Mauro “Mega” Bonora si laurea “Finisher”

Con le sei Major più importanti al mondo.

Partito nel 2006, è il campionato tutto dedicato a chi porta a termine le sei maratone più importanti del mondo: Tokyo, Boston, Londra, Berlino, Chicago e New York. Chi termina le sei major ha diritto ad un certificato speciale e a una medaglia che raccoglie le sue imprese. Con l’ultima impresa alla Maratona di Tokyo, Mauro Bonora, 55 anni di Murano, maratoneta di ottimo livello e Presidente dell’Asd Running Club Venezia, da tutti conosciuto con il pseudonimo di “MEGA” ha completato il meraviglioso “puzzle” delle 6 Mayor, il traguardo più ambizioso di ogni maratoneta. “Nella mia vita di maratone ne ho corse una ottantina spiega il “Mega”. Mi alleno, mi prendo delle pause e poi ci riprovo. Senza esagerazioni. Sempre sotto le tre ore, ma senza patemi d’animo nel senso che se al traguardo il mio cronometro segna un buon tempo sono felice ma se anche ci metto una decina di minuti in più sono felice lo stesso. L’importante è star bene anche perchè, quasi sempre, il giorno dopo mi tocca lavorare. Una fatica che la mia mente ha ben presente e che ogni tanto mi ricorda, quasi ad ammonirmi. Per questo affascinano quegli atleti che riescono con naturalezza a fare cose esagerate.

Come è proseguita l’idea di terminare questo ambizioso circuito? Appena rientrato dalla maratona di New York. Era la mia terza partecipazione alla maratona nella grande Mela. Ho iniziato a programmare i miei allenamenti per la Maratona di Tokyo, con i suoi 36mila atleti al via. Ci tengo ad evidenziare un aspetto molto importante: la preparazione ad ogni singola gara, è sempre stata diversa l’una dall’altra. Generalmente non seguo mai le tabelle, ma ascolto il mio corpo, le mie sensazioni. Posso affermare senza alcuna esitazione, che la preparazione per la Maratona di Tokyo è stata quella più dura, per una molteplicità di fattori: l’orario (mi allenavo alle 3 di notte) con  temperature invernali molto rigide. Mi sono sempre allenato indipendentemente dalle condizioni atmosferiche: con pioggia, vento, acqua alta, nebbia, neve. Ogni notte percorrevo 20 chilometri e poi dritto al lavoro, all’interno della Fornace.

Che emozioni le ha trasmesso la maratona di Tokyo? La maratona di Tokyo è una delle corse più importanti al mondo, direttamente paragonabile a quella di New York. Il percorso attraversa alcuni dei più suggestivi scenari della città di Tokyo tra cui il Tokyo Metropolitan Government Building, il Palazzo Imperiale, Hibiya Park , i quartieri Shinagawa, Ginza, Nihombashi, Asakusa Kaminari-mon , Tsukiji e Ariake. Lo spettacolo di questa maratona non è solo dato dai suoi suggestivi paesaggi ma soprattutto dalla folla di maratoneti, oltre 36000 concorrenti provenienti da 34 paesi. Una maratona da correre tutta col naso all’insù caratterizzata anche dall’incursione di qualche cartone animato della nostra infanzia, infatti ancora più spettacolari sono i costumi che molti maratoneti giapponesi indossano durante la corsa. L’arrivo sulla finish line è stata un’esperienza indescrivibile. Nemmeno il fuso orario, l’alimentazione, il clima caldo, il dolore lancinante al fegato, sono riusciti a bloccare l’inarrestabile corsa verso il traguardo. E poi il tanto atteso momento della premiazione. Un’emozione unica. Ho baciata insistentemente quella medaglia da finisher, e il mio primo pensiero è andato a tutti gli amici che mi hanno sostenuto durante tutta la mia preparazione. Ho abbracciato mia moglie Cristina e ho condiviso con lei questo magico momento. Poi il secondo pensiero è filato dritto a mio figlio che mi aveva dedicato un pensiero molto forte e pieno di affetto: “papà correrò al tuo fianco e ti sosterrò per tutto il tempo, perché tu rappresenti il mio più grande orgoglio”.

Che bagaglio di esperienza si porta dalla Maratona di Tokyo? Il dopo gara è anch’esso un evento, tutto è grande tranne l’attesa, delle borse, dei massaggi, delle foto. Ma più grande di tutto è ancora una volta la gentilezza, la disponibilità, i sorrisi, gli applausi di decine e decine di volontari che ti fanno sentire protagonista anche dopo il traguardo. Si torna in hotel, l’effetto adrenalina ancora c’è, la stanchezza arriverà dopo. A lungo osservi i corridori tornare in hotel, chi zoppica, chi si trascina, chi cammina, chi con la medaglia al collo, chi no, ma tutti felici.

La consiglierebbe a qualche suo atleta ? Concludo consigliando vivamente la trasferta giapponese (con o senza scarpe da corsa!), per il mondo diverso che si apre ai nostri occhi, perchè viaggiare allarga la mente. La maratona di Tokyo è per alcuni aspetti la sorella minore delle Sei Major, ma nell’insieme posso confermare un giudizio assolutamente positivo.

Giancarlo Noviello