Anche il Times contro Brugnaro

Conto da 526 euro, il sindaco aveva definito «pezzenti» tre turisti inglesi . Cipriani: «È il suo carattere»

Volata da Paese a Paese sempre più ricca di dettagli culinari e offese a fronte di uno scontrino fiscale da oltre 500 euro che ha fatto indignare tre turisti inglesi, cazziati anche dallo stesso Brugnaro (al quale si erano rivolti) che invece ha subito preso le difese del ristoratore un tantino esoso. La notizia è di quelle circolari, senza via d’uscita, in cui tutti sentono di aver subìto un torto, e quindi in cui nessuno chiede scusa, o alza il telefono, o fa un tweet di cessata belligeranza, o una qualunque cosa che possa sciogliere il groppo di questa piccola storia che in Gran Bretagna è diventata un caso.

Dopo il Telegraph, che ha subito tirato fuori altre uscite – diciamo – colorite di Brugnaro, è intervento il Times che, senza giri di parole, e senza dubbio alcuno su dove stia la ragione, titola «Il sindaco di Venezia prende in giro i turisti che erano stati imbrogliati dai camerieri». Il Sun si è invece soffermato sull’uso di quell’aggettivo – «pezzenti» – che il sindaco ha usato con disinvoltura, un po’ come quando Briatore si stupì che si potesse vivere con 1.200 euro al mese. Pezzenti in senso ampio del termine: perché non avevano capito i prezzi del menù, perché non parlavano l’italiano, perché hanno mangiato ostriche e aragoste come se fossero digiuni da un mese, perché non sapevano il pregio di quello mettevano sotto i denti, perché poi si sono lamentati del conto e perché non hanno nemmeno lasciato un euro di mancia. Soprattutto pezzenti per via della mancia mancata.Quel che al di là della Manica sta facendo scalpore, in laguna è dibattito tra calli.

«La cosa che ha detto Brugnaro fa parte del suo carattere, è stata una reazione sanguigna, che attiene alla sua personalità – dice Arrigo Cipriani – Per quanto riguarda invece i prezzi, quelli erano scritti nel menù, e quindi bastava guardare con un po’ d’attenzione. Se avessero mangiato all’Harry’s bar ostriche e astice, che peraltro non tengo, avrebbero di sicuramente pagato di più, così come avrebbero pagato di più se avessero ordinato gli stessi piatti in un ristorante di Parigi».

Dopo i tuffi in Canal Grande, le nuotate nei canali, il sesso etero all’imbarcadero di Rialto, i due gay nudi avvinghiati sul pontiletto dell’hotel Gritti; dopo un’estate in cui Venezia ha offerto al mondo il peggio di sè, tre astici e venti ostriche a 526 euro nel ristorante Casanova dietro Piazza San Marco sembrano tutto sommato un male minore.A Venezia continueranno ad arrivare 28 milioni di turisti all’anno, forse anche trenta, qualcuno si spoglierà in fondamenta, qualcun altro fornicherà in calle, per uno multato cento la faranno franca, altri usciranno spennati da qualche osteria o nauseati da pizze di plastica, ma niente fermerà il gran banchetto Venezia.

A.C.M.