L’arancionero come seconda pelle

Una storia tutta da scrivere

All’inizio l’arancionero non c’era. C’era il granata, carico fino quasi a sembrare marrone. Cambiò per  necessità: era il 1946 e a guerra finita non si trovava sul mercato molta lana di quel colore, forse le scorte le aveva prese tutte il Grande Torino di Valentino Mazzola. C’era abbondanza, invece, di lana arancione, costava poco. Così da quel momento le maglie del Mestre Calcio sono diventate arancione, con una traccia di nero e calzoncini neri. La squadra disputò il campionato di  serie B, gironi interregionali per riaccendere col calcio anche la speranza e superare le difficoltà di un Paese senza strade, ferrovie e ponti.

Foto di Michela Vitella

C’è anche il sogno di diventare ricchi col Tredici al Totocalcio legato al grande concorso con la schedina, chi indovina i risultati diventa milionario: 1-X-2,  per indicare la squadra di casa, il pareggio, la squadra che gioca in trasferta. In una schedina c’è anche da centrare il pronostico per la partita Mestrina-Siena.

 

Foto di Michela Vitella

Tra le altre, la Mestrina se la deve vedere con Mantova, Padova, Empoli, Parma, Pisa, Treviso, Udinese, Verona. Ha un allenatore famoso, Virginio Rosetta: è stato terzino della Juventus dai cinque scudetti consecutivi (di titoli ne ha vinti 8); è stato campione del mondo nel 1934. Mestre è il suo tramonto da allenatore, piegato più dalla ragione politica che da quella del campo. La squadra parte bene, dopo 13 giornate è addirittura in testa, poi si sgonfia. Ha i punti per salvarsi, ma in tempi di “cortina di ferro” non possono far retrocedere la ProGorizia che rappresenta la città proprio su quella “cortina”. Nella squadra goriziana gioca il giovane Enzo Bearzot, il futuro Ct dell’Italia mondiale del 1982. Così la Mestrina sale e scende in un anno dalla B. Deve ancora ritornarci.

Foto di Michela Vitella

La storia della società mestrina è incominciata tra il 1927 e il 1929 come Unione Sportiva Mestrina. Ci sono in città quattro squadre di calcio nate all’inizio del Novecento: la società ginnastica Marziale, il Mestre Foot-Ball Club, l’Associazione Calcio Mestre e la Spes Mestre. Le ultime due prendono il sopravvento, giocano dalle parti di Villa Erizzo, un terreno vicino all’attuale Piazzale Donatori di Sangue. C’è già lo stadio “Francesco Baracca” intitolato all’asso dell’aviazione, inaugurato nel 1919 proprio con un derby tra l’AC Mestre e la Spes, vincono i granata per 2-0. E’ stato costruito dove c’era il vecchio ippodromo. Avere uno stadio cittadino completamente recintato, aiuta il Mestre a trovare spazio in Promozione (era la seconda divisione italiana).

Mestre, però, nel 1926 perde la sua autonomia amministrativa, viene ridotta a frazione di Venezia per reggere con la terraferma l’impatto della nuova  zona industriale, deve rinunciare ad ambizioni sportive mentre cresce il Venezia. Le quattro società calcistiche della città si fondono e danno vita all’Unione Sportiva Mestrina che che conquista la serie C negli Anni Trenta e ci rimane fino al 1943, quando la guerra divide l’Italia e spezza anche il calcio.

Dopo l’anno in B, la Mestrina potrebbe risalire in serie cadetta perché domina il suo campionato, ma non ci sono promozioni perché la Fgci sta riformando i tornei. Le rifome continuano negli Anni ’50, così senza perdere sul campo, la squadra si ritrova retrocessa in IV Serie. Risale a stretto giro, nel girone unico, vine sconfitta nella finale col Colleferro per il titolo assoluto soltanto per sorteggio.

Resta in C fino al 1968, dovrà attendere dieci anni per risalire.

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La storia del Mestre ricomincia nel 1979 quando l’imprenditore Guido Robazza rileva la società, la porta in C1 nel 1982 con un avvincente spareggio a Modena contro la Vigor Senigallia il 6 giugno, basta un gol. “Sior Guido” modifica il nome in Associazione Calcio Mestre, ha il suo allenatore in Giorgio Rumignani, friulano, con un dignitoso passato da centrocampista in B. Il suo giocatore preferito è Fabiano Speggiorin, esperienze in B, buona mezzala col vizio del gol. Una volta Robazza si prende anche il gusto di superare in classifica i cugini veneziani.  Nel 1987 passa la mano a Gianni Pagotto che, a sua volta, gira la società a Maurizio Zamparini che ha già acquistato la storica rivale, il Venezia.

 

Foto di Michela Vitella

Zamparini prima salva la società lagunare dal fallimento, poi decide la fusione col Mestre: colori sociali arancioneroverde e utilizzo del “Baracca” come stadio casalingo. Il titolo sportivo è quello del Venezia che vanta trascorsi in A, quello del Mestre serve a far iscrivere il Palermo in C2 (altra società collegata a Zamparini).

 

 

Foto di Michela Vitella

La fusione non è indolore, cade anche in mezzo a due referendum senza esito per la secessione di Mestre da Venezia. La tifoseria lagunare non sopporta l’abbandono del vecchio glorioso stadio “Penzo”; la tifoseria di terraferma non gradisce che in pochi anni la società unificata cambi ancora una volta nome per motivi di sponsor: Associazione Calcio Venezia 1907. Ma si gioca al Baracca e questo aiuta.

Zamparini ha soldi e fretta. Nel 1991 il Venezia vince lo spareggio col Como e vola in serie B. Adesso il “Baracca” non basta più, è tra i palazzi, ricavare spazio non serve a renderlo adatto. Dopo quattro anni la squadra ritorna al “Penzo” e l’arancione dalla maglia viene ridotto davvero a poco.

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In terraferma alcuni imprenditori vogliono riportare il nome del Mestre nel calcio che conta, dalla nuova fusione tra due squadre (MalcontentaMestrina e Calcio Venezia neroverde)  in pochissimi anni rinasce il Mestre che nel 1995 vince il campionato di Eccellenza e l’anno dopo quello Nazionale Dilettanti. In meno di dieci anni una squadra esclusivamente mestrina  si ripresenta in C2 tra i professionisti. Nel 2001 sfiora il colpo grosso, ma sulla sua strada si ritrova la Triestina. I mestrini ritornano in massa al Baracca, sono quasi 7000!

Foto di Michela Vitella

I sogni si spengono all’alba, la crisi finanziaria riporta la società in serie D e piano piano sempre giù. Nel 2003 per rinascere ci vuole la presidenza di Primo Marani che registra l’Associazione Sportiva Mestre 2003, riparte dalla Terza Categoria, risale in due anni in Prima, acquista i diritti di un’altra società e s’iscrive direttamente in Promozione senza troppa fortuna. Parallelamente  si fa strada l’Edo Mestre che è attivo dal 1962, ha in gestione il Baracca, gioca per molti anni in Eccellenza e con la famiglia Luppari nasce L’Edo Mestre. Solo dopo si arriverà a chiamare la squadra Mestrina FC 1929 dai colori sociali arancioneri ma questa è un’altra storia. Quando entra l’imprenditore Stefano Serena, la squadra perde la finale della Coppa Italia, sfiora il play-off, mentre l’AC Mestre vince la coppa di categoria che le vale il ripescaggio in Promozione. Si rimescolano le società, non senza confusione e singolari passaggi a Spinea e a Mogliano, si trasferiscono sedi e maglie, ma il tutto – in un calcio i cui campionati spesso sono decisi dai fallimenti e dal passato- frutta la partecipazione di una squadra mestrina alla serie D nel 2015, vent’anni dopo l’ultima volta.

Il resto è storia di oggi. Anche con la riapertura del “Baracca” omologato ora con 1999 posti: un tempo con quattro tribune poteva accogliere oltre 6000 spettatori, una volta per Mestre-Padova si staccarono 12 mila biglietti!

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Molti i campioni passati sulla panchina e per il campo con la magliore arancionera. Tra gli allenatori rimasti nella storia, oltre al grande Rosetta: il veneziano Andrea Capitanio il primo vero mister, centrocampista in A negli Anni Trenta con Milan e Venezia, approdato a fine carriera nel Meste che poi ha allenato. L’altro veneziano Guido Testolina, mezzala in A con la Triestina, più vote sulla panchina del Mestre. Come Giacomo Blason, un centrocampista che era diventato portiere tra i pali della Lazio e della Roma e  che era stato l’allenatore di Bearzot nella Pro Gorizia, quella che aveva condannato il Mestre a perdere la B.

Ancora: Franco Pedroni, stopper di Milan e Alessandria, lo scopritore di Gianni Rivera. Il mestrino Giovanni Mialich, difensore grintoso di Bologna e Napoli. Il veneziano Giovanni Bonafin, attaccante del Bologna e del Lanerossi Vicenza. Il goriziano Edy Reja, buon giocatore della Spal e del Palermo, che sulla panchina mestrina matura esperienza che lo porterà alla guida di Lazio, Napoli e Torino. Fino all’attuale Mauro Zironelli, generoso centrocampista di Fiorentina, Pescara, Venezia, Vicenza e Chievo, tre presenze in azzurro con la Under 21, mister del Mestre che torna tra i professionisti.

Foto di Michela Vitella

Molti anche i calciatori partiti da Mestre per arrivare in serie A e anche alla maglia della Nazionale. Nel dopoguerra il primo è Antonio Pin futuro portiere del Padova di Nereo Rocco. Negli Anni Cinquanta: il difensore del Vicenza Giobatta Zoppelletto; lo stopper di  Vicenza e Napoli,  Dino Panzanato, famoso anche per le 9 giornate di squalifica prese dopo essere andato in socccorso di Sivori in una fin troppo movimentata partita tra Napoli e Juventus. Il centrocampista di Marghera Angelo Spanio ha giocato con Torino, Napoli e Roma. Renato Campanini, attaccante, dopo aver segnato con la Mestrina è andato a far gol ad Ascoli dove è diventato l’idolo della squadra arrivata in A col presidente Rozzi e con Carletto Mazzone in panchina. L’attaccante Francesco Canella, di Noventa di Piave, è stato in A con Udinese, Fiorentina e Inter, vincendo anche uno scudetto. L’ala sinistra Angelo Pochissimo è stato l’anima del Venezia tra serie B e due promozioni in A, negli anni ’60, compresa la stagione della grande alluvione. Il mestrino Andrea Manzo è venuto in arancionero a chiudere una carriera che lo aveva visto calcare i campi di A con Vicenza, Sampdoria, Fiorentina e Milan. Edy Bivi all’alba degli Anni ’80 costruì da Mestre e da una spettacolare rovesciata, accompagnata da 29 gol,  una carriera che lo porterà a sfiorare col Catanzaro il titolo di cannoniere della A.

Foto di Michela Vitella

Pochi mesi fa se n’è andato proprio a Mestre un grande campione venuto alla Mestrina  a chiudere una carriera eccellente che lo aveva portato a vincere due scudetti consecutivi con la maglia della Fiorentina e con quella del Cagliari di Gigi Riva.

Ora è Lega Pro. Con il Presidente Stefano Serena, mister Zironelli e la sua “banda di matti” e adesso la storia continua.

Arsenio Corto Martino