Al via a Trieste la “free zone”

Con un'operazione dell'Interporto che stima un iniziale centinaio di nuovi posti di lavoro

Sono passati solo otto giorni dalla firma da parte del Ministro Graziano Delrio di quello che è stato definito il “punto di svolta per il porto di Trieste”, ovvero il decreto che consente allo scalo giuliano di gestire con chiarezza i suoi punti franchi. Ebbene, ad una settimana da quella firma, è già stata definita un’operazione che, come sottolineato dalla presidente della regione Fvg Debora Serracchiani, “rappresenta la prima opportunità per attrarre imprese e sviluppare l’economia del territorio con cento nuovi posti di lavoro. Il tutto nell’unica area “free zone” di questo tipo in Europa”.

Si tratta della acquisizione da parte di Interporto di Trieste spa di un’area di proprietà della Warstila di 260 mila metri quadri con due capannoni, rispettivamente di 48 mila e 25 mila metri quadri. Una zona in cui vigerà il regime di punto franco, oltre che dotata di un collegamento ferroviario e autostradale funzionale, e quindi di grande attrattività per le imprese.

Come ha spiegato la presidente, infatti, “questa soluzione coniuga la possibilità di svolgere attività logistica e industriale e risolve anche la questione legata al rilancio della Wartsila, che mantiene il suo stabilimento principale, all’interno del quale verranno prodotti i nuovi motori ibridi a batteria, grazie alla linea dedicata alla ricerca e allo sviluppo avviata nell’ultimo anno con il sostegno della Regione.”

“Un’acquisizione felicemente avviata – ha puntualizzato il presidente dell’Interporto Giacomo Borruso – ma non ancora compiutamente conclusa, visto l’impegno finanziario non irrilevante. In prospettiva è chiaro che i grandi spazi scoperti e le sollecitazioni che arrivano dalle imprese potrebbero indurci a costruire un terzo capannone”.

Lo stesso Borruso ha annunciato che si sarebbe manifestato già l’interessamento di un’azienda veneta operante nella produzione di materiali ferrosi per uno dei due capannoni, con una stima di cento nuovi posti di lavoro per il territorio. In tal senso Borruso non ha escluso che anche con la stessa Wartsila non si possano realizzare operazioni analoghe.

In una visione allargata all’ambito regionale Debora Serracchiani ha ribadito che la svolta impressa dal decreto attuativo del Porto Franco “potrà generare un riflesso positivo sui poli intermodali di Cervignano e Pordenone, a cui si aggiunge la nuova piattaforma dell’agroalimentare del Triveneto di Udine.”
La presidente ha pure ricordato l’impegno di Friulia, uno dei soci di Interporto Trieste, nell’appoggiare l’Amministrazione regionale nella conduzione di questa operazione con la Wartsila.

Da parte sua il segretario generale dell’Autorità di Sistema portuale del Mare Adriatico Orientale, Mario Sommariva, ha ricordato il ruolo centrale della stessa Authority a seguito della firma del decreto attuativo, essendo il porto l’unico soggetto deputato alla gestione, all’organizzazione e allo spostamento dei punti franchi. In quest’ottica la visione è quella della creazione di una forte area retroportuale, alla stregua dei grandi scali del Nord Europa.

“Per questo – ha sottolineato Sommariva – è importante aver dimostrato ai potenziali investitori che siamo stati in grado di realizzare in tempi brevi il primo nucleo di attività collegato alla logistica e al manifatturiero”

In una sua analisi al riguardo, l’urbanista Maurizio Ionico, esperto in materia di trasporti oltre che amministratore unico della Ferrovia Udine – Cividale, ribadisce che “la free zone, quale primo esito del riconoscimento del punto franco, rappresenta un’opportunità per l’intera Regione poiché favorisce l’attrattivita’ di imprese, considerato il regime fiscale favorevole, e stimola le attività dei trasporti e della logistica.”

Evidenzia il fatto che “si inserisce in un contesto dinamico delle alleanze di traffico internazionali con la robusta presenza a Trieste del secondo operatore marittimo globale, ovvero MSC, nel molo VII e di due importanti operatori turchi, quali Ekol e Un-RoRo, in molo VI e V.”

“Maggiori traffici, non solo di container, e la necessità di gestire un ciclo logistica più complesso – aggiunge Ionico – comporta l’ottimizzazione dei Interporti dislocati sul territorio, ad esempio Cervignano del Friuli, e lo sviluppo dei servizi, con riflessi diretti sull’occupazione e sulla formazione di nuovi profili professionali.”

Ionico sottolinea peraltro che per sostenere questa fase virtuosa quasi automaticamente viene richiesta l’accelerazione degli investimenti previsti in ferrovia (79 mln a Ts, 50 a Ud, 300 sulla Ts-Ve) e il miglioramento dell’ organizzazione delle attività (tipo le manovre ferroviarie e la logistica territoriale).

” Si afferma – rimarca l’urbanista udinese – la concezione del porto-Regione quale strumento in grado di sostenere la centralità strategica del Friuli Venezia Giulia, utile alla manifattura votata all’export e capace di intercettare i flussi che attraversano il Mediterraneo e che si generano lungo la direttrice nord – sud (corridoio 1 Baltico-Adriatico)”.

Lucio Leonardelli