L’impresa del Trail Runner Gildo Checchin raccontata sul Sestante News.

L'atleta del Piombino Dese ha coperto la distanza di 210 Km in completa autosufficienza alimentare, da Passo Rolle a Piazza San Marco. Nel 2018 sarò pronto per l'impresa nel Nepal.

Gildo Checchin, 45 anni, castellano doc e portacolori dell’Atletica Piombino Dese, ha confezionato negli anni un curriculum di assoluto rilievo. Amante del trail running, tra le sue esperienze sportive più recenti c’è l’attraversata del Massiccio del Grappa in completa autosufficienza alimentare, e la Forte Verena –Vittorio Veneto, un percorso di 130 chilometri, correndo lungo i sentieri e le trincee, fino ad arrivare a costeggiare il Piave nella Città della Vittoria. Ma l’ultima impresa di Gildo Checchin, ha dell’incredibile. La settimana scorsa ha portato a termine una esperienza molto dura, coprendo in completa autosufficienza alimentare, 210 chilometri, partendo mercoledì scorso alle 5.30 da Passo Rolle fino ad arrivare nella tarda mattinata di sabato in Piazza San Marco alle 13 in punto.

“Partire da Passo Rolle con un dislivello molto importante è stato qualcosa di prepotentemente lontano da una vacanza esordisce Checchin. Non è una meta per turisti, ma per viaggiatori. E’ la dimensione del cosiddetto viaggio in un “altro mondo”. Le montagne del Passo Rolle regalano un paesaggio da cartolina, ma sono difficili da affrontare. Per realizzare questo sogno, nulla si improvvisa, perché si tratta di una esperienza che va programmata e preparata alacremente, perché non sempre il cammino rispecchia fedelmente una cartina, una mappa o un orologio.

Perché questa sfida? “E’ un viaggio che mi sono “regalato”, in un momento particolare della mia vita. Innanzi tutto chi vi arrischia i propri passi lungo questo percorso, scopre un territorio immenso, dove ciascuno può viaggiare verso dove lo porta il cuore. E’ la scoperta di una libertà materiale, geografica, se si preferisce, della quale molti di noi, abituati a viaggiare rigorosamente in fila lungo nastri d’asfalto, hanno forse perso la memoria. Questa spiegazione forse non basta. La montagna è un’occasione di liberazione. La maestosità delle rocce a poco a poco ti spoglia e ti libera da queste incrostazioni dell’anima. Il Rolle è terra di libertà. Dove si impara a riconoscere se stessi reciprocamente. La montagna è un luogo che ci mostra il volto nudo delle cose, ma anche quello più autentico e vero. Se penso che soltanto tre mesi fa volevo smettere di correre, perché colpito da una serie di infortuni, ora grazie al mio “motivator” e amico Moreno Pesce, l’atleta “amputato” di Noale, che spesso accompagno nelle sue imprese di vertical, mi sono convinto a non mollare mai”.

Come è nata l’idea? “La sera mi trovavo a studiare sentieri, altimetrie, dislivelli, cercando di focalizzare in base alle mie possibilità, quale potesse essere il percorso più congeniale per realizzare la mia impresa. Cosi ho pensato di percorrere questa sfida dal Passo Rolle a Piazza San Marco, attraversando Colbricon, punta CES, Tognola, Lago Calaita, Imer, Pavione, Feltre, il Massiccio del Grappa, One di Fonte, il sentiero degli Ezzelini, Castelfranco Veneto, Noale, Mestre, per arrivare in Piazza San Marco a Venezia. Ho voluto unire tanti luoghi che hanno rappresentato la felicità della mia giovinezza alla passione per la montagna, per arrivare a Venezia, la città più romantica del mondo”.

Ha incontrato difficoltà nel suo percorso? “Il viaggio è iniziato con un diluvio universale, poi per incanto il cielo si è aperto quasi come una porta. Poi l’infinità del paradiso in una lunga galoppata, attraversando boschi, rocce, laghi e torrenti. Non dimenticherò mai le emozioni che ho provato: la magia della natura, la sensibilità di tutte le persone che ho conosciuto, incredule per la mia impresa, pronte ad incitarmi e trasmettere quella carica di energia nelle gambe che serve per arrivare fino in fondo”.

 

Ha incontrato difficoltà? “Difficoltà le ho incontrate, ma chi mi conosce sa che sono un testone dalla pelle dura”.

Ha avuto paura? “Non ho paura del buio della notte, e nemmeno della solitudine. Ho il rispetto per la vita, e quindi ho cercato di razionalizzare ogni decisione al momento giusto, soprattutto di fronte al pericolo e alle difficoltà”.

A chi dedica questa impresa? “Devo ringraziare moltissime persone che hanno reso possibile questa mia grande impresa: l’amico Lorenzo Doris, che mi ha accompagnato sul Passo Rolle dispensandomi utili consigli, gli amici del Rifugio Vederna, i ragazzi di Feltre Moira Martina, Luca, e Ivan Centa che mi hanno accolto stemperando un po’ la tensione che saliva, tra la fatica e il nervosismo, a causa dei temporali. In aggiunta voglio ringraziare Mauro e Valentina, che si sono resi disponibili con i loro “preziosi” ristori volanti”.

Ci saranno altre future imprese? “Il sogno 2018/19 si chiama Nepal. Nel frattempo mi divertirò a provare nuove emozioni nel nostro territorio, ricco di piccoli angoli di paradiso, che sarebbe giusto valorizzare nel pieno rispetto della natura”.

 

 

 

GIANCARLO NOVIELLO