Un sogno chiamato professionismo

Una città in attesa

Si deve tornare indietro di oltre 15 anni, quando nel 2001 il Mestre di patron Dalla Costa, di mister Costantini, dei Polesel, Siviero & C., fece sognare i propri tifosi, arrivando a sfiorare la promozione in terza serie. Giunti fino alla finale dei playoff per il salto in C1, gli arancioneri si piegarono solo davanti alla Triestina di Marco Borriello, in un Baracca ribollente di entusiasmo e davanti a 7000 speranzosi spettatori.
Oggi, a molti anni di distanza, un fallimento e più rinascite, il Mestre di Serena e Zironelli, sembra avere tutte le carte in regola per far rivivere le medesime emozioni al proprio pubblico. Anche oggi, come allora, lo scoglio più imponente pare essere la squadra giuliana, anch’essa resuscitata di recente grazie alla nuova proprietà e, paradossalmente, anche grazie allo stesso Mestre che al termine della scorsa stagione tolse punti decisivi alle dirette avversarie degli alabardati invischiati nella lotta per non retrocedere.
Di acqua, sotto i ponti di Mestre e Trieste ne è passata: i giuliani sono poi arrivati in serie B, rimanendoci stabilmente per una decina d’anni. Poi due fallimenti, l’ultimo al termine della scorsa stagione. Il giovane talento Borriello, dopo il gol della finale di Mestre ha preso il volo disegnando la sua grande carriera nella massima serie e vestendo – fra le altre – le maglie di Milan, Juventus e Roma.
La storia quindi, pare ripetersi con i medesimi equilibri, rifacendosi un po’ a quella del pastorello Davide alle prese con il gigante Golia. Oggi, dopo 7 gare del campionato di serie D, le due squadre sono distanziate di un solo punto (Triestina 19, Mestre 18) e sembrano già riuscire a poter fare il vuoto alle loro spalle, nell’attesa del primo scontro diretto del 4 dicembre, quando gli Orange scenderanno in campo nella bolgia dello stadio Nereo Rocco. Si profila quindi un nuovo testa a testa fra la grande Triestina e il “piccolo” Mestre, che anche questa volta pare crederci o comunque ha tutta l’intenzione di provarci, ancora consapevole che in quell’antica storia biblica, alla fine il pastorello ebbe la meglio sul gigante.
Andrea Checconi Sbaraglini
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