Artigiani, 450 aziende in meno in 8 anni

I dati della crisi nel Miranese: un migliaio di lavoratori in meno dal 2008

Oltre 450 imprese artigiane in meno dal 2008 al 2016: nel periodo pre-crisi erano più di 3.450, oggi non si arriva nemmeno a 3.000. La conseguenza è la perdita del posto di lavoro per un migliaio di lavoratori. Le statistiche dell’associazione Artigiani del Miranese fotografano un contesto decisamente negativo e i segnali arrivati in questi primi mesi del 2017 parlano di una ripresa ancora molto lontana.

«Nei sette Comuni del Miranese la crisi ha battuto forte e abbiamo assistito ad una vera débacle», evidenzia il presidente Guido Codato, «Poco meno di un decennio di crisi ha decimato le attività artigianali del Miranese, il settore legato alle costruzioni è senza dubbio il più colpito. Centinaia di imprese di questo comparto hanno chiuso i battenti con riflessi occupazionali considerevoli: conteggiando titolari, soci, dipendenti e collaboratori la nostra stima dice che oltre mille lavoratori si sono trovati a piedi. E a preoccupare è soprattutto il fatto che non abbiamo segnali di una ripresa, ma anzi di una ulteriore diminuzione».

Dal 2012 al 2016 si è registrato un calo medio annuale del 2%. Esempi indicativi del trend negativo sono quelli di Mirano e Scorzé: in questi comuni nel 2008 si contavano oltre 600 unità artigianali, oggi Mirano non supera le 540 e Scorzé è sceso a circa 500. Il comune di Noale nel 2008 contava 400 imprese e oggi non arriva a 350, mentre Santa Maria Sala ha registrato un picco massimo nel 2009 con quasi 500 imprese ma oggi non arriva nemmeno a 420. Per quanto riguarda Martellago il picco massimo è stato sempre nel 2009 con 540 imprese, ma adesso se ne contano meno di 460. A Spinea le imprese artigianali nel 2009 erano 470, oggi il dato si ferma a circa 400. Anche a Salzano, infine, il calo è evidente: nel 2009 le unità artigianali erano 370 mentre oggi sono meno di 320.

Il segretario Damiano Dori snocciola cause e criticità: «Il problema è che si sono ridotte al lumicino le nuove iniziative imprenditoriali. Molte delle nuove attività che nascono sono tentativi improvvisati senza solide basi economiche e produttive, configurandosi come alternative precarie al lavoro dipendente. Lo Stato in ogni caso certamente non aiuta, vista la tassazione disincentivante e vista la totale assenza di semplificazioni dal punto di vista burocratico. Per molte attività sono richiesti vincoli e requisiti troppo stringenti che non tengono minimamente conto delle attuali situazioni di difficoltà. Avanti di questo passo sempre più attività continueranno a chiudere e per quanto riguarda alcune tipologie, come quelle dei settori impiantistica o riparazione di automezzi, rischiamo davvero rimanere senza».

Filippo De Gaspari