Paintball. Da passione a sport

Intervista in esclusiva a uno dei pochi arbitri internazionali italiani

Stefano, cos’è il paintball? «Il paintball, giocato per la prima volta in America negli anni ’70 con delle “pistole” a vernice per segnare gli alberi, è quella disciplina che vede fronteggiarsi due (o più) squadre all’interno di aree regolamentari a colpi di palline colorate e coloranti (assolutamente atossiche e biodegradabili.)».

Quali sono le regole fondamentali? «Esistono diverse discipline, quella comunemente definita “sportiva”, chiamata SPEEDBALL, vede due squadre di 5 persone ciascuna fronteggiarsi all’interno di un campo di circa 45x36mt al cui interno sono stati posti strategicamente, e in maniera simmetrica, degli ostacoli gonfiabili di diverse forme e misure. Ciascuna squadra ha lo scopo di fare punto fermando il tempo di gioco premendo un bottone posto sulla base avversaria, ovviamente evitando di essere colpiti dalle palline avversarie che viaggiano a più di 300km/h. Un qualunque colpo valido al giocatore o alla sua attrezzatura comporterà l’immediata eliminazione del giocatore stesso. Una volta verificato che il giocatore che ha premuto il bottone non sia stato colpito le due squadre rientrano nelle loro “pit” dove si ripuliscono e velocemente rientrano in campo fino all’esaurirsi del tempo di gioco. Vince la squadra che nell’arco del tempo totale (es. 10 min. totali di gara) ha totalizzato più punti. Per verificare la correttezza del gioco all’interno di ogni game vi sono 10 arbitri dedicati».

C’è un’età in cui si può praticare o è uno sport per tutti? «Il paintball è assolutamente uno sport per tutti, e tra i più sicuri grazie alle ferree regole di sicurezza che lo contraddistinguono. Non mi ricordo esattamente l’età ma esistono piacevoli varianti fatte proprio per i più piccoli».

Come è il movimento in Veneto e dove si possono effettuare prove di paintball? «Il Veneto, come molte altre regioni, è molto attivo, sia per lo Speedball che per le versione del paintball più ludiche (Scenario o boschivo). Basta una breve ricerca in internet o tramite Facebook per scoprire che quasi ogni provincia ha uno o più campi a disposizione».

Tra Treviso e Venezia ci sono gruppi riconosciuti o si formano spontaneamente? «Più che gruppi si parla di Associazioni, ASD, e ne esistono diverse anche se non tutte hanno una propria squadra. Diciamo che al momento il fulcro è più verso Padova ma di anno in anno il panorama muta e si sposta».

Dove si può praticare? «Assolutamente e rigorosamente in campi e strutture adeguate, dove vi è del personale preparato per illustrare a ogni persona il modo corretto di giocare, le regole base e le nozioni fondamentali di sicurezza».

Ora il paintball è stato riconosciuto dal CONI. Quando è avvenuto e come mai? «Finalmente nel 2016 la FIDASC, in qualità di Federazione Sportiva Nazionale riconosciuta dal CONI, ha inserito il Paintball fra le sue discipline. Dico finalmente perché il paintball è giocato in Italia in maniera “organizzata” circa dal 2010, data in cui si è visto il primo torneo con arbitri ufficiali proprio nella nostra provincia di Venezia, mi riferisco alla Kokai Cup organizzata dall’ASD Paintball Venezia. Da quella volta questo sport ha fatto passi da gigante, arrivando ad ottenere un campionato Nazionale, suddiviso in due categorie, serie A e serie B, e tre campionati regionali, nord, centro e sud, con tanto di diretta streaming su SportTelevision grazie all’impegno e alla costanza di IPBS (Italian Paintball Series); più un campionato Woodsball – Scenario (boschivo) organizzato da WSXBall».

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Lei è uno dei pochi arbitri internazionali italiani e vanta anche la direzione di alcune gare di livello mondiale. Ci racconta la sua esperienza?
«La “direzione” di una gara a livello mondiale sarebbe una bella cosa, ma non è esatto, sono però uno dei pochi italiani, solo per il momento mi auspico, ad avere avuto l’onore di arbitrare diverse volte, in qualità di uno dei dieci arbitri in campo, uno fra gli eventi più importanti nel panorama europeo e mondiale, le Millennium Series, che vedono fronteggiarsi squadre da tutto il mondo, dai semi amatori ai professionisti. Ho cominciato nel 2009-2010 se non ricordo male, come giocatore e come “arbitro improvvisato” durante tornei ed amichevoli perché ritenevo importante la “qualità” di gioco per il giocatore poiché senza un arbitri molte cose potevano essere opinabili e, magari, soggettive. Da li ho fatto diversi corsi arbitri tenuti dal responsabile arbitri europeo EPBF (European Paintball Federation), poiché in Italia ricordo non esisteva nulla di costruito e costituito. Da li ho cominciato ad arbitrare ai regionali, nazionali e diversi tornei Internazionali che abbiamo accolto anche qui in Italia. Abbiamo costituito poi da diversi anni anche un’associazione, EUROREF Italy, per coordinare, organizzare e formare gli arbitri italiani di paintball. Ad oggi posso con orgoglio dire di essere stato il primo arbitro italiano ad essere riuscito ad arbitrare la massima categoria al Millennium Series, la CPL – Champions Paintball League fra tutti quei giocatori, idoli, provenienti da tutto il mondo che vedevo come delle superstar.
Con IPBS e adesso con FIDASC abbiamo formato diversi arbitri italiani per un team sempre più vasto di amici-colleghi che copre quasi tutta la penisola».

Come ha conosciuto il paintball? «Grazie a degli amici con cui abbiamo costituito una delle prime associazioni in Italia, la Paintball Venezia».

Come ha deciso di diventare arbitro? «Quando ho realizzato che la squadra degli arbitri è un team che è in campo esattamente come i giocatori, che gareggia a sua volta e che, anche se i ritmi sono assolutamente sostenuti e faticosi (anche 10 ore sempre in campo!), la fatica ti tempra e ci si diverte ugualmente, in un modo che sono chi scende in campo con una Jersey a strisce riesce pienamente a comprendere».

Il suo ricordo e la sua emozione più bella? «Sicuramente l’emozione di entrare in campo al Millennium, ogni volta, come se fosse la prima volta».

 

Gian Nicola Pittalis