Con 23 competenze come Bolzano

Autonomia, the day after. Superato il quorum e festeggiato ora in Veneto iniziano le prove di dialogo bipartisan con un doppio binario istituzionale e un obiettivo concreto: «Ottenere tutte le 23 competenze con i 9 decimi delle aliquote fiscali come Trento e Bolzano e diventare così de facto la sesta regione a statuto speciale». Il tutto senza la modifica della Costituzione.

Luca Zaia apre al Pd, auspica una “no fly zone” sul modello Usa della “Pax veneta” e poi mette sul piatto i numeri: «2.328.949 veneti domenica sono andati alle urne e il 98,1% da detto di Sì all’autonomia. Non li deluderò, la trattativa con il governo si fa solo sulla base dell’articolo 116, terzo comma della Costituzione. Non punto alla secessione, dobbiamo essere una squadra coesa, oggi a Roma governa il centrosinistra e domani forse il centrodestra ma per noi non cambia nulla, adesso più che mai ci vuole compattezza».

A palazzo Ferro Fini c’è il clima delle grandi occasioni, Luca Zaia parla con pacatezza e senza alzare i toni e ricorda che “l’Italia è una e indivisibile” e poi spiega all’assemblea perché la trattativa deve riguardare le 23 competenze, non una di meno. La politica non c’entra, è questione di pura logica matematica. «In base alla proprietà transitiva se noi otteniamo tutte le deleghe con le relative coperture finanziarie previste dall’articolo 119 della Costituzione si ottiene di fatto l’autonomia speciale come il Trentino Alto Adige».E la proposta di legge estranea al referendum? «Avrà tempi diversi da quelli del negoziato con il governo per l’autonomia. C’è chi ha detto che siamo dei mona (il riferimento è a Oliviero Toscani ndr) invece abbiamo aperto una strada nuova per l’Italia, il referendum del lombardo-veneto sarà il big bang del federalismo. Non torno indietro, anzi, mi impegno a tenervi informati, convocherò gli Stati Generali del Veneto per dare vita alla Consulta delle autonomie e realizzare così un federalismo che ci avvicini alla Germania. Si è aperta una fase nuova con il governo, l’Italia deve seguire il modello americano e il Veneto giocherà la sua sfida. Insieme faremo un bel lavoro, i 9 decimi delle tasse sono il calcolo matematico delle competenze che il governo ci deve riconoscere, così saremo a tutti gli effetti come Bolzano. Non vado a Roma a chiacchierare. A Nordest pesa la questione della nostra sperequazione rispetto a Trentino e Friuli e va risolta».

Ora è tutta questione di fiducia. «Ce lo dirà la storia chi ha veramente ragione – gli fa eco  Marino Zorzato, di Area Popolare, ex vicepresidente della giunta e oggi all’opposizione – Presidente Ciambetti, siamo noi i padri di questa vittoria che sta raccogliendo Zaia. Non sono geloso: ma senza Tesserin, Toniolo, Conta e il nostro gruppo il referendum non ci sarebbe mai stato. Siamo in forte ritardo, non abbiano ancora la proposta da presentare al governo e fra 5 mesi il Parlamento si scioglie. Tutti a casa, chi la voterà mai la nostra autonomia?» .

 

Casali, Dalla Libera e anche Ferrari invocano l’unità dei veneti, mentre Sergio Berlato, ex eurodeputato, fa capire che non è stato facile convincere Giorgia Meloni sui referendum di Veneto e Lombardia. «State attenti perché se la Lega cambia le carte in tavola e punta alla secessione come la Catalogna, Fratelli d’Italia un secondo dopo sarà all’opposizione». A rivendicare i meriti anche Massimiliano Barison di Forza Italia. «Si tratta solo sull’autonomia che non mette in discussione la sussidiarietà, ma diventa la base per abbattere gli sprechi del Sud. Il negoziato sulle 23 materie deve avere un percorso diverso dallo statuto speciale, altrimenti si genera solo confusione. Faremo la nostra parte in Veneto e in Parlamento».

Chiude Maurizio Conte, ex assessore all’Ambiente, ex leghista, poi con Tosi e oggi da solo: «Zaia non deve cavalcare l’onda. Marcato vuole ancora l’indipendenza, così si creano messaggi confusi e invece abbiamo l’occasione di modificare lo Stato e non ci possiamo isolare da Lombardia ed Emilia Romagna. Facciamo un asse comune per arrivare al federalismo e dimostriamo di saper gestire le 23 competenze chieste al Governo».

Per ora rosa e fiori ma tra un mese inizia la vera missione impossibile di Zaia a Roma: convincere Bressa e Gentiloni.

 

Gian Nicola Pittalis