OLIVIERO BEHA: un giovane mezzofondista di talento

Tutti conoscono Oliviero Beha come grande giornalista capace di andare contro corrente senza temere le conseguenze, ma sempre con grande intelligenza ed equilibrio. Qui lo voglio ricordare come amico e come mezzofondista di talento. Appena appreso della sua prematura e improvvisa (per noi) morte, grazie a un post su FB è iniziato il tam tam tra amici, qualche telefonata per ricordarci di lui e per ricordare la nostra gioventù sulle piste di atletica. Abbiamo partecipato a varie gare e raduni insieme. Avevamo anche fatto amicizia durante l’estate del 1971 durante un raduno ad Asiago tanto che lo invitai a casa mia per qualche giorno. Mia madre ne rimase colpita per l’educazione e per l’intelligenza. Ma ne venne definitivamente conquistata quando prima di partire passò in fioreria e le fece portare un mazzo di fiori. Da casa mia erano passati tanti altri amici ventenni i quali, come tutti i giovani, a queste delicatezze non badavano più di tanto.
Ad Asiago, poiché non era stato convocato al raduno della FIDAL, si aggregò alla squadra dei Carabinieri che risiedeva nella caserma facendosi passare per un altro Carabiniere che non era venuto. Il maresciallo non si accorse mai dello scambio di persona! Era spiritoso e capace di fare scherzi che stasera abbiamo ricordato e sono rimasti “storici”. Eppure io ravvisavo in lui, fin d’allora, una nota di tristezza che forse è il destino delle persone profonde. Non mi sono meravigliato quindi quando ho saputo che oltre all’attività giornalistica scriveva anche poesie. Aveva solo un anno più di me ma io lo sentivo molto più maturo, colto e informato. Sebbene in seguito ci siamo incontrati un paio di volte in convegni, non abbiamo più parlato del periodo dell’atletica.
Ricordo di una sola corsa con lui, anche se certamente ne abbiamo fatte più d’una: la batteria dei 1500 in notturna allo stadio Olimpico di Roma in occasione dei Campionati italiani nel luglio del 1971. Durante la gara, io cercavo di qualificarmi facendo meno fatica possibile per risparmiarmi per la finale del giorno dopo. A un certo punto per rallentare il ritmo, tagliai la strada a Oliviero che fu costretto (imprecando) a darmi una spinta che mi fece quasi cadere, ma mi spinse in avanti. Dopo di allora non ci incontrammo più sulle piste. Entrambi smettemmo presto di gareggiare. Quando lui cominciò a scrivere per Repubblica – i suoi primi articoli erano originali per la forma criptica in cui erano redatti – non me ne sorpresi: era un contestatore come usava a quei tempi, ma aveva decisamente una marcia in più.

Corrado Poli