Addio a Il Palco

Chiude un pezzo di storia di Mestre

Un fulmine a ciel sereno. Nessuno forse se lo sarebbe aspettato: “Il Palco” in piazzetta Cesare Battisti è in vendita. Nessun calo di clienti o crisi economica, solo, ormai, tanta rassegnazione. Dopo furti, infrazioni, danni, minacce, multe ingiustificate ora il titolare Stefano Ceolin alza bandiera bianca. «Ora non ce la faccio più – racconta il titolare 47enne de Il Palco – può essere anche un imprenditore cinese, magari pronto a riempire l’esercizio di slot machine». E pensare che il Palco era stato anche premiato per la lotta al gioco d’azzardo all’interno di bar e ristoranti.

Aveva rilanciato il locale, ne aveva fatto un centro di attrazione per ogni offerta culturale senza alcun colore politico, tra un aperitivo, una pizza o una tagliata. Stefano aveva provato a coinvolgere la città, i colleghi, i politici, in un progetto comune. «Lascio sia per motivi personali che per motivi oggettivi anche se il locale a livello commerciale va bene. In questa città è impossibile fare squadra, c’è una generalizzata pigrizia intellettuale e la proposta culturale interessa poco. Poi troppa gente mette il bastone fra le ruote a chi fa il mio mestiere».
Da ieri il Palco è in vendita. Stefano e sua moglie terranno aperto fino all’arrivo di un possibile acquirente mentre si leccano le ferite.

«A Mestre mancano le attrattive e manca la politica», continua Ceolin, «Personalmente sono stanco e preferisco mollare tutto. Ne ho subite tante e sono stufo». Peccato, perché Ceolin aveva prima trasformato il suo locale “13dici” ne “Il Palco”, ospitando incontri di ogni tipo e di qualsiasi ideologia, partecipando al Festival della Politica. Del locale di Stefano Ceolin, vista la vicinanza con il teatro Toniolo, sono diventati clienti personaggi come Alessandro Preziosi, Stefano Accorsi, Ornella Muti, Claudia Cardinale, Massimo Lopez, Silvio Orlando, Filippo Tini, Alessandro Haber, Moni Ovadia, Natalino Balasso, Mario Balotelli.«Dopo anche il premio, per questo dico provocatoriamente che chi viene dopo di me può anche riempire il locale di slot. Ma in questi anni l’entusiasmo è scemato per varie vicissitudini». Oltre 50 sanzioni, la multa di 1.400 euro per il possesso di un calcetto balilla senza gettoni ma non autorizzato e poi multe per quel “we are the champions”
dedicato alle ragazze della Reyer fresche vincitrici della Coppa Italia, e quella, a Capodanno 2015, per alcune bottiglie di vetro appoggiate all’esterno del locale ma provenienti in realtà dal teatro Toniolo.

«Una volta», ricorda Stefano, «Veritas voleva multarmi perché stavo pulendo l’aiuola di fronte al locale visto che non era compito mio. Ho ricevuto diverse minacce, hanno sporcato d’inchiostro l’insegna, hanno buttato le uova contro l’ingresso. In questo periodo ho subito anche due furti, ma non ho mai creduto che Mestre sia una città in degrado. Ha grandi potenzialità che non vengono sfruttate. E chi ci ha provato ha subìto grandi delusioni. Forse ha ragione chi punta sulle slot machine».

A.C.M.