottovia, freddo capitan Pettarin. In mezzo l’illusione veronese e la chiusura di Zecchin che prima costringe Lucenti all’autogol e poi si toglie la soddisfazione personale. Sono i 3 punti che trasformano il sogno in realtà. E per i 400 tifosi giunti a Vigasio non c’è Venezia o Veneziamestre che tenga. Tutti in piedi ad applaudire una sola squadra: l’AC Mestre. Bentornata tra i professionisti Mestre. Ora Abano e Vigontina sono solo la coda di un campionato colorato solo d’arancionero.

Foto di Michela Vitella

È Lega Pro con due giornate d’anticipo e poco importa se non si è potuto festeggiare sette giorni prima con la Triestina. La festa era solo rimandata. E festa è stata. Con tifosi che piangevano e cercavano di aggrapparsi alla rete per chiamare uno a uno tutti i membri della squadra; dai giocatori allo staff. L’arancionero ha coperto lo stadio del Vigasio battuto 4 a 1 mentre i tifosi di casa (un quarto dei mestrini giunti in terra veronese) sportivamente applaudivano la capolista e i cori salivano al cielo.

Foto di Michela Vitella

Nessuno è stato dimenticato oggi e, anche chi non ha potuto assistere dal vivo alla partita, chiamava da casa chiedendo un video o di sentire le urla dei tifosi. Oggi Mestre si è riscoperta città con la sua squadra e la sua identità e oggi si risveglierà con la consapevolezza che non era più un sogno ma una splendida realtà. Domani è lunedì, domani Mestre torna tra i “grandi” del calcio dopo aver polverizzato tutti i record nazionali, aver segnato valanghe di gol e fatto registrare il record di partite imbattuta dalla Serie A in giù.

Foto di Michela Vitella

In 9 gironi nessuno ha fatto meglio di Zironelli & co e in mezzo per Mestre anche la gioia di vedere la squadra tornare a giocare e vincere nel suo “Baracca”, nello stadio che è lì, nel cuore di questa città e che ora batte ancora più forte in attesa di vedere la sua erba calpestata da professionisti di tutta Italia. È una storia che riprende dal 1995 e che ora ricomincia da questo stadio che ha 90 anni e ancora vuol dimostrare di valere il suo posto. Bentornata tra i campioni Mestre. Questa è la tua squadra e l’arancionero il tuo colore.

Foto di Michela Vitella

A fine gara la gioia è incontenibile. Nessuno viene risparmiato dalla furia dei ragazzi di Zironelli e tutti finiscono in doccia per festeggiare. Persino il presidente Serena viene portato a forza sotto l’acqua. «Questa vittoria valeva anche mille km non solo 123 – esordisce il presidente – così come è stata la doccia più bella mai fatta. È stato un campionato condotto con autorità e assolutamente meritato e averlo conquistato a due giornate dal termine ha una doppia valenza: dimostra la forza di questo gruppo e da oggi posso subito pensare agli adeguamenti del Baracca. Abbiamo fatto la corsa solo su noi stessi senza guardare gli altri. Ora voglio solo confermare  Zironelli e analizzare in serenità con lui il prosieguo del progetto Mestre. Giovedì scorso abbiamo solo rinviato l’appuntamento con la storia ma non importa. Adesso la storia siamo noi». Chi non ha voglia di parlare, però, è il protagonista di questa cavalcata. Zironelli proprio ieri ha perso una persona cara e la tristezza si fa largo nella gioia. «Non me la sento di parlare. Purtroppo in mezzo a una felicità immensa c’è un grande dolore. Posso solo dire che prima di tutto avevo scelto gli uomini. È la vittoria del gruppo e sapevo di poter contare su ognuno di loro. Questa promozione è un regalo alla città. Abbiamo realizzato un miracolo; nel nostro piccolo abbiamo ripetuto il miracolo del Leicester».

Foto di Michela Vitella

Uno dei più felici è il capitano Pettarin. «Che bello essere stato capitano nella partita della matematica promozione. In più è stata una giornata da incorniciare anche per il gol. Un’emozione splendida. Abbiamo ancora tanto da dimostrare e non butteremo via le ultime due partite. C’è ancora lo scudetto e ce lo vogliamo prendere anche se non sarà facile». Felice anche Kabine.  «È da quando abbiamo iniziato questa avventura che avevo avuto la sensazione che potevamo fare grandi cose. Siamo prima di tutto dei grandissimi ragazzi che sono diventati amici e abbiamo fatto qualcosa di unico e speriamo che anche a livello nazionale si parli di Mestre. Rappresentiamo una città e poi tutti noi vogliamo giocarci le nostre chance di rinnovo tra i professionisti».  A chiudere Zecchin. «Sono contentissimo. È un anno straordinario. Per me è una grande soddisfazione. Non avrò giocato tantissimo ma dopo un anno e mezzo di infortuni è una mia rivincita personale. Ora voglio giocarmi tutte le possibilità per andare tra i pro. Lo scudetto vorrebbe dire essere davvero i primi d’Italia. Un tricolore da mettere sulle maglie tra i professionisti».

A.C.M.