5 motivi per il Sì all’Autonomia Mestre-Venezia

Mestre – Venezia: Come ormai è abitudine per http://www.ilsestantenews.it analizziamo insieme i motivi per il si e per il no dell’autonomia tra Mestre e Venezia. Questa volta per il si tocca all’avvocato Stefano Chiaromanni, presidente del Movimento per l’autonomia tra Mestre e Venezia, associazione aderente al Coordinamento dei comitati per il Sì che presto verrà presentato.

1) Quali sono i vantaggi di avere due Comuni anziché uno? “Oggi c’è l’esempio di Cavallino Treporti, che, autonoma da Venezia dal 1999, è più ricca, ha un migliore governo e ha tagliato del 40% le imposte locali. Sono, quindi, i sostenitori del No a dover spiegare perché Mestre e Venezia non abbiano diritto ad un proprio comune. Questo referendum per la prima volta propone i confini naturali e razionali, terraferma da una parte, isole e laguna dall’altra, pur all’interno della città metropolitana. Sono due realtà così diverse che, unite in un costoso baraccone oggi insostenibile, non hanno mai espresso le loro enormi potenzialità, ma si sono sempre ostacolate a vicenda: Mestre è vincolata al ruolo di periferia degradata, Venezia è relegata a centro storico spopolato. Un tentativo di cambiare è doveroso. Quando è iniziata l’annessione dei nostri Comuni, nel 1917, c’erano ancora la Russia presovietica e l’Impero Austroungarico. Oggi Bruxelles ha 19 comuni, Vienna 23. Solo qui, pur di fronte al fallimento conclamato di tutte le amministrazioni e anche delle municipalità, i soliti centri di potere politico-economico negano ostinatamente l’unica, vera, riforma logica, in senso federalista e di sussidiarietà, dei due Comuni”.

2) Mestre cosa ci guadagnerebbe? “Mestre ha enormi potenzialità inespresse: terza città del Veneto e diciottesima d’Italia per numero di abitanti, vanta il terzo aeroporto nazionale dopo quelli di Milano e Roma, il nono scalo ferroviario, si trova lungo il Corridoio 5 di interesse europeo, ha un sistema di Forti senza pari in Europa se non a Roma, Parigi e Bucarest. Mestre autonoma sarà, quindi, una grande città, senza doversi identificare e camuffare con Venezia, con cui comincerà a collaborare su un piano paritario e solidale, non più parassitario. I cittadini di Mestre potranno liberarsi dagli oneri impositivi altissimi derivanti dall’appartenenza al Comune di Venezia (Tasi, Imu). In passato, i deterrenti principali all’autonomia di Mestre erano il timore di perdere i fondi della Legge Speciale, oggi spariti o concentrati nel Mose, e di non potersi più definire “veneziani”, mentre è ormai stabilito anche il futuro Comune di Mestre rimarrà all’interno della Città Metropolitana di Venezia. È offensivo ritenere i mestrini incapaci di autogovernarsi. Gli amministratori locali potranno dedicarsi a tempo pieno solo ad una delle due realtà urbane, favorendo l’identificazione, la partecipazione civica, il controllo sociale sugli eletti, soluzioni mirate dei problemi di Mestre, che va recuperata sul piano culturale, commerciale, sportivo, riparando gli scempi e i cosiddetti “buchi”, dal vecchio ospedale all’ex Scuola De Amicis”.

3) Alcuni dicono che “grande è bello”. “Qui sta l’equivoco: Mestre e Venezia avranno le giuste dimensioni, non saranno piccoli comuni. Secondo i dati del Ministero dell’Interno, i Comuni più grandi sono maggiormente soggetti a sprechi e corruzione, mentre quelli tra i 100.000 e i 250.000 abitanti non capoluoghi hanno i costi di gestione più bassi. È più facile celare errori e ruberie laddove le strutture amministrative sono dispersive e manca il controllo sociale. Scendendo sotto la soglia di 250.000 abitanti, inoltre, verranno abolite per legge le sei municipalità attuali, eliminando ben 96 poltrone, tra abolizione dei 128 consiglieri di municipalità e riduzione da 36 a 32 dei consiglieri e da 10 a 9 degli assessori di ciascun comune: ciò consentirà un risparmio automatico e per legge di 53.000 euro annui da subito (dati Ministero dell’Interno) e di oltre 6 milioni a regime (proiezione su dati Unioncamere)”.

4) Venezia ci perderebbe? “Al contrario, Venezia solo se autonoma potrà attuare una politica di ripopolamento, finora assente, attraendo nuovi residenti e fornendo una casa agli abitanti, specie giovani coppie, che volessero stabilirsi a Venezia. L’autonomia consentirà da subito di accedere a quei finanziamenti europei da cui oggi il Comune Unito è escluso. Inoltre, sarà il primo passo per ottenere in futuro uno Statuto speciale, sinora sempre negato a livello nazionale e comunitario a causa della presenza di una parte preponderante del comune in terraferma. Si potranno attrarre residenti e attività produttive utilizzando la leva fiscale, come insegnano molteplici esempi positivi in Europa. Il nuovo Comune rispetterà Venezia e la sua laguna, assicurandole uno sviluppo sostenibile e forme speciali e innovative di governance, adatte ad una città unica al mondo e che potrebbe essere sede delle più importanti istituzioni culturali italiane ed internazionali”.

5) La Città metropolitana è incompatibile con l’autonomia dei due Comuni? “No, basti pensare che la Città metropolitana di Venezia comprende già oggi 44 comuni, gran parte dei quali sotto i 10.000 abitanti. La stessa legge Delrio prevede la possibilità di elezione diretta del sindaco metropolitano solo se prima si scorpora il Comune capoluogo. Tutti coloro che nei precedenti referendum sostenevano il No (Cacciari, Bettin, Vigneri, Rubini, Costa), promettevano anche, una volta realizzata la città metropolitana, il via libera ad un Comune per Mestre: chi ripete vecchi argomenti senza tener conto della nuova normativa vigente o propone ricorsi al Tar a spese pubbliche con mere finalità dilatorie lo fa strumentalmente, ma gli elettori, che non sono stupidi e smemorati, capiranno il trucco. I tempi sono oggi maturi per valorizzare il capitale sociale locale di Mestre e di Venezia, non più considerate come terreno di conquista elettorale per una classe politica senza scrupoli, ma per rispettare le diverse e incompatibili esigenze delle due città”.

Filippo De Gaspari