In 10 anni oltre 2500 posti di lavoro e un giro di 146 milioni di euro con il casello di Bibione

I dati resi noti dalla Fondazione Think Tank Ne anche se l'opera è prevista dopo Il 2022

Quanto potrebbe incidere sul territorio del Veneto Orientale in termini economici e occupazionali l’eventuale realizzazione del casello autostradale già di Alvisopoli e ora denominato San Michele / Bibione sulla A4 Venezia – Trieste ? A dare i numeri al riguardo ci ha pensato la Fondazione Think Tank Nord Est, soggetto nato alcuni fa per iniziativa dell’allora segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi, poi prematuramente scomparso, e di cui fanno parte una serie di imprenditori locali, con l’obiettivo primario di fornire idee e proposte per lo sviluppo turistico e socioeconomico dell’area, a ridosso tra il Venee e e il Friuli Venezia Giulia.

Ebbene, secondo una nota della Fondazione, “il casello potrebbe diventare un volano economico a due cifre per il Pil del portogruarese e dell’intera area di confine tra le due regioni e con tale realizzazione si stima in 10 anni un impatto economico positivo pesantissimo, con oltre 2.500 nuovi posti di lavoro e circa 146 milioni di euro di ricchezza in più generata nell’intera area”. La Fondazione per arrivare a questi dati ha analizzato i benefici economici riscontrati nelle 42 aree dove sono stati aperti i caselli lungo tutte le autostrade di Veneto e Friuli Venezia Giulia, ha poi elaborato in proiezione la potenziale crescita economica del portogruarese e dell’area latisanese.

La stima di crescita prevista con il casello operativo è elevata: in 10 anni l’effetto casello potrebbe produrre un aumento del Pil territoriale del +14%. Un’operazione, quella dell’apertura dello svincolo, che, guardando la situazione dell’area interessata, secondo la Fondazione bisognerebbe portare a termine al più presto, visto che i sistemi economici del portogruarese e del latisanese sono in sofferenza, attestandosi tra gli ultimi posti nelle graduatorie regionali di Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il tasso di disoccupazione nell’area portogruarese – dai dati Istat più recenti a disposizione – si attesta infatti al 9,8%, mentre in quella di Latisana arrivava addirittura al 10,2%, contro una media del 7,5% in Veneto e dell’8% in Friuli Venezia Giulia.

In termini di imprese, invece, il sistema locale di Portogruaro tra il 2009 e il 2015 ha perso l’8,2% delle sue attività economiche, mentre il confinante sistema locale di Latisana l’8,6%, rispetto a una media del 4,6% in Veneto e del 6,9% in Friuli Venezia Giulia. “Come successo in aree simili e come sottolineato dai dati dello studio, la realizzazione di questa nuova infrastruttura permetterebbe ai sistemi locali di Portogruaro e Latisana di trasformarsi da aree in difficoltà a territori con prospettive di crescita superiori alla media regionale. Un effetto ampio, perché dando prospettiva a queste zone, si aiuterebbe la crescita economica globale di Veneto e Friuli Venezia Giulia, anziché rallentarla – commenta il presidente della Fondazione Think Tank Nord Est Antonio Ferrarelli – e parlando dell’opera, sarebbe riduttivo ragionare sul casello solo come importante e necessario svincolo per raggiungere Bibione, perché non verrebbe presa in considerazione anche la sua utilità “allargata” ai sistemi regionali. In questa chiave il casello rappresenta una opportunità ed una sfida.

L’opportunità è quella di incentivare la ripresa di due aree strategiche, perché di confine, ma economicamente in difficoltà, mentre la sfida sarà quella di indirizzare intelligentemente gli inevitabili investimenti che il territorio infrastrutturato richiamerà. Una sfida da condividere con tutte le realtà, e con precisi obiettivi: salvaguardare l’equilibrio ambientale ed economico esistente ed esaltare l’attitudine ambientale e turistica di questa vasta area cerniera, che va da Portogruaro a Latisana, passando per le spiagge di Bibione e Lignano”. Un’analisi decisamente articolata e alquanto utile a “spingere” ulteriormente questa infrastruttura – inserita nel piano finanziario di Autovie Venete e nell’opere collegate alla realizzazione della terza corsia – soprattutto in questo particolare momento in cui non ci sono molte “voci”a farlo, in particolar modo sul fronte veneto, quasi come l’opera ormai fosse ormai destinata a passare nel dimenticatoio.

D’altro canto è anche vero che di questo casello se ne parla ormai tra troppo tempo, rientrando già nell’accordo che la regione Veneto fece nel 1993 allorchè aderì all’aumento di capitale della società concessionaria condizionando tale decisioni ad alcuni interventi sul territorio, tra cui appunto quello del casello che, allora, doveva essere “stagionale”, essenzialmente correlato all’attività estiva della vicina località turistica di Bibione. Un’opera che poi rientrò a tutti gli effetti nel primo piano finanziario di Autovie Venete e che era prevista proprio ad Alvisopoli, nel comune di Fossalta di Portogruaro, con attraversamento del territorio comunale di San Michele al Tagliamento della bretella di collegamento tra il casello e la statale 14 Triestina.

E’ comunque una storia infinita, se non altro perchè dal Friuli Venezia Giulia tale casello non è mai stato particolarmente “amato”, se non altro perchè ritenuto non propriamente indispensabile dato che non avrebbe, di fatto, una ricaduta tale da incrementare il traffico e la cui realizzazione non si giustificherebbe di conseguenza con gli ingenti costi previsti. Peraltro, nel frattempo, da alcuni anni è entrato in funzione il nuovo casello di Romchis/Lignano che viene utilizzato da molti automobilisti per andare a Bibione, mentre a Portogruaro si è completata, dopo 30 anni, la tangenziale esterna alla città del Lemene che serve a “sgravare” il traffico cittadino, agevolando la circolazione da e per la località balneare.

Tant’è che la stessa Anas, nella revisione del piano finanziario di Autovie agli inizi del duemila, si espresse contrariamente in merito al casello, per poi accettare però le controdeduzioni della concessionaria, frutto anche delle “spinte” politiche della regione Veneto, in special modo dell’assessore Renato Chisso che si era sempre impegnato in prima persona per sostenere l’opportunità e l’utilità per il territorio di tale intervento. E i dati della Fondazione, del resto, lo confermano ampiamente, anche se diventa assai difficile pensare che l’opera possa essere fatta – semmai lo sarà – in tempi brevi, sia perchè Autovie Venete l’ha inserita nella cosiddetta “fase 2 ” del suo piano, ovvero nel periodo tra il 2022 e il 2035, sia per l’ingente somma – circa 80/90 milioni di euro – necessaria, cui si dovrebbe poi aggiungere il costo in capo all’Anas per garantire l’accesso alla statale 14 e,evenualmente, alla strada che attulamente porta a Bibione.

Lucio Leonardelli