A Rovigo la magia del Torneo Petternella

“UNDICESIMO: NON GIORNALARE “. Sotto questo titolo, una serie strepitosa di racconti scritti da Mirko Petternella. “Il giornalismo è una professione che raramente premia e, quando lo fa, molto spesso è soggetta a compromessi”, scriveva esattamente trent’anni fa, indugiando sulla verità, sovente travisata, modificata, manipolata. Oggi diremmo fake news.

Mirko è stato per me un grande esempio da seguire, maestro di eleganza, cultura, ironia. E’grazie a lui che il mondo dello sport ha scoperto e amato il Rugby, non a caso la tribuna stampa dello stadio Monigo di Treviso porta il suo nome. Nel 1996, anno in cui ci ha lasciati, nasce a Rovigo il Torneo Petternella, meravigliosa realtà femminile di Rugby a Sette, specialità che ha esordito con successo nel 2016 alle Olimpiadi brasiliane.

Al glorioso stadio Battaglini, una ventunesima edizione, per la prima volta sotto il diluvio, ma con atlete all’altezza del mito (il fango si addice ai rugbisti, abili virtuosi del terreno scivoloso e accidentato). Cinque squadre in campo tra le seniores e sei nella categoria under 16. Come sempre un contributo destinato a interventi sociali e benefici devoluto al Centro Antiviolenza di Rovigo, alla presenza di Patrizia Borile, assessore alle Politiche Sociali e Pari opportunità del comune.

Vincitrici dell’edizione 2017, le “tutte rosa” del Cogoleto. Il comune ligure è denominato Città dell’Olimpismo e dello Sport, gemellato con Olimpia. Sembra che, secondo la tradizione locale confermata da alcuni storici, Cristoforo Colombo non sia nato a Genova, ma proprio a Cogoleto! Chissà, forse il navigatore avrebbe apprezzato il rugby femminile, per molto tempo osteggiato; è grazie anche alla lungimiranza di Gisella Quaglio, vulcanica organizzatrice della kermesse, che questa disciplina oggi è blasonata a livello mondiale. “I fantastici Quaglio”, definizione di Marina Petternella, moglie di Mirko: (Gisella, Enrica, e il grande rugbista Isidoro, scomparso nel 2008). Grazie a loro, il Torneo Petternella ha certamente precorso i tempi. L’attore Marco Paolini nel 2007, ha raggiunto il Maci Battaglini per vedere le ragazze sul terreno di gioco, scoprendo la forza innovativa del Rugby Seven Femminile.

Anticipatore lo era anche Mirko, indimenticabile giornalista della Rai, splendida voce, la voce per eccellenza. Esordio all’Accademia d’Arte Drammatica, attore di prosa sui palcoscenici italiani con Baseggio, Benassi, Cavalieri e poi negli anni 60 la radio e la televisione.

Inviato speciale Rai alle Olimpiadi per la scherma, in anni inquieti e tempestosi, qualche esempio tratto da Undicesimo Non Giornalare:

1968, Città del Messico, la polizia che spara agli studenti ( i grandi complessi rimodernati o costruiti appositamente dall’architetto Vasquez si aprono il 12 ottobre a un pubblico alquanto perplesso, a 2277 metri sul livello della realtà)

1972, Monaco: la strage. (Records, prestigio, il kolossal come immagine, le tecniche più sofisticate, tutto viene sommerso da una realtà che è tragedia di popolo…)

1976, Montreal (tra scioperi, scandali amministrativi e costi di vita siderali, viene acceso il fatidico tripode, presente la Regina d’Inghilterra che cinguetta la formula d’apertura… ci sono infine le stoccate di un inenarrabile D’Artagnan lagunare che, dopo 40 anni, restituisce il titolo di fioretto individuale all’Italia.) E’ infatti l’anno in cui clamorosamente un giovane sconosciuto di soli 19 anni porta di nuovo l’Italia sul podio, il veneziano Fabio Dal Zotto.

1980, Mosca (Giapponesi, statunitensi, tedeschi occidentali, non partecipano per via dell’invasione sovietica in Afganistan…)

E’ così che l’inviato speciale Mirko, ci sorprende sempre, tra placcaggi e affondi di fioretto, una miniera infinita di storia e aneddoti importanti, occasione per meditare sui fragili equilibri internazionali di un tempo, non meno gravi di quelli attuali.

Il suo è un insegnamento illuminato, deontologia da seguire anche su terreno fangoso e accidentato, quello del giornalista che non scende mai a compromessi. Per questo la moglie Marina, ama confidare che non ha lasciato un grande vuoto, ma un grande pieno.

Le ragazze che partecipano al Torneo lo sanno da sempre, nel corso delle varie edizioni abbiamo trovato anche una giocatrice con la celebre poesia di Mirko tatuata sul braccio: “adesso so che se la vita è un gioco, il Rugby è una gran bella maniera di viverla!.

 

Elisabetta Pasquettin