I segreti di un vincente

Trucchi e misteri che hanno portato l'AC Mestre in cima alla classifica

Mauro Zironelli, allenatore dell’AC Mestre, primo in classifica nel Girone C di Serie D, si svela e racconta i segreti che l’hanno portato in testa alla classifica.

Mauro, qual è il tuo segreto? «Intanto il fatto che mi diverto. Applico lo schema 3-4-3 perchè è quello con cui mi sono divertito di più con Di Biasi a Modena dove avevamo anche ottimi giocatori. Permette di allargare il gioco sulle fasce, creare spazi e andare in porta più volte in partita mettendo in difficoltà gli avversari. Certo, devo mantenermi informato ed elastico mentalmente per poter variare lo schema di gioca davanti a squadre che si difendono in 10 davanti alla porta».


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E come ti comporti in questi casi? «Faccio affidamento al mio vice che viene dal mondo del futsal e che io stesso ho insegnato quando seguivo le giovanili. Certo inculcarlo nella testa di giocatori più adulti è più complicato ma quando imparano non perdono palla, aspettano il momento giusto e sanno colpire con freddezza. Il Calcio a 5 insegna il controllo di palla, lo stop breve e a giocare col compagno vicino fino a trovare lo spazio giusto per l’inserimento con pazienza e caparbietà».

Come prepari la partita in settimana? «Allenamento mirati sull’avversario, e giovedì analisi della partita di domenica e video sulla squadra che affronteremo, concentrandoci più sui nostri errori e, solo dopo, sulle strategie e tattiche degli avversari. Prima dobbiamo imparare a non sbagliare».

Che allenatore sei? «Non sono un “sergente di ferro”, i giocatori sono furbi e capiscono subito come sei. Ti prendono un po’ come un “gratta e vinci”; 5 minuti e sanno perfettamente come sei. A quel punto sai se puoi contare su di loro oppure non ti seguiranno».

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Che gruppo hai? «Un bel mix di “folli” e giovani. Ho scelto appositamente ragazzi con voglia di rivincita, chi veniva da un infortunio o da una stagione sfortunata o giovani sconosciuti. Si sono trovati benissimo e se uno li trova in giro li vede tutti e 23 insieme e non in gruppetti separati. Segno che sono prima amici e poi giocatori. Ognuno di loro ha anche un pizzico di “follia” che diventa fondamentale per vincere in campionati duri come questi. Quando però esagerano li riprendo. Non mi arrabbio se li vedo mangiare una salsiccia se poi la domenica mi corrono a 200 km/h. Questa follia li rende così speciali».

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Quanto conta la psicologia del Mister su una squadra? «Dipende. Nel mio caso è relativo; i ragazzi sono già folli di loro, basta vedere cosa fanno a fine partita rubando il megafono ai tifosi e facendosi i cori da soli. Pensa che in spogliatoio, prima della partita, non riesco nemmeno a parlare; si caricano da soli a modo loro. L’ho sempre detto: alleno un gruppo di pazzi, ma mi diverto troppo».

Un ultimo consiglio? «Certo. L’umiltà. Ho giocatori dal CV importante, ragazzi ex serie B che stanno in panchina ma se entrano in campo anche solo 5 minuti sputano sangue e danno il massimo diventando spesso fondamentali per vincere la partita. Questo è il segreto che fa una grande squadra. Completa il tutto il giusto mix tra esperti e giovani ragazzi promettenti. Adesso sotto con la prossima; i miei ragazzi lo sanno. Ogni partite è una finale!».

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di Gian Nicola Pittalis