5 buone ragioni per il SI

Continua il botta e risposta proposto dall’Associazione Mestre Mia sulla questione della separazione tra i due Comuni. Questa volta per il SI abbiamo intervistato Maurizio Marchetto di Venezia. Non avendo avuto risposta dai sostenitori del NO, per par condicio, la settimana prossima daremo spazio solo al NO.

Perché è giusto rendere le città amministrativamente autonome? “Nel 1992 Venezia aveva oltre 92.000 abitanti, ora 55.000. Non sono state attuate politiche per la casa, il lavoro e la qualità della vita né nella Città Storica né in Terraferma. A chi ha devastato un territorio e ridotto ai minimi termini due città, Mestre e Venezia non deve essere concesso di continuare: l’autonomia comporterà da subito lo sdoppiamento del bilancio per spese e risorse da allocare secondo le diverse esigenze dei territori favorendo così la trasparenza”.

Venezia che finanziamenti in più può avere se Comune autonomo? “La creazione di un Comune autonomo in terraferma e uno con Statuto Speciale per Venezia insulare farà cessare il ricatto della Legge Speciale. La specificità tanto decantata, senza più il ricatto del rifinanziamento della Legge Speciale, troverà infatti un’attuazione sostanziale, che aiuti imprese e favorisca la residenzialità permanente. Punti rimasti sempre lettera morta. Saranno finalmente possibili agevolazioni fiscali, ma anche norme ad hoc, in deroga alla liberalizzazione del commercio, per ripristinare un minimo di decoro civico. Solo con l’autonomia, Venezia inizierà una lotta senza frontiera all’abusivismo nel commercio, alla contraffazione ed alla ricettività abusiva. Fondamentali saranno anche la protezione e il rilancio del vetro di Murano e di tutto l’artigianato. Ogni nuova attività industriale dovrà essere compatibile con la fragilità di un ecosistema unico al mondo, favorendo un futuro e uno sviluppo economico “green” per tutta la laguna di Venezia”.

L’autonomia può consentire un diverso approccio al turismo? “Il turismo non va subito ma gestito, incanalandolo nelle strutture esistenti. Incentivare il turismo colto, che sappia riconoscere il valore inestimabile di Venezia e della sua laguna. Maggiore severità rispetto ad oggi sui cambi di destinazione d’uso; controlli sull’abusivismo recettivo; gestione controllata dei flussi turistici e city card per il turista, con servizi e una piccola tassa a ristoro del danno arrecato ai residenti (per spazzatura, mobilità etc.)”.

E Mestre senza Venezia può migliorare? Mestre e Venezia devono svilupparsi secondo i loro caratteri, senza copiarsi innaturalmente come, ad esempio, l’apertura di una “fogna” arginata col cemento in Via Poerio per dare l’idea di un canale a Mestre! Pensiamo ai buchi neri e alle incompiute di Mestre: quanto di più, con minore spesa e minore pressione fiscale, potrebbe fare da Marghera a Favaro un Comune vicino alle esigenze della Terraferma?”

Come immagina il nuovo Comune di Venezia lagunare? “Il nuovo Comune di Venezia avrà tutto l’interesse di promuovere la residenzialità, specie quella giovanile, e creare le opportunità di lavoro sviluppando il terziario avanzato e l’artigianato, con detassazione. Potrà poi promuovere l’insediamento di istituzioni pubbliche internazionali. Assieme ad un’amministrazione più vicina ai cittadini, arriverà anche un consistente risparmio, calcolato in 120 milioni di euro l’anno. Soprattutto, l’azione amministrativa rinnovata consentirà trasparenza, revisione della spesa e democrazia partecipata. Le municipalità per legge saranno abolite, con un consistente risparmio e una maggiore vicinanza delle istituzioni comunali ai cittadini. L’ente locale potrà avviare una cura dimagrante a tutti i livelli, accorpando società ed enti comunali per analogia di comparti e/o settori”.

G.N.P.