Anche Salvini dice la sua sul Referendum Veneto

Campodarsego – Una visita annunciata. Una di quelle che il leader leghista spesso fa per venire a trovare il suo braccio destro Luca Zaia. Questa volta nel padovano dove non si è tirato indietro interrogato sul discorso referendario. «Io voglio cambiare il Veneto, la Sicilia, l’Italia intera nel nome del buongoverno, dell’onestà, del lavoro, della sicurezza. E quindi il referendum del 22 ottobre è importante quanto liberare i siciliani dall’immigrazione e dal disastro del Pd. Poi sarà fondamentale vincere le elezioni politiche quando Renzi si degnerà di farci votare, io sono pronto, noi siamo pronti».

Parola di Matteo Salvini. Lontani i tempi di “Prima il Nord” e della secessione bossiana: «Sono orgoglioso dei nostri 300 sindaci in tutto il Nord. Ma sono felice anche di aver eletto i primi sindaci in Toscana, in Umbria, nelle Marche, nel Lazio e i consiglieri comunali in Puglia, in Sicilia. L’Italia è bella, diversa, lunga. Voglio che rimaniamo insieme nel nome dell’autonomia, dell’identità, del federalismo, anche per opporci ai diktat europei che ci stanno massacrando».

Chi prevede che il Nord del simbolo leghista sarà abbandonato a Pontida, il 17 settembre, si sbaglia: «Al raduno si parlerà di autonomia, lavoro, tasse, immigrazione. Del futuro, di bambini, io voglio tornare a riempire le culle, io voglio che i veneti e tutti gli italiani tornino a scommettere sul domani, a fare dei figli. Non abbiamo avuto cosi tanti consensi, la gente ha capito che la battaglia della Lega per l’autonomia e il federalismo sono decisive per tutto il Paese, non solo per veneti e lombardi. Lo dimostra il sondaggio Swg che mi hanno girato: danno la Lega al 15,3%, è il massimo storico».

Quanto all’immigrazione, Salvini contesta Minniti: «Non è vero che arrivano meno profughi. Intanto ne sono sbarcati altri 600, dopo 4 anni fanno in ritardo e male quello che la Lega chiede da sempre. Ma quando lo dicevamo noi, eravamo razzisti». Adesso, però, la priorità assoluta sono i referendum per l’autonomia promossi da Luca Zaia e Roberto Maroni: «Finalmente 15 milioni di veneti e lombardi avranno l’occasione di chiedere poteri e risorse, di avere avere voce in capitolo sull’immigrazione, libertà di scelta sulla sanità, sui vaccini, sulla scuola, sull’educazione dei figli, di poter spendere i soldi per le infrastrutture e le ferrovie, ferme da troppo tempo».

Poi la stoccata a chi osteggia la legge regionale che impone di di esporre l bandiera di San Marco negli edifici pubblici: «Non vedo quale danno possa arrecare un simbolo di storia di libertà, di lavoro, di sacrificio, di fatica, di orgogli. Da milanese, dico: viva il Leon». E i leghisti padovani che vengono alle mani a Santa Giustina? «Beh, dico loro di chiarirsi prima in sezione e di uscire poi con il sorriso sulle labbra».

Giuliana Lucca