Sara Berto, running woman, si racconta al Sestantenews

Sara Berto, maratoneta di Piove di Sacco, spiega attraverso una testimonianza molto accurata, quali sono i veri valori dell'Atletica Leggera

Correre non significa solo misurare tempi e distanze con un GPS, collezionare chilometri settimanali e “selfie” con il cellulare da condividere sui social, o acquistare l’ulteriore pezzo d’equipaggiamento che mancava al nostro armadio. Questi sono certamente aspetti importanti, rispetto al fatto che la corsa stia diventando sempre di più un fine e non un mezzo, trasformandosi da un puro gesto atletico e tecnico in una filosofia di vita, una filosofia che fai tua al punto di modificare la tua routine quotidiana per poterla praticare con costanza, ed in aggiunta ti motiva a studiare, leggere e ovviamente a provare sul campo. Si tratta di un “mantra ripetuto ogni settimana, e fatto di allenamenti, riposi e gare impegnative, ma anche di tapasciate o semplici sgambate da soli o in gruppo. Un modo di vedere la vita che, anche solo per un momento, cerca di mettere sullo stesso piano il grande atleta con il principiante.

Correre per Sara Berto, piovese doc, e appassionata di running, è veramente un’attività meravigliosa, che regala i suoi effetti sin dai primissimi chilometri, una “droga” che ciascuno di noi potrà permettersi di assumere costantemente, senza effetti collaterali, senza grandi investimenti e regalandosi momenti di vero piacere, salute e gioia. Tutto quello che serve è un minimo di costanza, amor proprio e desiderio di essere felici. Perché la corsa più bella è quella che devi ancora fare.

Sara cosa significa per te praticare uno sport individuale da quello di squadra? “La scelta di fare sport nella nostra società odierna coinvolge sempre più persone, di ogni età, è un comune denominatore di ogni cultura, e regime politico. Quale sia la spinta che fa preferire gli sport di squadra a quelli individuali è una scelta personale; difficilmente un ragazzino inizia a fare uno sport di tipo individuale, lo sport di squadra è più divertente: il calcio, la pallacanestro ne sono la dimostrazione , non solo perché rappresentano un notevole aspetto socializzante, ma anche perché, almeno nella fase iniziale, non tende ad esaltare le responsabilità individuali. L’attrazione che esercita uno sport di squadra è pertanto molto elevata, inquadrandosi in un’idea di gioco che si coniuga con quella del divertimento. Siamo sinceri, nello sport individuale non c’è un vero divertimento, normalmente una persona non si diverte correndo 10.000 metri 42 chilometri e 195 metri, invece è più facile rilassarsi giocando a calcio, a basket o a pallavolo..”

Qual è la vera motivazione che ti consente di praticare il tuo sport, l’atletica leggera? “La motivazione più importante su cui poggia  la pratica  dell’atletica  a qualsiasi età, è sicuramente il valore della “Soddisfazione”. Soddisfazione è il gusto di conquistare qualcosa con le proprie capacità, usando le proprie forze. Il cimentarsi in attività che diano soddisfazione, fa crescere l’autostima e la personalità, contribuendo a creare le capacità caratteriali e morali per affrontare qualsiasi tipo di problema in maniera mirata e razionale. Divertimento significa “volgere altrove, in direzione opposta, distogliere, sollazzare distraendo l’animo da pensieri molesti”. Si tratta, in altri termini, di una “fuga da una realtà oppressiva”, e faremmo bene a chiederci quale sia questa realtà opprimente, ai nostri giorni, se uno degli obiettivi comuni dei giovani è quello di ricercare sempre maggiori e, spesso  poco salutari, divertimenti”.

Il fenomeno del running sta crescendo in maniera esponenziale anche nel mondo amatoriale. Qual è il tuo punto di vista? “E’ sempre crescente il numero di persone ultra quarantenni che si avvicinano a discipline faticose e talvolta debilitanti a livello fisico come le maratone o le ultra-maratone, il triathlon, fino al durissimo ironman, al fine di provare qualcosa a se stessi”.

L’atletica italiana che raccoglieva medaglie e applausi in tutto il mondo non ha lasciato eredi da prima pagina. “Notiamo invece un decrescere demoralizzante di significative presenze dell’atletica italiana nei medaglieri delle più importante competizioni internazionali. Ai Mondiali di atletica del 2009 e del 2015 la nazionale italiana non è riuscita a ottenere nessuna medaglia. L’atleta vero deve misurarsi primariamente solo con se stesso, determinando in qualsiasi evento un primato personale. Quindi prima di battersi con gli altri atleti, si batte con se stesso, perseguendo l’obiettivo di migliorarsi, a qualsiasi livello si trovi. Presentare l’atletica a livello di gioco svilisce la disciplina del suo valore: quindi se privilegerà l’aspetto socializzante non forgerà mai un atleta vero, se per tale s’intende chi per un periodo della sua vita cercherà di raggiungere il massimo livello personale. C’è poi il concetto di allenamento, che deve essere a carattere strettamente individuale. Per migliorarsi un giovane atleta sentirà la necessità di essere seguito personalmente da un tecnico, se non vedrà risultati considerevoli si sentirà demotivato e abbandonerà”.

Perché secondo te l’atletica leggera italiana non riesce più ad ottenere un ricambio generazionale importante, ma soprattutto non riesce ad avvicinare i giovani a questa meravigliosa disciplina?  “Quasi certamente il maggior limite, per far avvicinare i giovani alla Regina delle discipline, è la mancanza di luoghi idonei per allenarsi. Grandi città a parte, anche  centri densamente abitati come Piove di Sacco, pur dotato di un campo sportivo con una pista adiacente,  un tempo  utilizzata da amatori di ottimo livello come Gabriele Mantoan con un personale di 2 h 32’ in maratona, uomini come Dino Ponchio, allenatore di atletica leggera e dirigente sportivo italiano, già commissario tecnico della Nazionale femminile di atletica leggera  e Presidente del Comitato Provinciale Coni di Padova  fino al 31 dicembre 2013,  da molto tempo giace inutilizzata, perché non idonea. Una colata di cemento l’ha cancellata per sempre.  Nemmeno l’intervento di Andrea Longo, ex ottocentista delle Fiamme Oro Padova e vincitore di sette titoli italiani, ora si dedica alla preparazione tecnica di altri talenti, poté determinare un qualche cambiamento. Per esempio, dal 1995 al 2000, la società sportiva di atletica “Saccense 2000”, ha cercato di confrontarsi con l’allora assessore allo sport Bruno Coccato, senza ottenere nient’altro che promesse di lavori mai realizzati. A nulla valgono gli sforzi e le ragioni di volonterosi tecnici come il prof. Gerardo Lucidi, che da anni motiva, prepara, incoraggia, giovani dotati ma destinati forse all’oblio. Costretti ad emigrare verso Padova, grazie alla collaborazione di qualche genitore e del prof G. Lucidi, che sacrifica il suo tempo, pazientemente, a bordo campo, cronometrando senza stancarsi mai,  prodigo di consigli, suggerimenti, con la sapienza e l’umiltà di chi l’atletica l’ha vissuta sulla propria pelle e sa che deve rendere più competitivi i propri atleti, poiché la forza di una squadra è soprattutto nella sommatoria dei valori individuali”.

Giancarlo Noviello