Il Porto ferma la piscina di Marghera

Allora è guerra. E l’ostaggio è la piscina di Marghera i cui lavori erano finalmente pronti a partire. L’Autorità di sistema portuale ha bocciato il progetto presentato nella conferenza dei servizi che doveva praticamente dare il via alla realizzazione attesa da tutta la città, non solo dal quartiere di Marghera. E non perché il progetto sia brutto o da rifare ma, secondo il Porto, semplicemente perché in quell’area – alle spalle del nuovo Mof-Mercato ortofrutticolo – non si può fare, giudicando incompatibile un impianto sportivo dove ci dovrebbero essere solo attività a carattere portuale ed industriale. Una bocciatura che rischia di bloccare tutti gli altri interventi di riqualificazione della zona, ma contro la quale il Comune appare deciso ad andare ugualmente avanti. «Perché – dicono a Ca’ Farsetti – si tratta di un’opera assolutamente prioritaria e attesa da tutti i cittadini veneziani, e di Marghera in particolare».

Il caso è esploso nell’ultima conferenza dei servizi di alcuni giorni fa, tenuta sotto silenzio per capire come sarà possibile procedere. In una lettera di poche righe in cui si esprime il parere negativo su un intervento che era dato per scontato da anni ed inserito all’interno dell’operazione del Mof in via delle Macchine, di fronte al ponte strallato sul canale industriale ovest, realizzato dal Fondo Lucrezio il cui maggior azionista è l’imprenditore veneziano Andrea Mevorach, il Porto ha rivendicato la sua competenza urbanistica su tutta l’area, considerandola superiore rispetto a qualsiasi piano urbanistico del Comune di Venezia.

Una linea che segue alla perfezione il solco tracciato nel febbraio scorso da Pino Musolino, presidente dell’Autorità portuale dell’Adriatico Settentrionale, il quale durante una commissione comunale sui progetti previsti ai Pili aveva spiegato che «così come il Porto non può permettersi di fare un progetto a Sant’Alvise perché non è di sua competenza, è altrettanto vero che noi possiamo rivendicare la nostra competenza pianificatoria sulle aree del Porto». Le competenze del Porto sono sancite sin dall’adozione dei Piani del 1908 e del 1965, e per aree del porto, oltre a Porto Marghera, Musolino intende tutte quelle lambite dalle vie di navigazione portuale come ad esempio le aree di sviluppo misto tra industriale, terziario e urbano nella zona del Vega, i 42 ettari dei Pili, quelle accanto alla Marittima e, a questo punto, pure quelle di via delle Macchine.

Lo stop del Porto è stata l’unica voce discordante in conferenza dei servizi, alla quale sarebbe seguito nel giro di 15 giorni l’ultimo via libera del Coni (questo sì dato per scontato), quindi le imprese di Mevorach avrebbero iniziato a costruire la piscina la cui localizzazione fu voluta dall’ex Giunta Orsoni. «Il porto sono anni che collabora – dicevano in Comune -. Fino a qualche mese fa aveva dato suo assenso, questo cambio di rotta è davvero incomprensibile». Non a caso c’è chi ricorda l’okay della gestione Paolo Costa dato anni fa al Palais Lumière che sarebbe sorto su quella stessa area (un intervento sicuramente non industriale o portuale), ed ora si teme che il Porto possa bloccare tutti i progetti previsti in quell’area che non siano compatibili con le sue attività. Che sarebbero tanti.

Intanto, è convocato un vertice a Ca’ Farsetti con dirigenti e Avvocatura Civica, segno che in Comune si vuole assolutamente andare avanti con la realizzazione della piscina di Marghera. «Dopo anni di stallo, su decisivo impulso del Comune di Venezia la conferenza dei servizi tra gli enti chiamati ad esprimersi sulla realizzazione degli impianti sportivi a Marghera ha manifestato in modo preponderante il suo assenso all’intervento – sottolineano a Ca’ Farsetti -. Tale orientamento ci consente di andare avanti spediti nella realizzazione dell’intervento, anche perché auspichiamo che l’Autorità portuale, la quale finora non aveva mai opposto dinieghi, possa rivedere l’ultima sua presa di posizione contraria. Comunque sia, noi tiriamo dritto perché prima di tutto vengono i nostri cittadini e non possiamo certo fermarci». C’é chi auspica l’inaugurazione per il settembre del 2019, sempre che il progetto non si areni nel duello tra Comune e Porto sulle competenze urbanistiche.

E.P.