Il miracolo del Mestre

Lasciamo perdere, per un attimo, il secondo posto in classifica in serie D e diamo uno sguardo a ciò che in soli 15 mesi è riuscito a costruire il presidente del Mestre Stefano Serena dopo aver ereditato – in pratica – solo il nome di una squadra.  Già, solo il nome perché – nei fatti – quasi nient’altro si è ritrovato, fatto salvo l’appoggio dei due vicepresidenti.

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15 mesi in cui ad un nome storico, a cui era rimasto in concessione solo l’impianto di allenamento, ha aggiunto una Società di stampo professionistico in tutti i suoi settori, un Direttore Generale di provata esperienza, uno staff tecnico e dirigenziale di alto livello, due segreterie, rispettivamente per la Prima Squadra e per il Settore Giovanile, una sede prestigiosa come poche al centro di Mestre, uno store ufficiale, un sito internet che ha già registrato numeri e accessi da categoria superiore, una squadra in lotta per la promozione fra i professionisti della Lega Pro e in ultimo, il recupero dello stadio Francesco Baracca e la sua restituzione  (prevista per il mese di dicembre) a squadra, tifosi e Città.

15 mesi per arrivare ad avere il Mestre dei record, quello che sta scrivendo oggi uno dei più bei capitoli della sua “piccola storia”, parafrasando il testo del suo vecchio inno. Perché ancora in pochi se ne sono accorti (e merito del Sestante News essere fra quei pochi), ma gli arancioneri di Zironelli stanno riuscendo in ciò che in oltre un secolo di storia la squadra di Mestre non era mai riuscita a fare: queste sette vittorie su otto partite, sono qualcosa che sta assumendo dimensioni importati e mai ottenute prima, numeri che varrebbero il primo posto in solitaria in sei degli altri sette gironi del massimo campionato dei dilettanti. Ma forse l’aspetto più bello e romantico è quello di aver restituito la fiducia ad una piazza come quella mestrina. Fiducia, un termine oramai archiviato da molto tempo o addirittura dimenticato dai tifosi orange.

Quindi a prescindere da come finirà questo campionato, il miracolo sembra già servito. Non sarà forse la colomba magica di “Miracolo a Milano”, il bellissimo film di De Sica, ma è qualcosa di ben più concreto, basato sugli investimenti e sul lavoro fatto come si deve, che si sa, alla lunga paga sempre. Un piccolo miracolo per una piccola storia, che poi tanto piccola non è. Il tutto all’ombra della torre civica che si affaccia in Piazza Ferretto. Di questi tempi, non è affatto cosa da poco.

 

di Andrea Checconi Sbaraglini

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