Addio Election Day

Separazione, l'Avvocatura della Regione darà una risposta ufficiale. Ma la consultazione non si terrà ugualmente. Il Referendum non si vota il 22 ottobre

Ormai è certo. Addio election day. «Con ottime probabilità il 22 ottobre non ci sarà il referendum per Mestre e Venezia. Un vero peccato». Il messaggio su fondo rosso campeggia sul profilo Facebook dell’avvocato separatista Marco Sitran, che così certifica quello che la Regione ha da poco ufficialmente dichiarato mettendo nero su bianco se autorizzare o meno l’indizione del referendum per la separazione di Venezia e Mestre per il 22 ottobre, nello stesso giorno della chiamata alle urne (tutta politica) per chiedere ai veneti se vogliano o meno maggiore autonomia. Un prendere tempo per una decisione che però è già stata presa: si andrà ai seggi solo per parlare di Veneto.

Dopo un confronto tra il presidente Luca Zaia,  Ezio Zanon (alla guida dell’Avvocatura regionale) e Maurizio Gasparin, il dirigente che regge la macchina referendaria con davanti sul tavolo la “gerarchia delle fonti”: la Costituzione, la legge elettorale nazionale, ma soprattutto il parere negativo espresso dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, che considera il referendum in contrasto con la legge 56/2017, la normativa sulle Città metropolitane, che pone in capo allo Stato la «legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitana, poche erano (anzi zero) le soluzioni.

Gli stessi separatisti sanno che la scelta è già stata fatta: Palazzo Balbi non intende autorizzare un voto che può essere bocciato dal Tar, incappando poi nel rischio di un’indagine della Corte dei Conti. Contro il referendum separatista pende, infatti, il ricorso presentato dal sindaco Luigi Brugnaro a nome della Città metropolitana.

I promotori del quinto referendum separatista tra Venezia e Mestre – chiesto con 9 mila firme: considerano la partita tutt’altro che chiusa.«Certamente non ci sarà l’Election Day insieme al referendum veneto, anche se pure si sarebbero risparmiati soldi pubblici, ma la scusa non può essere quella del ricorso pendente al Tar: ricordo che anche contro il referendum voluto dal presidente Zaia è stato presentato un ricorso e i giudici non si sono ancora espressi. Eppure la data resta», sottolinea il portavoce dei separatisti mestrini, Cesare Peris, ricordando che è in calendario il 6 settembre l’ udienza per decidere se sospendere o meno il voto del 22 ottobre, come richiesto da Marcello Degni (coordinatore del “Gruppo 7 luglio”) e Dino Bertocco.

«C’è un impegno politico ben preciso della Lega per permettere ai cittadini di dire la loro separazione di Venezia e Mestre: vogliono togliere il diritto ai cittadini di esprimersi? Lo stesso sindaco Brugnaro aveva firmato un accordo pre elettorale in tal senso e ora l’ha stracciato, ma la Lega in Regione non può sottrarsi: risolvano i problemi di compatibilità con la legge sulla Città metropolitana. Vogliono far votare tutti i cittadini della provincia? Lo facciano, ma ci diano una data perché il popolo possa esprimersi liberamente». «Referendum solo rinviato», gli fa eco  il separatista veneziano Sitran. Arriverà prima il Tar.

C.C.