Triestina – Mestre, la sfida infinita

Si può anche non dirlo apertamente, ma tutti lo sanno: la sfida tra Mestre e Triestina, derby triveneto, è ormai diventata la partita che conta. Non solo per i punti, perché solitamente coincide con un testa a testa nei momenti cruciali di campionato o di Coppa, ma perché tra le due tifoserie ultimamente non c’è grande simpatia.

Non è sempre stato così. I tifosi  più attempati raccontano piuttosto delle spedizioni in terra trevigiana o della storica rivalità con Venezia o Padova. Ma con Trieste non c’è mai stata acredine per buona parte delle 19 sfide di campionato disputate nell’arco di 60 anni. Anni travagliati soprattutto in casa mestrina, nei quali le strade delle due società si sono spesso divise.

La simpatia è andata scemando dopo il bruciante spareggio nel campionato 2000/2001 per andare in serie  C1 che vide vincitori proprio i biancorossi al termine della doppia sfida, prima a Trieste poi in un Baracca gremito all’inverosimile. Era il Mestre dei vari Cima, Siviero, Polesel, Maniero e del Giovane Floccari. Nel corso del campionato gli arancioneri avevano vinto entrambi gli scontri (al Baracca per 2 a 0 e a Trieste, di misura).

In questi ultimi anni la storia ha fatto ritrovare le società e ne ha messo a confronto le rispettive ambizioni, con sfide appassionate.

Quello che probabilmente non piace ai tifosi orange è una certa spocchia che emerge dai colleghi giuliani, convinti di essere destinati a categorie superiori, forti di una storia e di uno stadio che rappresentano di per sé un buon presupposto. Al contrario del Mestre, additato prima per il suo Baracca, considerato poco dignitoso e adesso per non avere una casa propria.

Nei pronostici di inizio campionato avanzati dai tifosi influencer alabardati, il Mestre figurava tra le società meno accreditate per una buona stagione e addirittura era stata messa in dubbio la capacità del tecnico Mauro Zironelli. Giudizi quasi spregiativi, pur avendo gli arancioneri guadagnato la promozione in serie C con una cavalcata straordinaria e non per ripescaggio come nel caso della Triestina.

Si dice che la volpe snobbi l’uva se non la può raggiungere… e allora forse brucia non poco la sconfitta rimediata dagli alabardati in casa l’anno scorso. Era dicembre e la partita si concluse con un sonoro 3 a 4. La doppietta di Sottovia divenne storica, con tanto di scritte sui muri e sulla maglietta regalata dagli Orange Insanity al bomber mestrino “Sei bella come la doppietta di Sottovia a Trieste” (in gol, per la cronaca, andarono anche Pettarin e Zecchin).

In primavera fu invece la Triestina a rimandare i festeggiamenti degli arancioneri per la promozione, al termine di un pareggio rocambolesco al Baracca, conclusosi sul 3-3.

Parentesi estiva di Coppa a favore dei giuliani: un secco 4-0 che costò l’eliminazione del Mestre. Ma il campionato è tutta un’altra storia e il Mestre, nel campionato in corso, si è imposto nella sua nuova temporanea casa al Mecchia con il punteggio di 2 a 1, gran gol del solito Sottovia dopo mezz’ora, pareggio degli avversari dopo pochi minuti con Pozzebon e allungo del Mestre con Spagnoli su rigore al 50’.

Oggi la classifica corta vede il Mestre davanti alla Triestina per una sola lunghezza ed è chiaro che questi scontri diretti siano importantissimi per garantirsi un posto sicuro ai play off. Gli alabardati non vincono da quattro giornate, il Mestre è caduto in casa contro la Fermana in modo forse inaspettato, dopo le ultime due vittorie a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno.

Gli orange si stanno preparando, come ha detto la bandiera Stefano Casarotto, dando il 120%, consapevoli dell’importanza della partita che per tradizione promette di non essere mai banale. E nonostante la diretta su RAI Sport alle 20 e 45 saranno molti i tifosi al seguito oltre a diverse auto. Perché sul campo la sfida – comunque andrà a finire – ha un altro sapore ed è garanzia di spettacolo.

Paolo Checconi Sbaraglini