In archivio la Fiera di San Matteo, polemiche sulla sicurezza

Conclusa l'edizione più blindata di sempre: barriere ai varchi e vigilanza privata, ma senz'armi

MIRANO. Cala il sipario sulla Fiera di San Matteo, la più blindata di sempre, a causa delle nuove disposizioni in materia di sicurezza, dopo gli attentati terroristici in Europa e gli incidenti di piazza San Carlo a Torino.

Il bilancio delle presenze ha purtroppo risentito del maltempo, con metà fiera trascorsa sotto la pioggia. Il resto sono state le solite polemiche per le strade chiuse e il gran traffico, come spesso accade in questo periodo, arrivate in concomitanza con l’inizio delle scuole. Così anche quest’anno non sono mancate code, rallentamenti, con la solita cronica carenza di parcheggi e le lamentele dei residenti.

Ma quest’anno a tener banco è stata soprattutto la discussione sulle nuove norme di sicurezza della fiera. Per ottemperare alla recente circolare della Prefettura in questo ambito, il Comune ha fatto redigere un piano apposito, applicato alla lettera, che ha previsto tra le altre cose il posizionamento di barriere in cemento nei dieci varchi d’accesso all’area divertimenti, la presenza di vigilanza agli ingressi e l’istituzione di un apposito corpo di sorveglianza composto da una trentina di addetti che hanno vigilato su tutta l’area della fiera, con compiti di controllo, prevenzione di potenziali situazioni di rischio (per esempio assembramenti troppo caotici) e fornire aiuto e indicazioni ai cittadini.

Il gruppo è stato formato da dieci professionisti del settore sicurezza e da volontari specificamente addestrati per i grandi eventi (prevenzione degli incendi, primo soccorso e altre competenze) provenienti da numerose associazioni del nostro territorio: il gruppo promotore della sagra di Zianigo, la Protezione civile di Scorzè, il gruppo organizzativo della Festa dell’agricoltura e del Summer Festival.

Non sono mancate le polemiche, anche perchè il Comune ha dichiarato di aver speso 8 mila euro per questo supplemento di sicurezza, seppur imposto: «Ma nel caso un camion di terroristi avesse voluto sfondare i varchi, i vigili come lo avrebbero fermato? Con la paletta?», si è chiesto il consigliere comunale di Spinea, agente di polizia e sindacalista Ugl Mauro Armelao, «va bene le disposizioni della prefettura, ma i sindaci devono cambiare mentalità e capire che le esigenze e i rischi sono cambiati. C’è la necessità di armare la polizia locale e queste situazioni lo confermano una volta di più».

Ma per la sindaca Maria Rosa Pavanello: «Non bisogna fare confusione tra safety e security: il piano non prevede la vigilanza armata, è stato redatto da un professionista del settore che si è assunto tutte le responsabilità del caso e che ha applicato alla lettera le norme previste dalle ultime disposizioni in materia. I vigilantes privati non erano armati semplicemente perchè non è richiesto e gli agenti di polizia locale non facevano parte del piano di sicurezza e c’erano come gli anni scorsi».

Filippo De Gaspari