Autonomia del Veneto: cosa significa?”

Intanto Venetian Ambassadors dona oltre € 1.200,00 a una delle vittime del crack delle banche venete

Il prossimo 22 ottobre i veneti andranno alle urne per rispondere ad un quesito semplice nella formulazione, ma pieno di significato: “Vuoi che alla regione Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni di autonomia?”. Un tema complesso, che interesserà anche i cittadini della Lombardia, oggetto di un referendum consuntivo che se può accomunare gli animi che contraddistinguono il Veneto storicamente aperto al resto del mondo ma anche molto orgoglioso del suo stesso essere, non manca i dividere i partiti. Ma si sa, quando il cittadino può decidere direttamente, la politica bene o male deve abbozzare. Il Veneto deve essere più autonomo, nel senso di avere dal governo nazionale mani più libere su un nutrito numero di competenze, ora in capo a Roma, oppure deve restare periferia dell’impero e chiedere il permesso in carta da bollo per esprimere il proprio parere e le proprie esigenze e gestirle direttamente?

Di questo si è parlato a Verona durante un confronto pubblico con esponenti politici e imprenditoriali, organizzato da Venetian Ambassadors, una onluss con sede a Londra, presieduta dallo psichiatra veronese Giovanni Dalla Valle, e che si occupa dell’immagine, della storia e dei diritti civili (autodeterminazione del popoli compresa) dei veneti nel mondo. “Abbiamo 40 sedi sparse nel mondo – ha spiegato Dalla Valle – con nostri altrettanti ambasciatori della cultura, dell’impresa, della solidarietà ovviamente veneti. Dagli Usa a Taiwan, dal Giappone alla Nuova Zelanda. Residente all’estero ma con nel cuore, sempre, il Veneto”. Tutti con alla base la solidarietà. E non a caso, la serata è stata l’occasione per raccogliere fondi da destinare alla associazione don Torta, il sacerdote paladino di quanti, correntisti e soci, sono stati “spogliati” dal crack delle popolari venete.

A ricevere oltre i 1,200 euro raccolti Laura Biasio una giovane orfana di padre e con la madre sofferente per una complessa malattia, una delle tante famiglie “vittime” del crack di Popolare di Vicenza e Veneto Banca.  Giovanni Dalla Valle: “Questo è l’ethos della Repubblica Serenissima”. Patrizio Miotello, responsabile dell’associazione vittime di Ezzelino da Onara: “Questa è la risposta che lo Stato non ha dato ad una tragedia umana”. Arrivando al dibattito politico, le polveri le ha accese Ciro Maschio, presidente del consiglio comunale di Verona: “La nostra amministrazione è interessata al tema del referendum, senza una posizione definita. Ma c’è un largo consenso affinché la Regione possa ottenere maggiore autonomia, ma sempre nell’ambito dell’unità nazionale”. Senza fughe in avanti, precisa Maschio, “come magari qualcuno auspicherebbe, piuttosto una riforma costituzionale che porti il Veneto ad una forma di specialità come Friuli e Trentino”.

Evidente le diverse posizioni di parte: chi vuole un sì pieno al referendum, chi dice sì ma in forma critica per evitare di lasciare la bandiera dell’autonomia in mano alla Lega, chi dice no quindi perché tutto rimanga come sta, chi invece tifa per l’astensione sempre per motivi politico-ideologici. Divergenze profonde che hanno spaccato il Partito Democratico, controparte del centrodestra a trazione Lega compatto per il sì come conferma Roberto Ciambetti, il leghista presidente del Consiglio regionale del Veneto: “La voglia di autonomia della nostra regione viene da lontano, dai primi anni Novanta, poi nel decennio Duemila fino a oggi, con un risultato oggi concreto: un referendum, concesso per la prima volta ad una regione”. E sia chiaro, “è un referendum di tutti non della Lega”. Ciambetti scopre dei dati raccolti alcuni giorni fa: in Veneto c’è una propensione al voto del 90%.. Immancabile il battibecco con chi predica l’astensione.

Attacca Stefano Poggi, guida dei comitati che vogliono boicottare la consultazione: “Ma dove eravate, caro Ciambetti, quando le nostre popolari sono saltate? State spendendo 14 milioni per una cosa inutile”. Ciambetti: “Se avessimo potuto fare, avremmo fatto meglio di Bankitalia. E poi la democrazia va garantita anche con un referendum”. Un “soccorso” viene da Simonetta Rubinato, deputata del Pd, che fin dall’inizio si è schierata per il sì pieno:  “Inaccettabile e pericoloso che le politica sponsorizzi l’astensione”. E stata lei nella legge finanziaria del 2014 a promuovere un emendamento approvato dall’aula di Montecitorio per dare corso a quanto previsto dalla Costituzione riformata nel 2001: la possibilità delle regioni di trattare con lo Stato più autonomia su alcune materie. Questa è “una battaglia” anche per il  Veneto – attacca la Rubinato – Se il mio partito (contrario a prescindere alla consultazione popolare in Veneto, ndr.) non capisce che il referendum è dei veneti e per i veneti, alle prossime elezioni regionali…” A buon intenditore poche parole.

Ed è su questo aspetto che insiste Jacopo Berti, capogruppo in consiglio regionale di Cinquestelle. “E’ l’ultima occasione perché il grido di disperazione che sale dal Veneto giunga a segno, i veneti vogliono cambiare la propria identità iniziando dall’articolo 118 della Costituzione, quello che regola il principio della sussidiarietà, dove il cittadino deve fare riferimento all’istituzione più vicina, Questo è un momento alto di democrazia”. E se andasse male? “Non potremo più lamentarci”. Sciabole sfoderate.

 

 

 

Ci pensa anche Roberto Agirmo di Indipendenza Noi Veneto-Grande Nord: “Un referendum per riconoscersi, contarci ed avere più forza per il futuro. Nessun dubbio sul sì all’autonomia, vogliamo dare beneficio di inventario alla Regione ed aspettiamo con ansia di vedere il governatore Luca Zaia a battere i pugni sui tavoli romani subito, dal giorno dopo il voto”. La parola d’ordine è autonomia. Un concetto studiato anche in Gran Bretagna, grazie alla cattedra universitaria del professor David Laven che insegna Storia del Veneto. E ricorda come la “Serenissima aveva un grande rispetto per le popolazioni che governava” come a dire che un referendum su un tema come l’autonomia non fa male a nessuno. Soprattutto perché il bello dell’Italia sta “proprio nella diversità di chi la abita”. Italia unita, Italia federale comunque sia “essere italiano vuol dire avere identità veneta, lombarda, piemontese…”. E questo spirito di identità che volge alla solidarietà e che va oltre la politica e le ideologie ieri ha dato prova del gran cuore dei Veneti.

N.S.