Alternanza scuola lavoro, il Basso Piave e Jesolo ai primi posti in Italia

SAN DONA’ – Il tema è stato affrontato nel dibattito all’istituto tecnico Vito Volterra di San Donà di Piave con oltre 400 ragazzi e molti insegnanti per discutere di alternanza scuola lavoro. Un progetto della formazione, ora elemento strutturale dell’offerta formativa nel “sistema educativo” e obbligo nazionale. La Regione del Veneto grazie al lavoro dell’assessore Elena Donazzan, lo ha sperimentato già dal 2003, accumulando in questi anni molta esperienza e rendendolo sempre più efficiente e personalizzato per lo studente così da evitare il più possibile quei casi in cui diventa solo un obbligo senza una forte utilità. Un esempio è l’istituto tecnico per il turismo di Jesolo (Its), primo in Italia per l’assunzione di giovani dopo gli studi.

“Circa 22 mila aziende in Veneto hanno inserito quest’anno degli studenti in alternanza e come Veneto siamo la seconda regione d’Italia, dopo la Lombardia”, spiega il vice governatore del Veneto Gianluca Forcolin, “ a dare applicazione a questa opportunità di orientamento, formazione e crescita umana. Il contributo dato dal progetto in questi anni, ha contribuito allo sviluppo del modello produttivo del Veneto, le mitiche imprese del nord-est, creando un rapporto diretto tra le aule laboratorio e il mondo del lavoro. L’alternanza scuola lavoro è fondamentale anche per un buon orientamento, per ridurre il gap tra scuola e lavoro, ma anche per fornire agli studenti quelle che vengono definite come le soft skills, cioè quei dettagli formativi su cosa significa lavorare assieme ad altre persone, il rispetto degli orari. “Il convengo è stata l’occasione”, aggiunge, “per rispondere anche ad alcune domande e perplessità che hanno posto i ragazzi su varie tematiche legate all’attività regionale, al futuro, all’impresa e in particolare alla questione dell’autonomia del Veneto. Ricordo che tra le 23 competenze che il Presidente Luca Zaia chiederà al Governo, così come indicato dal progetto di legge presentato in Regione, c’è anche l’istruzione.

Maggiore autonomia, significherà poter gestire la scuola dell’infanzia 0-6, la scuola primaria “elementari”, la scuola secondaria di primo e di secondo grado con il passaggio di ogni attività collegata – programmazione, personale, alternanza, edilizia scolastica. “Un’esperienza che ripeteremo nei prossimi mesi”, conclude, “focalizzando ancor di più sui temi che oggi hanno riscosso maggior successo e quindi finanziamenti, start-up, nuove tecnologie”.

Giovanni Cagnassi